SIMON SCARROW.
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LA BATTAGLIA DEI DUE REGNI.
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Ciclo: Revolution 1.
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Parte 2.
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Titolo originale: Young bloods. 2006. Revolution Series.
Traduzione di: Rosa Prencipe e Roberto Lanzi.
2017. Newton Compton, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
          Fondazione Ezio Galiano onlus
             http:\\www.galiano.it
      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Versione digitale fornita da: Amedeo Marchini.
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Capitolo 32.
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Meath?. Napoleone parve confuso.
 in Irlanda, signore.
Ah, adesso penso di comprendere la vostra sensibilit nei confronti delle mie origini.
Napoleone sorrise cordialmente. Dovete soffrire anche voi la stessa altezzosa superiorit da parte dei
continentali.
Il cadetto si irrigid e inclin leggermente la testa da un lato.  un loro errore. Un giorno
vedranno.
Napoleone rise e diede una manata sulla spalla dellaltro. Siete uno spirito affine. Buon per
voi.
Il cadetto abbass lo sguardo sulla mano di Napoleone con una fugace espressione di disgusto
per linusitata familiarit dellufficiale di artiglieria; poi ricompose la sua espressione e annu. Vi
ringrazio, signore.
Stando vicino a loro, Alexandre non pot fare a meno di essere divertito dal contrasto delle loro
figure. Il suo amico Napoleone era basso e magrolino, con i lunghi capelli scuri legati indietro che
scoprivano la fronte ampia. I suoi occhi erano limpidi e sensuali e le labbra avevano un leggero
broncio. Il cadetto, invece, era alto e con la carnagione chiara; aveva i capelli castano chiaro, penetranti
occhi azzurri, un lungo naso e sottili labbra inespressive. La sua pelle aveva un malsano pallore.
Eppure cera una consapevolezza in entrambi che indicava un fiero orgoglio.
Linglese indic delle sedie disposte a ciascun lato della finestra pi vicina. Ci sediamo?.
Andarono a sedersi e Wesley torn a interessarsi ai due ufficiali di artiglieria. Mi incuriosisce
la natura della vostra discussione riguardo le nostre lezioni di scherma.
Alexandre scocc una rapida occhiata ammonitrice allamico ma Napoleone lo ignor,
totalmente concentrato sul cadetto seduto di fronte a lui. Si protese in avanti. Ditemi, che valore hanno
le lezioni di scherma? Secondo voi.
Il giovane inglese guard nel cortile in basso e serr le labbra pensieroso prima di rispondere.
Sviluppano prontezza di riflessi, portamento e concentrazione. E nelle questioni donore, la scherma
potrebbe salvarvi la vita.
E non c altro?
Certo che c, signore!, rispose allistante Wesley.  parte essenziale delladdestramento per
diventare un gentiluomo e un ufficiale.
Napoleone sorrise. In questordine?
Signore?
Avete detto un gentiluomo e un ufficiale.
S, ammise Wesley. Ovviamente intendevo un ufficiale e un gentiluomo, in questordine.
Napoleone alz una mano. No. Avete detto bene la prima volta.  quello il problema. Gli
ufficiali dovrebbero passare il tempo a studiare la scienza della guerra e come applicarla sul campo. Sul
campo di battaglia non c posto per i duelli.
O per i gentiluomini?, replic Wesley.
Napoleone fece spallucce. La guerra non  una faccenda da gentiluomini.
Wesley non era daccordo. Al contrario, signore, la guerra  necessariamente una faccenda da
gentiluomini, altrimenti non  che semplice barbarie. Senza la guida e lesempio dei gentiluomini, le
truppe comuni non sono che una folla armata. E come tale costituirebbero una minaccia allordine
costituito. Per questo motivo, laristocrazia  lunico garante dellordine dentro e fuori il campo di
battaglia.
Oh, davvero? Ditemi, cadetto, perch pensate che gli aristocratici siano detentori di questa
esclusiva?
Perch sono nati e cresciuti per stare al comando, signore.  palese. Ce labbiamo nel sangue.
Ce labbiamo nel sangue da secoli. Si pu addestrare una scimmia perch diventi un soldato, signore,
ma solo un aristocratico nasce con le qualit necessarie a guidare il volgo.
Alexandre fece un brusco respiro e attese lesplosione dellamico. Ma Napoleone rimase
immobile per un momento e poi un sorriso di ghiaccio gli incresp le labbra. Tesi interessante,
signore. Ma penso che trovereste tanto talento e capacit tra coloro che vivono al di l delle mura di
questa accademia. Nessuna di queste persone ha una sola goccia di sangue aristocratico nelle vene.
Pretendono il giusto riconoscimento. Esigono un cambiamento. Lo si percepisce nelle strade di ogni
citt. Sospetto che avranno la loro rivalsa e quel giorno arriver presto.
Wesley lo guard fisso mentre replicava. Quando verr, allora sar linizio della fine del
mondo civile, signore. Tali uomini si metteranno a capo della folla. Hanno poco a cuore lordine e il
valore della tradizione. Non hanno che pura e semplice ambizione.
E capacit. Non dimentichiamolo. Non esiterei a vivere in un mondo governato da uomini che
si sono guadagnati il comando per merito piuttosto che in un mondo dove la presunzione di comando
dipende dal letto in cui si  nati.
Le sue parole furono accolte da un freddo silenzio e Alexandre temette che il confronto potesse
guastare latmosfera della giornata se non fosse intervenuto in fretta. Gli altri stavano gi guardando
nella loro direzione. Sarebbe stato intollerabile se quei due sciocchi avessero compromesso i rapporti
tra gli ufficiali di artiglieria e i cadetti. Gli venne unidea.
State praticamente dicendo la stessa cosa.
Napoleone e Wesley si voltarono a guardarlo sorpresi e Alexandre si arrovell per fornire
unargomentazione che placasse entrambi.
A me sembra che tutti e due avvertiate il bisogno di un comando di sorta sulla gente comune.
Che sia determinato da nascita e origini o da capacit innata,  in ogni caso una forma di aristocrazia. Il
destino della gente comune non cambier nel lungo termine, Napoleone, anche se i tuoi meritocratici
sostituiscono gli aristocratici. Se sentono che  giunto il loro momento, non faranno che imporre il
controllo con la violenza e le masse moriranno al servizio di entrambe le fazioni prima che la questione
sia risolta. E tutto sar come prima.
Napoleone si accigli. E dunque?
E dunque lunico corso dazione tra le due posizioni  adeguarsi luna allaltra. Per il bene del
popolo.
Capisco. Quindi coloro che la natura ha dotato di qualit superiori devono nutrirsi delle
briciole che cadono dal tavolo di uomini che il destino cieco ha messo in posizione di potere?.
Napoleone scosse la testa sdegnato mentre Wesley si mostrava concorde.
Vanno assolutamente premiati, disse linglese, purch sappiano stare al loro posto e non
cerchino di cambiare le cose. Mio Dio! Immaginate una nazione guidata da una pletora di
intellettuali?.
Napoleone gli scocc unocchiata maliziosa. Mi sembra di capire che non siate mai stato uno
studioso eccelso.
Ebbene, signore, arross Wesley, no. Ma un uomo si valuta in base a tante altre cose.
Senzaltro, replic Napoleone. E non c niente di tanto irrilevante quanto le sue origini.
Wesley si sporse in avanti sulla sedia, ritraendo i piedi pronto ad alzarsi. In quel momento, la
voce di Fitzroy tuon dallaltro lato della stanza.
Signori! Vogliate alzarvi per il direttore e sua moglie.
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Capitolo 33.
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Gli ufficiali di artiglieria e i cadetti scattarono in piedi e si misero sullattenti mentre il direttore
dellaccademia entrava nella stanza con la moglie sottobraccio. Madame de Pignerolle adesso
indossava un abito di seta cremisi con ricami dargento, si era incipriata il viso e portava una parrucca.
Da lontano, Napoleone vide che dimostrava met degli anni rispetto a quando li aveva fatti accomodare
nella sala. Suo marito era in alta uniforme da colonnello, il suo ultimo grado nellesercito prima di
assumere la direzione dellaccademia. Avanzarono verso il centro della stanza come una coppia di reali
e poi il direttore agit una mano rivolto ai giovani che aveva invitato.
Riposo, signori, vi prego.
Gli ospiti rilassarono la postura ma rimasero in silenzio nellattesa che il direttore continuasse a
parlare. Napoleone vide che era anziano, con la faccia rugosa e gli occhiali sotto la curata parrucca
incipriata. Ciononostante, sotto luniforme aveva un fisico possente e si muoveva con unagile
sicurezza derivante da buona salute, attivit fisica e lignaggio. Luomo fece un respiro ed esord:
Spero che i nostri ospiti del reggimento di artiglieria abbiano ricevuto un buon trattamento.
Napoleone e gli altri annuirono con educazione.
Bene!  sempre un piacere per me e mia moglie invitare dei professionisti alle piccole feste
che teniamo qui di tanto in tanto. Sono certo che, malgrado la vostra et e il rango subalterno, avrete
gi utili esperienze da trasmettere ai nostri giovani gentiluomini. In cambio, spero che apprezziate la
possibilit di fare la conoscenza di uomini che presto torneranno nei rispettivi Paesi per intraprendere la
carriera militare. Condividete tutti una nobile professione e, sebbene il suo obiettivo ultimo sia la
competenza su un campo di battaglia, questoggi ci incontriamo da amici, una compagnia
internazionale di gentiluomini. Spero che i buoni rapporti instaurati qui possano nel loro piccolo
garantire in futuro la pace tra tutte le nostre nazioni. Ora, sorrise il direttore, sono certo che non
abbiate alcun desiderio di sentir blaterare un vecchio per il resto della giornata.
Una risata si lev dai ranghi dei cadetti e gli ufficiali di artiglieria, incerti su come reagire a quel
momento di leggerezza, sorrisero educatamente prima che monsieur de Pignerolle continuasse.
Vogliate essere cos gentili da seguirmi nella sala da pranzo.
Il direttore li condusse verso una doppia porta in fondo alla stanza. Non aveva stipite e poteva
confondersi con il muro se non fosse stato per un paio di discrete maniglie e i due valletti, che con
discrezione lavevano raggiunta e adesso stavano sullattenti a ciascun lato. Allavvicinarsi del
direttore, aprirono piano la doppia porta. Dallaltro lato, Napoleone vide unaltra sala, pi piccola e con
il pavimento di legno intarsiato. Un tavolo imbandito si estendeva lungo tutta la stanza e contro una
parete erano schierati una dozzina di camerieri. Il direttore fece accomodare la moglie a unestremit
del tavolo e, a grandi passi, and a prendere posto allaltro capotavola. In un lato della stanza, cera un
pianoforte.
Napoleone e gli altri cercarono il rispettivo segnaposto e poi rimasero in piedi dietro le sedie. Il
direttore attese che tutti fossero in posizione.
Prego, sedete.
Si scaten una cacofonia di sedie che grattavano sul pavimento quando gli ospiti presero posto.
Subito i camerieri vennero avanti, presero i tovaglioli dal tavolo e li sistemarono sul grembo dei
giovani signori. Dando unocchiata ai segnaposti vicini, Napoleone vide che era seduto tra un cadetto
prussiano e uno inglese. Di fronte, cera un altro inglese e gli altri ufficiali di artiglieria erano stati
disposti lungo il tavolo in modo che non potessero conversare tra loro. Essere isolato dai compagni
mise in agitazione Napoleone e, quando la cena ebbe inizio, scopr di aver perso lappetito e spost
gran parte del cibo da una parte del piatto. Il francese del prussiano era quasi incomprensibile e tutto
ci che Napoleone riusc a capire fu che era un accanito sostenitore della sciabola come arma da duello.
Il resto fu un astruso fiume di vocali e consonanti distorte. Gli inglesi prestarono scarsa attenzione a
Napoleone e passarono il tempo chiacchierando nella loro lingua. Questo gli diede modo di osservare
furtivo gli altri commensali e il suo sguardo si pos su Wesley. Linglese era seduto alla destra di
madame de Pignerolle e si capiva che era uno dei suoi favoriti. La donna rideva allegramente alle sue
battute e assumeva unespressione concentrata se Wesley si lanciava in una discussione pi profonda.
Quando fuori dalle lunghe finestre cal la sera, la cena giunse al termine. I camerieri
sparecchiarono la tavola e, usando lunghe candele, accesero quelle dei lampadari in alto. Poi portarono
decanter di brandy e raffinati calici di cristallo e si ritirarono di nuovo in un angolo della stanza. Una
volta che tutti i bicchieri furono riempiti, madame de Pignerolle si alz dal suo posto.
Signori, se posso avere la vostra attenzione.
Il vociare si spense allistante.
Vi ringrazio. Spero vogliate concedermi la vostra gentile attenzione per linizio
dellintrattenimento di questa sera.
Detto questo, madame de Pignerolle and a sedersi al pianoforte. Lo spartito era gi davanti a
lei e, dopo aver regolato la posizione dei piedi sui pedali, si volt a guardare verso il tavolo.
Arthur, volete unirvi a me?.
Wesley sorrise, si alz allistante dalla sua sedia e la raggiunse a grandi passi. Si chin dietro al
pianoforte e riapparve con un violino. Napoleone cap che era stato tutto quanto organizzato con cura in
anticipo dalla loro ospite e dal suo favorito. Il cadetto si infil il violino sotto il mento, tir su il collo e
mise in posizione larchetto. Madame de Pignerolle annu tre volte e cominciarono a suonare un
minuetto.
Napoleone ne fu subito rapito. Tutta lostilit provata fino ad allora nei confronti dellinglese
svan allistante. La gamma di suoni che scaturivano dal violino e la purezza delle note erano sublimi.
La musica era sempre stato un piacere lontano per Napoleone, che ne apprezzava lordine quasi
matematico e i turbinanti motivi e variazioni di tema e melodia. La maggior parte della musica che
aveva ascoltato in precedenza era stata suonata da persone dotate di competenza tecnica e, solo
occasionalmente, di trasporto. Ma questo cadetto suonava il suo strumento come fosse nato per farlo.
Infatti, dallespressione estatica sul suo volto, sembrava che la vita non concedesse gioia pi grande per
lui di quando suonava il violino. Guardandosi intorno, Napoleone vide che tutti erano affascinati da
quella virtuosa esibizione e guardavano e ascoltavano in rapito silenzio. And avanti cos per pi di
unora, ciascun brano eseguito quasi alla perfezione, e perfino Napoleone si scopr stranamente
commosso da un assolo finale, un brano dolente che perse man mano intensit fino a unultima nota
che Wesley parve tenere per un tempo incredibilmente lungo, prima di calare nel silenzio. Per un
momento, il pubblico rimase immobile. Poi una sedia strisci.
Bravo!, applaud il direttore. Bravo, Wesley!.
Il resto degli ospiti si un allapplauso e il cadetto arross di piacere e si inchin prima di tornare
al suo posto.
Pi tardi, quando i commensali si congedarono, Fitzroy cominci a radunare gli ufficiali di
artiglieria per condurli alle camere preparate per loro.
Solo un minuto, disse Napoleone alzando una mano. And da Wesley e, con unombra di
imbarazzo, gli sorrise. Devo scusarmi per quanto vi ho detto prima di cena. Non avevo intenzione di
offendervi.
Nessuna offesa, signore.
Bene. Posso chiedervi dove avete imparato a suonare il violino in modo cos ammirevole?
Sono stati i migliori a insegnarmi. Mio padre, Garret Wesley, tra gli altri.
E quellultimo brano. Non lavevo mai sentito. Cosera?
La composizione di un amico. Credo che si sia basato su una canzone popolare, conosciuta tra
la nostra gente di Meath. Lha scritta poco prima di morire.
Napoleone trasal nel sentire la nostra gente. Era bellissima. Davvero bellissima. E molto
ben eseguita.
Vi ringrazio, signore. Wesley chin il capo.  il brano che preferisco.
Napoleone sorrise e tese la mano. Partiamo alle prime luci. Perci vi saluter adesso.
Con un briciolo di esitazione, linglese gli strinse la mano e ricambi il sorriso. Napoleone si
volt, fece un passo e, fermatosi, si gir di nuovo.
Un consiglio, se posso.
Certamente, signore.
Un uomo con un simile talento per uno strumento musicale non dovrebbe fare il soldato.
Wesley annu e si scambiarono un sorriso cortese prima che Napoleone si voltasse per seguire Fitzroy e gli altri.
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Capitolo 34.
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Londra, Natale 1786.
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Credo proprio che quello sia il mio Arthur. Lady Mornington indic con discrezione oltre
laffollato foyer dellHaymarket Theatre.
Dove?, chiese la sua amica Sarah Ponsonby allungando il collo.
Il ragazzo alto, laggi sulla scalinata. Che parla in modo alquanto animato con quei libertini.
Oh, adesso lo vedo. Sarah rimase a guardare per un momento, sorpresa. Quello  Arthur?
S, adesso ne sono sicura.
Quello  lo stesso Arthur di cui mi hai parlato? Smilzo, burbero e piuttosto scialbo  come
credo che tu me lo abbia descritto. Be, Anne, di certo non  come me lo immaginavo.
No. Anne sembrava confusa. Seguimi. Andiamo a parlargli. Voglio proprio sapere quand
che  tornato dalla Francia.
Attraversarono la folla dirette alla scalinata. La gente stava uscendo da una riedizione de I
Rivali, ancora di buon umore dopo lesibizione dellaffascinante primo attore. Dopo delicati spintoni e
borbottii di scuse, raggiunsero il fondo della scalinata e Anne agit un guanto per attirare lattenzione
del figlio.
Arthur!.
Non appena si sent chiamare, il giovane gir lo sguardo nella sua direzione. Scusatosi con gli
amici, scese a grandi passi gi per i gradini e prese le mani della madre. Lei gli offr il viso per un bacio
e poi lo squadr dalla testa ai piedi.
Sei cambiato. Pi alto, in un certo senso, e il tuo portamento  migliorato.
Grazie, madre. Arthur chin il capo con educazione. Sono lieto che approviate. A quanto
pare il vostro denaro  stato ben speso mandandomi allistituto di monsieur de Pignerolle.
Quando sei tornato dalla Francia?
Il 10 dicembre. Sono tornato con Simpson. Indic uno dei giovani che osservavano lincontro
dalle scale. Mi ha invitato a stare con la sua famiglia a Mayfair per qualche giorno. Dopo di che, era
mia intenzione venire da voi.
Capisco.
Lespressione ferita di Anne era evidente e la sua amica si affrett a intervenire. Sono felice di
fare la vostra conoscenza, Arthur. Ho sentito cos tanto parlare di voi. Sono Sarah Ponsonby. Gli tese
la mano e, con un grazioso inchino, Arthur gliela baci, tirandosi su con un sorriso bonario.
Spero che non tutto quello che ha detto mia madre sia negativo.
Oh, no!. Sarah scocc unocchiata allamica. Non tutto. Anche se si stenterebbe a
riconoscervi in base alle sue descrizioni.
Non ne dubito!. Scoppiarono in una risata spontanea mentre Anne arrossiva. Guardando
Arthur, trovava difficile accettare quanto fosse diverso. Cos sicuro di s e con uno spigliato fascino
che gi stava facendo effetto su Sarah Ponsonby. Quando la risata si spense, si rivolse di nuovo al
figlio.
Allora, Arthur, com stato in Francia?
Molto piacevole, madre. Il mio francese  migliorato considerevolmente, la mia equitazione 
di prima qualit, i miei modi sono molto pi dignitosi e ho imparato a bere pi di un sergente
istruttore.
I tuoi risultati sono notevoli, replic Anne acida. Ti avevo semplicemente chiesto se ti eri
divertito ad Angers.
Moltissimo, madre.
Molto bene. E adesso? Hai pensato a una prospettiva di carriera?
Lesercito. Penso che mi piacer enormemente la vita militare. Subito dopo Natale, chieder a
Richard se riesce a trovarmi un aggancio. Immagino che sia ancora impiegato presso il dipartimento del
Tesoro.
Anne trasal nel sentire nominare loccupazione, ma era vero: Richard si era conquistato un
posto nel governo ed era stato premiato con una carica elevata presso il dipartimento del Lord
Cancelliere. Si diceva che avesse una promettente carriera politica davanti a s e perci doveva essere
nella posizione di favorire il fratello molto meno dotato.
S, puoi parlargliene il prima possibile.
Arthur aggrott la fronte. Non il prima possibile, madre. Mi sto divertendo troppo al momento.
Lasciate che parli a Richard dopo che mi sar goduto Londra un po di pi. Ci sar tempo in
abbondanza per discutere della mia carriera nellanno nuovo.
Perch aspettare? Richard sar con noi il giorno di Natale. Potrai parlargli allora.
Il giorno di Natale, riflett Arthur. Molto bene. Se vi far felice.
Si rivolse a Sarah Ponsonby e le scocc un luminoso sorriso. Allora, ditemi, cosa ve ne  parso
dello spettacolo?
Oh,  una bella storia ma ha ben poca attinenza con la vita reale.
Trovate?. Arthur inarc un sopracciglio e si gir verso gli amici sulla scalinata. Christopher!
Quello Sheridan. Dici che ti ha detto che per Capitan Assoluto si  ispirato a un suo conoscente?
Proprio cos.
Impossibile. Sarah si rifiut di credere a una sola parola. Non pu essere vero.
Oh, invece lo . Arthur abbass la voce e si protese in avanti. Assolutamente vero.
Scoppi a ridere, una sorta di secco latrato che aveva sempre infastidito sua madre, e Anne gli
diede un leggero colpetto sulla spalla. Basta cos, Arthur. A quanto pare non sei cresciuto tanto quanto
speravo. Perci penso che ti lasceremo a divertirti con i tuoi amichetti. Informami quando sarai pronto
per tornare a casa.
Non appena mi sar divertito un po, madre.
Entro Natale, a ogni modo.
Il giorno di Natale, quando giunse, era freddo, umido e ventoso, e Arthur fu felice di chiuderlo
fuori della porta quando arriv alla piccola casa della madre a Chelsea, poco lontano dallistituto
Browns doveva aveva passato qualche infelice anno da bambino. Consegn cappotto e cappello a un
domestico e segu i suoni della conversazione lungo tutto il corridoio fino a una porta aperta.
Il salottino era di discrete dimensioni ma sembrava pi grande per via dei pochi mobili che
conteneva. Un fuoco era acceso in un grosso caminetto, attorno al quale erano seduti sua madre,
Richard e William. Gli altri figli di Lady Mornington celebravano il Natale ospiti di amici. O cos
affermava lei, pens Arthur. Molto pi probabile che fossero stati mandati via in modo da orchestrare
una piccola riunione di famiglia con i membri pi adulti per avviare Arthur a una carriera il pi
rapidamente possibile.
Richard si alz con un sorriso e gli and incontro per stringergli la mano. Benvenuto, Arthur!
 bello rivederti dopo quanto? Un anno?
Un anno e mezzo, a dire la verit.
Nostra madre mi dice che la permanenza in Francia ha dato i suoi frutti.  unottima cosa.
Meglio ancora, hai deciso per una carriera militare.
S,  ci che intendo fare, alla fine, replic Arthur. Mi piacerebbe essere un soldato.
Eccellente! Allora vedr cosa posso fare per aiutarti. Richard si fece da una parte e indic al
fratello minore una sedia vuota davanti al caminetto. Ecco. Possiamo parlare fino a che il pranzo non
sar pronto.
Una volta che Arthur si fu seduto, tocc a William fare conversazione. Allora, Arthur, cosa ti
hanno insegnato in Francia?.
Ad Arthur avevano fatto la stessa domanda uninfinit di volte da quando era tornato da Angers,
per lo pi parenti e amici di sua madre, e la tentazione di essere impertinente fu troppo forte.
Vediamo. Oltre al francese, allequitazione e alla scherma, sono diventato alquanto bravo nel bere.
Il tentativo di umorismo si scontr con un silenzio granitico. Fece spallucce. Allora, come
vanno le cose a Oxford? Ti diletti ancora con i classici?
Dilettarmi?. William sorrise. Capisco, mi stai prendendo in giro.
Davvero?. Arthur parve sorpreso. Oh, santo cielo. Penso che forse tu abbia ragione!.
Rise e, poco dopo, anche gli altri condivisero la sua ilarit. Poi William smise di ridere e replic
al fratello: In realt, sto avendo ottimi risultati. Mi hanno detto che dovrei avere una cattedra presso
uno dei collegi prima della fine dellanno prossimo.
Congratulazioni. Sono molto fiero di te.
William si appoggi allo schienale con un caloroso sorriso di soddisfazione; poi not
lespressione contrariata della madre e si rimise a sedere composto quando lei intervenne nella
conversazione.
Sia William che Richard sono motivo di orgoglio per la famiglia. E lo stesso vale per il
giovane Gerald. Non mi sorprenderebbe se seguisse lesempio di William e diventasse un
accademico. Fiss lo sguardo su Arthur. Non resti che tu, Arthur. Ti manca uno scopo nella vita. Ti 
sempre mancato. Suonare il violino e fare bisboccia con i tuoi amici non  molto gratificante.
Oh, lo . Posso assicurarvelo.
Arthur, disse Richard in tono stanco, non essere cos irritante. Non fingere di non sapere di
cosa stiamo parlando.  tempo che tu ti faccia strada nella vita. Nostra madre e io non continueremo
pi a finanziare i tuoi oziosi piaceri. Devi indossare luniforme, su questo siamo daccordo. Mi sono
gi preso la libert di affrontare largomento con un mio amico, il duca di Rutland, che, si d il caso, 
lord luogotenente dIrlanda. Ha un certo peso presso il ministero della Guerra e sta cercando di
garantirti un incarico. Dovremo muoverci in fretta, prima che dimentichi la sua promessa.
Non sono sicuro di essere gi pronto a impegnarmi, replic Arthur. Qualche altro mese a
Londra dovrebbe consentirmi di maturare al punto di poter diventare un discreto soldato.
Arthur, hai quasi diciotto anni. Conosco decine di giovani che portano luniforme ormai da pi
di un anno. Se vuoi recuperare il tempo perduto e competere con loro, allora dobbiamo assicurarci un
incarico per te immediatamente.
Supponiamo, tanto per dire, che non voglia ancora arruolarmi?
Arthur!, sbott frustrata lady Mornington. Taci! Ti arruolerai nellesercito, che ti piaccia no.
E sai perch? Perch  lunica strada adatta a te. Non sei portato per alcuna carriera al punto che siamo
stati costretti a prendere una decisione al posto tuo.
Dentro di s, Arthur sent qualcosa cedere e un torrente di orgoglio ferito e rabbia gli si rivers
nelle vene e trov la sua voce. Si alz in piedi. Basta! Ne ho abbastanza. Per tutta la vita ho dovuto
ascoltare i vostri rimproveri. Certo, non sono intelligente quanto Richard e William. Non sar mai una
promessa come Gerald. Non sar mai un musicista affermato come nostro padre. So tutto questo,
madre! E sapete cosa? Questa consapevolezza  come un macigno sul cuore.
Calmati. Richard alz una mano. Cos non si risolve niente. Arthur, puoi biasimarci vista
limmagine che dai di te? Io, per lo meno, credo che tu abbia del potenziale.
Be, grazie, fratello.
E allora perch ti comporti da debosciato?.
Arthur assunse unespressione ferita. Pensavo di comportarmi da dandy.
Richard sorrise. In ogni caso, non puoi continuare cos per sempre.
Vedremo. A me va bene.
Ne sono convinto, Arthur. Ma la domanda , quando smetterai di punirci per quelli che
consideri i tuoi fallimenti? Comportarti cos non cambier le cose. Ti fa sembrare sciocco e
irresponsabile. E si riflette in modo pessimo sulla famiglia. In questo modo, come puoi vedere, non
vince nessuno. Anzi, perdiamo tutti. Tu, soprattutto. Non puoi non capirlo.
Arthur fece spallucce. Allora cosa dovrei fare?
Proprio quello che dice nostra madre. Arruolarti nellesercito. Dedicarti alla carriera. Sono
sicuro che farai bene. E, se si presenter unopportunit allesterno dellesercito, per la quale ti riterr
adatto, allora forse seguirai una nuova strada.
Capisco. Voi mi spingete verso lesercito cos smetto di essere fonte di imbarazzo per la
famiglia. Se siete fortunati, potrebbe perfino esserci unaltra guerra o un incarico in qualche posto
colpito dalla peste dallaltra parte del mondo per il quale potrei sembrare adatto. In questo modo vi
sbarazzereste di me una volta per tutte.
Nessuno sta cercando di sbarazzarsi di te, Arthur. Noi vogliamo solo il meglio. Se ci fosse una
guerra, chi lo sa, potrebbe portarti al successo.
Dun tratto Arthur si sent stanco di tutto. Aveva sperato in una sorta di riconciliazione con la
famiglia, che la madre e i fratelli potessero riconoscergli un qualche talento.
Ho bisogno di rifletterci. Ho bisogno di una pausa. Un posto tranquillo. Madre?
Di sopra, rispose lei. Prima porta a sinistra. Togliti le scarpe prima di metterti sul letto. Ti
mander a chiamare quando sar pronto in tavola. Per allora ti prego di essere di umore pi gioviale.
Grazie. Arthur lasci la stanza. Mentre saliva le scale, la conversazione nel salottino riprese a
bassa voce. Fu tentato di fermarsi e ascoltare, ma era inutile. Sapeva gi cosa si sarebbe detto.
A conferma delle sue previsioni, la voce di William si alz allimprovviso. Non ho mai
conosciuto uningratitudine cos mostruosa! Insomma, ha lardire di incolparci dei suoi fallimenti!.
Grazie, William, intervenne Richard. Ma adesso i nostri contributi devono essere un po pi
produttivi.
Arthur sorrise stancamente e prosegu su per le scale. La stanza indicata dalla madre era buia e
fredda, ma il letto era comodo e con spesse coperte. Tolte le scarpe, infil i piedi sotto le coperte, si
raggomitol e chiuse gli occhi. Per un po, la sua mente pass in rassegna ci che gli si prospettava. In
realt era stanco di non avere una direzione. Quelli di cui aveva goduto a Londra erano solo svaghi e
niente di pi. Cuore e mente agognavano qualcosa di pi sostanzioso e non era ancora del tutto
convinto che una vita nellesercito avrebbe soddisfatto quel bisogno. Anche se il colonnello Ross era
una figura di spicco, che Arthur avrebbe emulato volentieri, non poteva fare a meno di sospettare che la
vita militare fosse asservita alla routine tanto quanto le monotone aule di Eton, ma pi pericolosa.
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Capitolo 35.
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Il 17 marzo 1787, fu recapitato un messaggio allabitazione di lady Mornington. Era indirizzato
allonorevole Arthur Wesley e, anche se non cerano indicazioni della sua provenienza, Anne cap
allistante di cosa doveva trattarsi e lo fece mandare subito in camera di suo figlio. Sentendo bussare
alla porta, Arthur mise gi il libro che stava leggendo.
Avanti.
La porta si apr e uno dei due domestici che lady Mornington poteva permettersi entr nella
stanza. Reggeva un piccolo vassoio dargento sul quale era posata una lettera. Arthur cerc di non
sorridere. Il portalettere era una delle ultime affettazioni di sua madre, sullonda di una moda che aveva
imperversato nelle migliori case della capitale.
Per voi, signore. Il domestico gli porse il vassoio con un leggero inchino.  appena
arrivata.
Grazie, Harrington. Arthur prese la lettera. Puoi andare.
Il domestico si inchin di nuovo e lasci la stanza, chiudendosi la porta alle spalle senza fare
rumore. Arthur non perse tempo e ruppe il sigillo che chiudeva la lettera. Il messaggio era conciso e
formale, come aveva previsto, e lo informava che era stato nominato alfiere nel 73 Reggimento
Highland. Non proprio esclusivo, riflett Arthur, ma Richard aveva fatto del suo meglio. Arthur
avrebbe preferito un incarico presso un reggimento di cavalleria con tutto il prestigio che ne
conseguiva, ma Richard era stato irremovibile, spiegando che un incarico del genere sarebbe stato
irragionevolmente costoso da ottenere e mantenere. Lartiglieria era fuori questione dal momento che
sarebbe stato pretendere troppo dallintelletto di Arthur. Inoltre, quel ramo dellesercito tendeva ad
avere un taglio cos professionale che i suoi ufficiali si ritrovavano con un mestiere da poter sfruttare.
Ma, per Dio, doveva per forza essere un reggimento scozzese? Questo significava che doveva indossare
uno di quei dannati ridicoli kilt? Oppure agli ufficiali era consentito vestire in modo pi civile? Arthur
continu a leggere.
Il reggimento era temporaneamente distaccato presso la guarnigione di Chelsea Barracks.
Lalfiere Wesley era chiamato a presentarsi in caserma per prendere formalmente servizio il 24 marzo.
In seguito, il sergente istruttore della caserma lavrebbe introdotto ai compiti di ufficiale di fanteria.
Arthur ripieg la lettera e se la batt contro il mento mentre rifletteva sul fatto che la sua
carriera militare era in procinto di iniziare. Nei mesi successivi a Natale si era rassegnato a quella
strada e perci si era documentato il pi possibile sulle questioni militari. Pur avendo sempre fallito
fino a quel momento, Arthur era deciso ad essere almeno un buon soldato. Uno che perfino la sua
famiglia potesse ammirare, per quanto a malincuore.
Luniforme e gli altri accessori che aveva ordinato arrivarono dal sarto il giorno prima della
convocazione presso la Chelsea Barracks. Con uneccitazione palpabile in tutti coloro che vivevano in
casa con lui, Arthur indoss luniforme e poi si guard allo specchio a figura intera in camera di sua
madre. Faceva una gran bella figura, decise. Si lucid i lucenti bottoni della giubba con la manica e
lasci la stanza, scendendo le strette scale che portavano allingresso e avviandosi a grandi passi verso
il salottino. Sua madre e il fratello maggiore si girarono a guardarlo.
Questo s che  un bel vedere!, ghign Richard.
Anne lo chiam a s. Arthur, non avevo idea che potessi avere un aspetto cos cos valoroso!
Dovrai usare quella tua spada per tenere a bada le signorine.
In tal caso, avete la mia parola che la lama non vedr mai la luce del giorno, rise Arthur. Ma
dubito che potr permettermi molti svaghi con la paga di alfiere. Otto scellini al giorno! Mi chiedo
come faccia lesercito ad attirare nuovi ufficiali. Non pensavo che offrirsi di combattere per il proprio
Paese significasse fare beneficenza.
Richard gli diede un leggero pugno sulla spalla. Sono daccordo con te. Otto scellini sono una
miseria. Perci devi ottenere in fretta una promozione, portarti a letto e sposare una donna ricca o
dobbiamo trovarti quanti pi protettori potenti possibile. Lattuale duca di Rutland non star con noi a
lungo. Ma ce ne sono altri che mi devono favori.
Bene, replic Arthur. Perch in assenza di una guerra avr bisogno di tutto laiuto
possibile.
Alle nove del mattino seguente, lalfiere Arthur Wesley si present alle porte della caserma con
la sua lettera ufficiale di presentazione. Un caporale lo accompagn alla mensa ufficiali e fu subito
condotto allufficio dellattendente del 73. Il capitano Braithwaite era un uomo di mezzet e
corporatura media dallespressione acida e la faccia chiazzata di capillari rotti per il troppo bere.
Quando Arthur entr nellufficio, il capitano stava facendo avanti e indietro nella stanza. Alz lo
sguardo sul nuovo arrivato mentre continuava a camminare a grandi passi.
Stivali nuovi, spieg. Il calzolaio dice di avere una tecnica per renderli pi comodi ma a me
non pare proprio. Si avvicin a Arthur con un cipiglio rabbioso. Quelluomo  un maledetto
bugiardo!.
S, signore.
E voi chi diavolo siete?
Alfiere Arthur Wesley a rapporto, signore. Arthur mostr le sue credenziali.
E allora dov il saluto, Wesley? Sono il vostro ufficiale superiore. Forza, ragazzo,
salutatemi!.
Arthur si esib nello sforzo che aveva fatto allingresso della caserma e il capitano sbuff di
derisione. Dovrete lavorarci su, Wesley. Prima di incontrare il colonnello.
S, signore. Il colonnello si trova nel quartier generale? Mi era parso di capire che dovevo
presentarmi a rapporto da lui.
Il colonnello non  qui. Sono andato a una festa con lui ieri sera ed  sparito con una gonnella.
Se la star ancora facendo, se lo conosco bene.
Oh.
Perci dovrete lasciare che sia io a iscrivervi nel registro. Sarete il sostituto di quello sciocco,
lalfiere Vernon. Si  fatto schiacciare da un carro di munizioni. Tre mesi fa. Abbiamo fatto richiesta
per un nuovo alfiere e, be, potete vedere quanto girino veloci gli ingranaggi burocratici nellesercito. 
gi una sorpresa che ci abbiano mandato un sostituto, immagino. Perci, siete assolutamente il
benvenuto, signor Wesley.
S, signore. Vi ringrazio, signore.
Adesso, se non vi dispiace, ho degli stivali da restituire al mio calzolaio. Il mio sergente
maggiore si occuper delle scartoffie. Poi vi far fare il giro della caserma e sarete presentato alla
marmaglia che comanderete. Gir la testa e chiam a gran voce: Phillips!.
S, signore!, rispose una voce da unaltra stanza e, poco dopo, un sergente alto, magro e
impeccabile si mise sullattenti.
Questo  lalfiere Wesley. Registratelo nellunit e iscrivetelo nel libro paga. Prender il posto
del signor Vernon nella compagnia del capitano Ford. Una volta finito al quartier generale, portate il
signor Wesley in mensa e aprite un conto per lui.
S, signore.
Buona giornata, Wesley. Braithwaite indic la porta e Arthur fece per andarsene, quando un
urlo lo ferm sui suoi passi. Saluto!.
Arthur si volt di scatto e si port la mano alla fronte. Chiedo scusa, signore.
Non scusatevi, Wesley. Purch lo facciate in futuro.
S, signore.
Arthur segu il sergente Phillips nella stanza che questi divideva con altri impiegati. Una volta
ricevuto il libretto personale della paga, il sergente lo accompagn alla mensa ufficiali. Erano presenti
solo due degli ufficiali del battaglione e uno di essi stava dormendo in un angolo, con un quotidiano
londinese aperto sulla faccia. Laltro faceva colazione con rognone al pepe e rivolse a Arthur un cenno
di benvenuto mentre questi attraversava la stanza diretto allufficio del sergente della mensa. Phillips
inser il suo nome nel registro e aggiunse immediatamente la cifra di due scellini nella colonna del
credito.
Tassa di iscrizione, spieg. Pagabile ogni mese o parte di esso, signore.
Capisco. Altre spese di cui dovrei essere a conoscenza?.
Il sergente Phillips le enumer sulle dita. Fondo per i funerali. Fondo per i matrimoni. Andate
a caccia, signore?
Fatemi indovinare. Sottoscrizione per la muta?
S, signore. Abbiamo una quota in comune con le Guardie. Serve ad abbassare i costi.
 obbligatorio parteciparvi?
Solo se desiderate amici e una parvenza di vita sociale, signore.
Arthur si accigli. Altro?
Solo cibo, alloggio e equipaggiamento. Per il resto, la paga  tutta vostra, signore.
Questo mi consola. Credo che dovremmo incontrare i miei uomini.
S, signore. Da questa parte.
Arthur fu condotto alla caserma e, mentre aspettava allesterno, il sergente Phillips entr e
ordin a gran voce agli uomini di schierarsi fuori, in completa uniforme. Si sollev un caos di urla e
strisciare di cassapanche, dopo di che i primi uomini emersero dallampio ingresso e corsero in
posizione prima di mettersi a riposo. Arthur procedette a esaminare ciascun uomo con cura, notando
lespressione scontrosa su pi di una faccia, dopo essere stati tirati fuori dal tepore dei loro alloggi in
una fredda e umida mattina di fine inverno. Poi indic uno dei caporali.
Voi! Venite qui.
Il caporale lo raggiunse rapido e si mise sullattenti davanti a Arthur.
Come vi chiamate?
Campbell, signore.
Bene, Campbell. Vedete quelle bilance laggi?
S, signore.
Bene, Campbell, ecco cosa voglio che facciate. Mentre Arthur spiegava, il sergente Phillips si
affacci in caserma e url agli ultimi uomini ancora dentro. Coraggio, bellezze! Datevi una mossa!
Altrimenti lultimo a uscire finisce di corve!.
Mentre gli ultimi soldati prendevano posizione, Arthur gonfi il petto e avanz a grandi passi
lungo la prima linea della compagnia. Dunque quelli erano gli uomini del 73 Reggimento Highland:
per lo pi facce arcigne, barbe lunghe e impregnati dellumidit, del sudore e del fumo di una camerata
affollata. Ognuno di essi sembrava pi vecchio dellimberbe alfiere che li squadrava dallalto del lungo
naso. Arthur rimase immobile per un momento mentre cercava disperatamente di trovare la forza per
apostrofare quegli uomini: di simili ne aveva incontrati di rado e mai in massa.
Si schiar la voce, si erse in tutta la sua altezza e cominci. Buona giornata a voi, signori!.
Silenzio e una ventina di volti inespressivi. Arthur ebbe voglia di voltar loro le spalle e lasciare
che il sergente Phillips congedasse quegli uomini. Magari li avrebbe affrontati unaltra volta. Un altro
giorno. no! Arthur strinse i pugni. Aveva preso un impegno. O si comportava subito da ufficiale o
lasciava lesercito allistante. Si schiar di nuovo la voce.
Sono lonorevole Arthur Wesley, da poco nominato alfiere di questa compagnia. Ambisco a
fare il mio dovere e imparare il mestiereil nostro mestiere, quanto prima possibile. Perci chiedo la
vostra pazienza per le settimane che verranno, mentre mi impegno a meritare di servire al fianco di
ottimi uomini come voi.  mia intenzione sapere esattamente cosa esigere dagli uomini che comando.
Per quanto sono in grado di marciare, quanto bene sanno sparare e quanto duramente posso aspettarmi
che combattano. Fece una pausa per vedere se le sue parole avessero sortito qualche effetto, ma gli
uomini continuavano a guardare dritto davanti a s senza mostrare reazioni. Arthur sorrise tra s. Senza
dubbio molti di essi erano stati apostrofati da cos tanti nuovi ufficiali durante il loro servizio al punto
di vederlo come lultima faccia di una sfilza di giovani gentiluomini, dalle cui labbra uscivano banalit
del genere. Ebbene, quel giorno le cose sarebbero state un tantino diverse. Si sarebbero ricordati
dellalfiere Wesley.
 mia intenzione cominciare a imparare qui e ora. Arthur lanci unocchiata l dove il
caporale era intento a fissare una cisterna dacqua vuota alla bilancia. Poi scrut la prima linea e il suo
sguardo si pos su un uomo pi o meno al centro, un individuo ben proporzionato sui trentacinque anni
e con una massa di capelli scuri. Arthur lo indic.
Come ti chiami?
Stern, signore.
Stern, va a prendere il tuo equipaggiamento di marcia e il moschetto. Il soldato lanci
unocchiata al sergente Phillips come per chiedere conferma. Arthur sbott: Fallo! Subito!.
S, signore. Luomo corse in caserma e Arthur si rivolse al sergente. Voglio che gli diate la
fornitura di cartucce prevista per un soldato sul campo.
S, signore. Il sergente si precipit allarsenale della caserma. Quando il soldato semplice
Stern e il sergente tornarono e il soldato si fu sistemato le munizioni nella giberna, Arthur lo sottopose
a una rapida ispezione per controllare che avesse tutta lattrezzatura prevista. Dov il tuo boccale?
Non sono riuscito a trovarlo, signore.
Allora useremo quello di un altro uomo. Arthur fece scattare il pollice in direzione della
caserma. Il soldato corse via in un tintinnio di oggetti. Torn un istante dopo con un bicchiere di cuoio
e lo fiss alla cintura.
Cos va meglio, annu Arthur. Adesso va alla cisterna dacqua laggi, quella che il caporale
ha fissato alla bilancia. Forza, soldato semplice! Svelto.
Il soldato attravers di corsa il cortile, si arrampic da un lato della cisterna e vi si accovacci al
suo interno, lasciando spuntare al di sopra del bordo solo la testa e la canna del moschetto.
Caporale, adesso potete pesarlo.
S, signore.
Arthur fece pesare luomo con lattrezzatura completa, poi senza lo zaino in modo che avesse lo
stesso peso di quando era in battaglia. Infine al soldato fu ordinato di restare con solo luniforme
semplice e gli stivali. Sottraendo il peso delluomo in uniforme dal totale con lattrezzatura di marcia,
Arthur ebbe il peso totale del suo equipaggiamento. Si rivolse agli uomini riuniti.
Settantasei libbre. Ecco quanto ciascuno di voi porta in spalla durante una campagna.
Sissignore!, esclam una voce in fondo alla linea. Altroch se lo sappiamo, ragazzo!.
Arthur sorrise mentre si sporgeva verso il sergente. Sapete di chi  quella voce?
Overton, signore. Ci scommetterei la vita.
Overton!, grid Arthur. Qui, subito!.
Ci fu un tramestio tra i ranghi mentre un omone si faceva largo e si presentava al nuovo alfiere.
Guardava oltre la spalla di Arthur e un ghigno gli deformava le labbra. Arthur apostrof il soldato con
espressione minacciosa. Dal momento che hai una cos bella voce, Overton, voglio che tu vada a
prendere il tuo equipaggiamento completo. Poi marcerai lungo il perimetro di questo cortile fino a che
non avrai percorso dodici miglia. Una volta finito, il sergente Phillips verr a chiamarmi e vedremo
quanto ancora sarai in grado di marciare. Dovrebbe essere un esperimento interessante. Spero di capire
con esattezza quali variabili di peso e distanza si possono applicare al movimento delle truppe.
Sorrise. E ti ringrazio per la tua collaborazione a questo esperimento. Sergente Phillips!.
S, signore.
Congedate gli uomini. Eccetto Overton, naturalmente.
Mentre la compagnia rientrava in caserma, Arthur si guard attorno nel cortile e fece qualche
rapido calcolo. Centosette volte attorno alla piazza darmi. Facciamo centodieci. Assicuratevi che
percorra tutto il perimetro. Oh, e fate uscire quellaltro dalla cisterna.
Nel corso dei mesi successivi, il nuovo alfiere divenne fonte di notevole interesse per gli uomini
e gli ufficiali della caserma, dal momento che non perdeva occasione per arricchire la sua conoscenza
degli uomini, dellequipaggiamento e dellorganizzazione dellesercito britannico. Era questultimo
aspetto a rendere pi perplesso Arthur. Invece di avere una certa autonomia nel gestire i propri affari,
lesercito era costretto in una rete di gerarchie ufficiali. Il Tesoro era responsabile del dipartimento
governativo che forniva cibo e trasporti al 73; i servizi medici erano a cura del ministero della Sanit;
le truppe erano pagate tramite la Tesoreria generale; i rifornimenti erano organizzati dallufficio del
Magazzino generale e dal generale responsabile di tutto il mantenimento delle caserme. Se il
reggimento avesse intrapreso una campagna, allora i funzionari del Quartiermastro generale si
sarebbero aggiunti alla sfilza di registri che teneva lunit imbrigliata in un intrico di burocrazia che
avrebbe messo a dura prova un aiutante pi zelante del capitano Braithwaite.
Immaginate cosa accadrebbe se mai un giorno andassimo in battaglia, giovane Wesley, si
lagn un giorno. Non oserei una sola bordata per paura di scatenare una valanga di scartoffie. A volte
mi chiedo se questi tizi di Whitehall non stiano lavorando in segreto per una potenza straniera decisa a
sabotare la nostra capacit di combattere.
Se gli uomini del reggimento erano rimasti colpiti dal nuovo ufficiale, il suo comportamento fu
unautentica rivelazione per la sua famiglia. Al punto che Richard forn al fratello un reddito privato di
centoventicinque sterline lanno per compensare la magra paga. Al tempo stesso, Richard continu a
fare leva sugli amici politici per promuovere la carriera di Arthur.
Poi a novembre, alla mensa ufficiali giunse una lettera, consegnata a Arthur mentre sedeva a
pranzo con gli altri ufficiali del reggimento. Masticando un pezzetto di pane appena sfornato, Arthur
ruppe il sigillo e apr la lettera.
Buon Dio, mormor.
Il capitano Braithwaite alz lo sguardo. Cosa c, Wesley?
Be, a quanto pare sto per essere nominato aiutante di campo del nuovo governatore
dellIrlanda, con il rango di tenente.
Uomo fortunato. Questo significa un extra di due scellini al giorno. E un nuovo reggimento.
Braithwaite appallottol il tovagliolo. Accidentaccio! Vuol dire che bisogner trovare un nuovo
alfiere per il 73. Avreste potuto parlarmene prima.
Arthur alz la lettera. Signore,  la prima volta che ne sento parlare.  stato mio fratello a
predisporre tutto.
Vostro fratello? Un uomo non pu farsi costruire una carriera dai dannati parenti. Fa spesso
queste cose?
Neanche immaginate, sorrise Arthur stancamente.
Certo, per. LIrlanda. Il castello di Dublino  dove starete. Ma, naturalmente, dimenticavo.
Braithwaite spinse la forchetta verso Arthur. Voi venite dallIrlanda. Un irlandese. Immagino che sia
come tornare a casa, eh?.
Arthur si irrigid. Signore, essere nato in Irlanda non fa di me un irlandese pi di quanto essere
nato in un fienile non fa di me un cavallo. Poi sorrise. Ma  una specie di casa.
Di nuovo in Irlanda. Erano passati pi di otto anni da quando laveva lasciata. La mente gli si
riemp di ricordi, sprazzi di immagini di Dangan, il dottor Buckleby, suo padre che lanciava goffo un
volano nel salone Sembrava passato cos tanto tempo. Quando sarebbe tornato sullisola, sarebbe
stato molto diverso dal ragazzo che era partito cos a malincuore parecchi anni prima.
...
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Capitolo 36.
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Francia, 1786.
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Il collaudo dei cannoni allarsenale di Nantes si rivel un interessante diversivo per Napoleone.
Quasi ogni altro Paese dEuropa era equipaggiato di cannoni di calibro pi pesante. Un generale del
ministero della Guerra aveva deciso che lesercito doveva studiare la possibilit di riequipaggiare
lartiglieria perch eguagliasse il livello delle altre nazioni. Naturalmente, si trattava di unimpresa
costosa e a una serie di fonderie era stato chiesto di presentare dei cannoni da collaudare. Per quasi due
settimane, Napoleone e pi di un centinaio di altri ufficiali di vario rango provenienti da tutto lesercito
osservarono le armi che venivano messe alla prova. Le armi campione diedero buoni risultati, in
particolare un cannone progettato per essere trainato da cavalli per un rapido impiego sul campo di
battaglia. Napoleone fu subito affascinato dalle potenzialit di unarma simile. Anche se gli ufficiali di
artiglieria furono colpiti dalle armi presentate, non fu cos per quelli di cavalleria e fanteria. Eventuali
programmi per sostituire le armi esistenti avrebbero causato un finanziamento minore per gli altri
reparti dellesercito. Senza essere giunti ad alcun accordo, i collaudi si conclusero e ognuno fece
ritorno alla sua unit.
Napoleone si abitu in fretta alla vita nella citt guarnigione di Valence. La routine quotidiana
si fece meno gravosa man mano che diventava pi efficiente nei rapporti con gli uomini e
lattrezzatura. Quando era fuori servizio, la mancanza di una rendita privata era costante motivo di
frustrazione. Non poteva permettersi di passare ogni sera a bere con Alexandre e gli altri ufficiali.
Questo lo port pi volte a discutere con lamico, soprattutto in seguito alla promozione di un ufficiale
in un altro battaglione. Luomo in questione non aveva evidente talento militare ma compensava con un
pedigree insuperabile che lo vide salire al rango di tenente colonnello a unet vergognosamente
giovane.
 cos che vanno le cose, comment Alexandre con unalzata di spalle mentre si trovavano
nella mensa ufficiali del quartier generale. Non ha senso arrabbiarsi e farsi il sangue amaro per
questo.
Perch no?, ribatt Napoleone.  assurdo. Ed  sbagliato.
Sbagliato?
S. Napoleone si protese in avanti. E, ti anticipo, non  una questione di invidia. Si tratta di
pura e semplice giustizia e, cosa pi importante, di cosa  meglio per lesercito.
Davvero? Vorrebbe il tenente Bonaparte spiegare perch il suo giudizio  da ritenersi
superiore a quello di tutti i generali e ministri di Sua Maest?.
Alcuni ufficiali presenti li stavano guardando e Napoleone fu tentato di porre fine alla
discussione su due piedi. Ma un demonio interiore lo spron a continuare. Ricorda le mie parole,
Alexandre. Questo non  pi ammissibile. E non solo nellesercito. Un giorno gli aristocratici dovranno
rinunciare a tutti i loro vantaggi e dare agli altri francesi la possibilit di mettersi alla prova.
E se non lo facessero?
Allora finiranno per vedersi sottratti i loro poteri.
Sul serio?, rise Alexandre. E chi lo far? I contadini? I fattori? O sar opera di un corso con
un particolare trasporto per le riforme? Chiss.
Napoleone si impose di non reagire allaffronto e torn al ragionamento originario. Sto solo
dicendo che la situazione attuale  intollerabile. Non pu continuare e non continuer. Hai modo
quanto me di leggere le notizie da Parigi. Il popolo ne ha abbastanza. Lunica cosa importante per noi 
decidere da quale parte stare.
Parte?, rise Alexandre. Parli come se ne scaturir una guerra.
Pu darsi.
In tal caso, da quale parte ti schiererai, Napoleone?.
Era una buona domanda e, adesso che era stata posta, Napoleone era incerto. Vero, le sue
simpatie andavano al popolo che esigeva di modernizzare la Francia; in questo modo, un giorno il
sogno di una Corsica indipendente poteva avverarsi. Daltro canto, aveva prestato giuramento al re di
Francia e capiva che un cambiamento radicale nel modo in cui il Paese veniva governato poteva
condurre al caos o, peggio ancora, alla guerra civile a cui alludeva Alexandre.
Ebbene, Napoleone?.
Cambi posizione sulla sedia. Non lo so. Dovrei aspettare di vedere cosa c in gioco prima di
schierarmi.
Alexandre rise di nuovo e stavolta anche alcuni ufficiali lo imitarono.
La testa calda del reggimento si  avvizzita, esclam qualcuno e la risata crebbe dintensit
mentre qualcun altro lo scherniva. Napoleone avvamp di collera. Un anno prima si sarebbe scagliato
contro di loro a pugni stretti ma un comportamento simile non era tollerato tra adulti. Inoltre, i rischi di
un tale confronto erano adesso molto pi alti. Se loffesa fosse stata sufficientemente grave, uno degli
altri ufficiali avrebbe potuto sfidarlo. Napoleone era abbastanza realista da sapere che le sue possibilit
di vincere un duello, con la spada o la pistola, non erano buone. Perci ingoi la rabbia, si alz dalla
sedia e tese la mano a Alexandre.
Devo andare. Ho del lavoro da sbrigare. Ti auguro buonanotte, Alexandre.
Lamico rimase a fissarlo per un momento prima di alzarsi e stringergli la mano. Buonanotte,
Napoleone.
Gli altri ufficiali ammutolirono quando attravers la mensa a grandi passi diretto alluscita.
Napoleone sent i loro sguardi su di s come aghi e resist allimpulso di camminare pi veloce. Poi
usc dalla stanza e scese nellingresso delledificio e infine si ritrov allaria fresca della sera. Dietro di
lui, le voci nella mensa tornarono adagio al volume di prima man mano che si dirigeva alla sua stanza
presso labitazione di mademoiselle Bou, che aveva ereditato la casa dal defunto padre.
Napoleone trascorreva gran parte del tempo libero leggendo. La storia era la sua passione ma, di
recente, aveva finito per interessarsi alla teoria politica e alla filosofia. Le opere di Rousseau
condividevano lo scaffale insieme a quelle di Plinio, Tacito e Erodoto. Cera perfino spazio per alcuni
libri di storia inglese e Napoleone era affascinato dal modo in cui il parlamento inglese si era assicurato
un ruolo accanto al trono. Se si poteva fare in una nazione intellettualmente arretrata come lInghilterra,
allora perch non in Francia? Quando non leggeva, Napoleone scriveva saggi su tattiche di artiglieria,
repliche a Platone e, una volta scoperta una copia della storia della Corsica di Boswell, cominci a
ideare una propria storia dellisola.
Scriveva in fretta, con la sua grafia sottile, fino a notte, alla luce di una candela solitaria, che era
tutto ci che poteva permettersi. Di tanto in tanto, veniva disturbato dalle chiassose grida dei bevitori
del Caf Corde l accanto, e provava fitte di rabbia e disperazione ogni volta che riconosceva le voci
degli altri giovani ufficiali del reggimento.
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Capitolo 37.
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I mesi passarono con una lentezza che Napoleone trovava insostenibile ed eseguiva i propri
monotoni compiti con un crescente senso di frustrazione, fino al mattino in cui fu svegliato da forti
colpi alla porta. Si tir su a sedere, sbattendo le palpebre per scacciare il sonno mentre si affannava a
schiarirsi le idee. Era ancora buio fuori dalla finestra. Che diavolo succede?
Tenente Bonaparte?, chiam una voce dallaltro lato della porta.
Avanti!.
La porta si apr, rivelando uno degli artiglieri della sua compagnia. Luomo chin il capo
mortificato.
Cosa vuoi?, sbadigli Napoleone.
Messaggio urgente, signore.
Di che si tratta?
Il colonnello vuole tutti gli ufficiali del nostro battaglione al quartier generale il prima
possibile, signore.
Napoleone mise le gambe gi dal letto e fece per prendere i vestiti. Digli che sto arrivando.
In strada, scure figure di uomini in uniforme si affrettavano nella fioca luce che precedeva
lalba, dirette al quartier generale del reggimento. Napoleone si chiese se non fosse unelaborata
esercitazione per vedere quanto in fretta il reggimento era in grado di prepararsi a marciare. In
prossimit della caserma, varcate rapidamente le porte, vide alla luce di dozzine di torce montate su
supporti a muro che gli uomini del suo battaglione stavano gi approntando lattrezzatura da marcia e
schierandosi nelle rispettive compagnie sulla piazza darmi. Luci brillavano alle finestre del quartier
generale e Napoleone acceler il passo man mano che si avvicinava ai gradini che portavano
allingresso principale. Allinterno della mensa, gli altri ufficiali erano seduti o sparsi in giro per la
stanza. Scorto Alexandre appoggiato a una parete, si fece largo tra la folla per raggiungerlo.
Che sta succedendo?.
Alexandre fece spallucce. Non ne ho idea. Ho appena avuto la convocazione al quartier
generale.
Dov il colonnello?
Non lho visto. Spero solo che sia unesercitazione. C un certo letto a cui vorrei tornare
prima che ci si infili qualcun altro.
Un trambusto da una parte della stanza attrasse la loro attenzione e un sergente maggiore entr
sbraitando: Ufficiale al comando presente!.
Il rimbombo e il grattare delle sedie terminarono quando il colonnello varc la soglia e
raggiunse a passo svelto laltro lato della stanza, dove si volt per guardare in faccia i suoi ufficiali. Si
schiar la voce e diede inizio alla riunione.
Il battaglione parte immediatamente. Tre giorni fa a Lione sono scoppiati gravi tumulti. Pare
che siano cominciati nel distretto dei setifici per un problema di pagamenti. Hanno dato fuoco alla
fabbrica e poi hanno fatto irruzione in un magazzino di vino. Prima che le autorit del posto riuscissero
a prendere il controllo della situazione, i disordini si sono propagati in tutta la citt. Pare che ci sia uno
zoccolo duro di radicali che affermano di essere al comando della folla. Hanno occupato il municipio e
cominciato a diramare proclami per chiedere una sollevazione generale dei poveri nella campagna
circostante. Perci il sindaco ha chiamato lesercito. Il 34 reggimento di fanteria  gi in marcia da
Saint-Etienne. Ci uniremo a loro facendo da supporto. Non ci serviranno cannoni. Solo la vista delle
nostre uniformi e qualche moschetto dovrebbe ricondurre alla ragione quei piantagrane. Domande?.
Napoleone diede unocchiata agli altri ufficiali prima di alzare la mano.
S, tenente?
Signore, se questa gente si rifiuta di ragionare, o se veniamo attaccati, quale forza ci 
consentito usare? Quali sono le regole, se coinvolti in uno scontro?.
Il colonnello annu. Ottima domanda. Se vi trovate in una situazione rischiosa per le vostre
truppe, avete il permesso di usare la baionetta. Se questo non basta, potete sparare proiettili veri.
Ovviamente, dovete essere voi a valutare ladeguato livello di reazione. Potete far cozzare qualche testa
insieme se vi lanciano insulti, ma se lanciano qualsiasi altra cosa, attaccate. Distolse lo sguardo da
Napoleone e scrut brevemente gli altri ufficiali. Signori, pare che in Francia si stia sollevando
unondata di malcontento. Le classi umili sono state tenute sotto scacco per molti secoli. Non possiamo
permettere che la situazione di Lione stabilisca un precedente. Una volta riportato lordine, voglio che
la gente sia ben consapevole del modo rapido e accurato in cui simili disordini vengono affrontati.
Sono stato chiaro?.
Il battaglione lasci Valence al sorgere del sole. Il capitano Des Mazis usc dal quartier generale
per salutare il fratello e strappare a Napoleone la promessa di badare a lui. Poi la colonna si avvi in
silenzio, dal momento che il colonnello voleva che la loro partenza non destasse attenzione. Se
informazioni circa la missione fossero trapelate per le strade di Valence, era possibile che in citt teste
calde radicali seguissero lesempio dei rivoltosi di Lione.
Ci vollero tre giorni per risalire la valle del Rodano fino a Lione e, in prossimit delle mura
cittadine, gli uomini del reggimento de la Fre videro sottili scie di fumo levarsi da diversi punti
allinterno della citt. Furono accolti alle porte da un capitano del 34, che sembrava stanco e felice di
vedere rinforzi quando si present al colonnello.
Signore, i vostri uomini devono schierarsi immediatamente. Il mio reggimento sta
sgomberando le strade dallaltro lato della Saona, ma ci sono disordini su questa sponda. C un
saccheggio in atto nel quartiere commerciale. Il sindaco vuole che ve ne occupiate.
Molto bene, replic il colonnello. I miei omaggi al sindaco. Ditegli che ci muoveremo
contro la folla immediatamente.
Il capitano salut e corse via al suo reggimento. Il colonnello chiam i propri ufficiali per dare
loro ordini mentre il resto degli uomini metteva gi lo zaino e si preparava allazione, caricando con
cura i moschetti. Non cera tempo per un piano dettagliato e il colonnello si limit a dire agli ufficiali di
andarci pesante contro i cittadini che osavano opporre resistenza.
Fissate le baionette, gli uomini del reggimento de la Fre entrarono in citt. La strada davanti a
loro era quasi deserta. Solo qualche individuo si arrischiava ad avventurarsi fuori dalla sua abitazione e,
al suono degli stivali chiodati sullacciottolato, si affrett a farvi ritorno. Napoleone scorse facce alle
finestre che lanciavano occhiate ai soldati man mano che la colonna passava. Raggiunto il quartiere pi
ricco, nei pressi del fiume, le case erano pi imponenti e maestose e, da una certa distanza, si udivano
urla rabbiose. Napoleone mise distinto la mano sullelsa della spada e si accorse di avere la gola secca.
Poi la colonna sbuc dalle case in unampia piazza con al centro un piccolo parco. Le finestre di
ogni edificio che si affacciava sulla piazza erano in frantumi e gran parte delle porte era stata buttata
gi. Centinaia di persone stavano allegramente portando via mobili, stoviglie, padelle e involti di
vestiti. Qua e l, qualcuno dei proprietari pi coraggiosi, o pi sciocchi, lottava per riappropriarsi delle
sue cose, solo per essere pestato dalla folla. Il corpo di un uomo grasso e in abiti eleganti penzolava dal
ramo di un albero al centro del parco.
Quando la folla si accorse dellarrivo dei soldati, si compatt dallaltro lato della piazza. Il
colonnello schier gli uomini in una linea e prese posizione dietro il centro della compagnia. Un
silenzio teso riemp laria, fino a che la spada del colonnello non gratt contro il fodero e punt verso la
folla.
Avanzata!.
Quando la linea si mosse in avanti, lincantesimo si spezz e un coro di urla furibonde eruppe
dalla fitta massa di cittadini. Napoleone, che marciava a unestremit della sua compagnia, strinse i
denti e sguain la spada. Avanzando, i soldati calpestavano il bottino lasciato in strada. Tra gli
indumenti a brandelli e i mobili rotti, giacevano una manciata di corpi e tanti feriti, ma Napoleone non
poteva fermarsi ad aiutarli. Un uomo seduto su una cassapanca malridotta alz lo sguardo quando i
soldati gli passarono attorno. Aveva la faccia ammaccata e una guancia coperta dei graffi infertigli da
uno dei rivoltosi. Fiss con aria assente Napoleone per un momento e poi la linea di soldati lo super.
Qualcosa cadde rumorosamente vicino a lui e Napoleone vide un sasso rimbalzare
sullacciottolato prima di colpirlo allo stivale. Poi presero a volare altri oggetti man mano che i soldati
entravano nel raggio dazione della folla. Ciottoli, bottiglie e pezzi di legno tracciavano archi nellaria.
Un vasetto and in frantumi sulla faccia di un uomo vicino a Napoleone e, con un grido di dolore, il
soldato si ferm, lasciando a terra il moschetto e portandosi una mano al viso, mentre il sangue gli
colava da un grosso squarcio sulla fronte. Man mano che i soldati si avvicinavano alla folla, le urla
diventavano un frastuono terribile e sempre pi tiri andavano a segno, abbattendo alcuni soldati e
lasciando piccoli varchi nella linea, ben presto riempiti dagli uomini nei ranghi successivi.
Alt!, sbrait il colonnello. Alt!.
La linea si arrest man mano che lordine veniva rapidamente trasmesso. La folla scherniva e
continuava a bombardare i soldati.
Avanzino i moschetti!.
Le baionette furono spianate verso la folla e i rivoltosi si resero subito conto del pericolo che
correvano. Quelli pi vicini ai soldati cominciarono ad arretrare, spingendosi nella calca.
Pronti a fare fuoco!.
I soldati alzarono i moschetti e guardarono dritto lungo le canne le facce dei rivoltosi che
avevano davanti. Cal un silenzio di tomba per un istante, rotto dal gemito terrorizzato di una donna da
qualche parte davanti a Napoleone.
Fuoco!.
La scarica esplose dalle bocche dei moschetti in una densa nuvola di fumo e una miriade di
lingue di fuoco. Napoleone trasal quando il rombo di centinaia di moschetti gli risuon nelle orecchie,
riecheggiando tra gli edifici tuttintorno alla piazza. Il colonnello non attese di vedere gli effetti della
raffica ma url lordine di caricare e, abbassate le armi, gli uomini corsero attraverso il banco di fumo.
Avevano fatto fuoco a bruciapelo in una folla fitta ed erano andate quasi tutte a segno. Corpi giacevano
contorti e frementi tra i rivoltosi  uomini, donne e bambini. Ma non cera tempo per riflettere sulla
carneficina mentre Napoleone e i suoi uomini calpestavano morti e feriti e si tuffavano nella calca.
Ogni idea di ribellione era stata spazzata via dalla scarica dei moschetti e la gente correva a mettersi in
salvo, spintonandosi e calpestando i caduti. I soldati affondarono le baionette nella gente con totale
abbandono, abbattendo decine e decine di rivoltosi che cercavano di fuggire. Napoleone scavalcava
adagio i corpi, la spada alzata, pronto a difendersi. Era ancora attanagliato dalla prima reazione di
orrore per il massacro attorno a s e poteva solo guardare mentre gli altri soldati continuavano la
carneficina.
Non dur a lungo e, nel giro di pochi minuti, lorda era fuggita lasciando la piazza agli uomini
del reggimento di Napoleone e ai morti e moribondi della folla di Lione. I soldati stavano tra i corpi,
con gli occhi sgranati dalleccitazione e il sangue che colava dalle baionette. Un sergente, fermo vicino
a Napoleone, scosse la testa, come per schiarirsi la mente da quella nebbia rossa, e fiss lintrico di
membra e gli schizzi di sangue ai suoi piedi.
Mio Dio, mormor. Mio Dio, cosa abbiamo fatto?.
I disordini cessarono non appena le voci su quanto era successo si propagarono per le strade
della citt. Il sindaco impose un rigido coprifuoco ai quartieri operai mentre drappelli di soldati
perquisivano casa dopo casa alla ricerca dei capi della rivolta. Avevano i nomi, dal momento che cera
sempre qualcuno disposto a vendere il proprio vicino per una piccola ricompensa, e cos nella citt fu
presto riportato lordine.
Solo quando il sindaco si fu assicurato che la lezione era stata recepita, permise al battaglione di
tornare a Valence. Gli uomini furono contenti di partire e si rilassarono una volta varcate le porte della
citt, lasciandosi dietro linfelice popolazione di Lione. Napoleone era consapevole dellumore cupo
della sua compagnia, che dur per tutta la marcia fino a Valence e perfino dopo che furono tornati al
confortante ambiente familiare della caserma. Non appena gli uomini si furono sistemati, Napoleone si
precipit ai suoi alloggi.
Cera una lettera che lo aspettava, lindirizzo scritto con la familiare grafia irregolare di sua
madre. Tenne la lettera tra le mani per un momento prima di aprirla e leggerla.
Il giorno seguente, Napoleone chiese al colonnello una licenza. Gli disse della lettera e spieg
che dalla morte del padre le finanze della famiglia avevano sofferto enormemente. La famiglia aveva
urgente bisogno di lui.
Quando  stata lultima volta che siete tornato a casa, tenente?
Pi di sette anni fa, signore.
Il colonnello scrut lufficiale e si rese conto che allepoca doveva essere poco pi che un
bambino. Cos tanti anni lontano da casa. Lontano dalla famiglia. Non aveva visto le sorelle e i fratelli
nati dopo la sua partenza dalla Corsica da bambino. Il colonnello era abbastanza umano da intuire le
conseguenze personali di unassenza tanto lunga e concesse subito la sua autorizzazione.
Vi dar fino a marzo dellanno prossimo. Sar sufficiente?
 molto generoso da parte vostra, signore. Vi ringrazio.
Assicuratevi di farne buon uso, Bonaparte. Dopo quella faccenda di Lione, temo che i nostri
servizi saranno sempre pi richiesti negli anni a venire.
S, signore.
Quando partirete?
Il prima possibile, signore, se posso.
Non vedo perch no. Domani si unir al battaglione un nuovo ufficiale in prova. Pu prendere
il vostro posto. Potete partire quando volete. Tanto vale andare a fare i bagagli.
Tornato al suo alloggio, Napoleone studi gli scarsi effetti personali che aveva accumulato negli
anni trascorsi in Francia. Cera la sua uniforme, alcuni indumenti, gran parte dei quali ormai lisi; due
paia di stivali, un paio di scarpe da ballo di seconda mano e la spada del diploma della Regia Scuola
Militare di Parigi. Sugli scaffali cerano le uniche cose che aveva davvero a cuore: decine di volumi
tecnici, storie, studi scientifici e trattati filosofici, nessuno dei quali aveva il coraggio di lasciare. Perci
furono le prime cose a finire nel baule, riempiendolo al punto che tutti gli altri suoi averi dovettero
essere stipati in una piccola valigia.
Lungo il Rodano cerano diverse chiatte in partenza per Marsiglia e Napoleone prenot sulla
prima a salpare. Mentre lequipaggio allontanava limbarcazione dal molo spingendola nella corrente,
Napoleone si arrampic sul tetto della cabina e si sedette. Rimase a guardare Valence che si
allontanava sempre pi e prov una specie di vuoto dentro di s. Sarebbe tornato al reggimento di l a
pochi mesi. Ma aveva la sensazione di lasciarsi dietro qualcosa per sempre. Si stava lasciando indietro
gli anni che lo avevano trasformato in un uomo. Stava tornando a casa eppure l niente sarebbe stato
uguale al ricordo che aveva portato nella mente per tutto quel tempo.
E cera anche un altro sentimento a tormentarlo. Cerc di dargli un nome mentre la chiatta
seguiva il corso del fiume verso il mare lontano. Finalmente afferr lorigine di quella profonda
malinconia. Per definirsi, si rese conto, non poteva che dire ci che non era. Non era il bambino di una
volta n luomo che desiderava essere, non era francese n corso, non era un aristocratico n un
operaio. Il mondo doveva ancora trovare un posto per lui. Fino ad allora, avrebbe cercato di trovare
consolazione tra le braccia della famiglia, nella sua casa in Corsica.
...
.
...
Capitolo 38.
...
.
...
Il brigantino entr nel golfo di Ajaccio nel tardo pomeriggio e il capitano dellimbarcazione
sbrait lordine di ammainare le vele. I marinai si arrampicarono senza fretta sulle griselle dei due
alberi e poi si distribuirono lungo i pennoni di maestra. Quando furono in posizione, il nostromo diede
il comando e i marinai cominciarono a tirare su le rande, arrotolando la stoffa malconcia e legando ben
stretta ciascuna vela. Napoleone stava a prua, abbracciando con la vista il brigantino in tutta la sua
lunghezza. I suoi occhi acuti osservavano ogni aspetto delle manovre della nave e gi aveva una
discreta conoscenza della funzione di ciascuna vela e i nomi e gli scopi di gran parte delle scotte che
controllavano le vele. Il viaggio da Tolone aveva richiesto solo tre giorni e con i libri chiusi nella stiva,
Napoleone aveva potuto fare poco altro a parte restare in coperta e studiare le minuzie della vita di mare.
Si volt e sent il battito accelerare quando scorse la bassa massa di pietra della cittadella che
sporgeva nel golfo. A sinistra, una sottile striscia di giallo rivelava la spiaggia che si estendeva dai
disordinati pallidi edifici dai tetti di tegole rosse di Ajaccio. L in mezzo, a pochi minuti dal mare, cera
la casa in cui aveva passato linfanzia. Quello accadeva tanti anni prima, riflett con crescente
emozione. La manovra di avvicinamento del brigantino al porto era un viaggio che aveva fatto tante
volte a bordo di pescherecci, ma adesso era cos insolito che gli parve di approdare in una terra
sconosciuta. Dun tratto avvert la perdita di tutti quegli anni che avrebbe potuto trascorrere ad Ajaccio.
Tempo che avrebbe potuto passare con suo padre, il quale non sarebbe morto quasi come uno
sconosciuto per il figlio.
Con solo la vela triangolare spiegata, la nave solc lacqua placida del porto, diretta verso uno
spazio vuoto del molo. Diversi pescatori erano seduti a gambe incrociate sullacciottolato, intenti a
ricucire le reti, e alcuni fecero una pausa per guardare larrivo del brigantino.
I facchini che oziavano allombra della dogana si riscossero e si avviarono verso il molo per
prendere le cime di ormeggio che lequipaggio del brigantino era pronto a lanciare a terra. I cavi
serpeggiarono attraverso lo stretto spazio di mare, furono presi e arrotolati attorno a una bitta; poi gli
uomini tirarono il brigantino verso il pontile fino a che non cozz contro il sacco di iuta imbottito di
sughero. Napoleone aveva chiesto di far portare su il baule e la valigia quando erano entrati nel golfo e
adesso sedeva sul primo, aspettando con impazienza che lequipaggio portasse a termine lattracco e
calasse la passerella per poter scendere sulla terraferma.
Dopo un breve indugio, il capitano grid lordine e gli uomini calarono la stretta rampa oltre la
fiancata e sul molo, poi ne assicurarono saldamente lestremit sulla nave. Napoleone fece segno a uno
dei facchini.
Procurami un carretto.
S, signore.
Mentre aspettava che luomo scaricasse i suoi bagagli, Napoleone percorse la passerella e mise
piede sul molo. Prov unondata di felicit al solido contatto con la sua patria. Avanz senza fretta
lungo il molo verso i pescatori pi vicini. Una faccia gli era familiare e Napoleone cap in un istante.
Quello era luomo a cui aveva schiacciato il piede anni prima. Il pescatore alz lo sguardo sul magro
giovane in uniforme francese. Napoleone sorrise e salut luomo nel dialetto locale.
Pietro lavora ancora sui pescherecci?
Pietro?, ripet luomo perplesso.
Pietro Calca, spieg Napoleone. Sono certo che si chiami cos.
No.  morto quattro anni fa. Annegato.
Oh. Napoleone ne fu rattristato. Aveva per un momento sperato di fare colpo sul vecchio
con la sua elegante uniforme.
Il pescatore lo stava osservando attentamente. Vi conosco? La vostra faccia mi sembra
familiare. Non parlate come un francese.
Ci siamo gi incontrati, ma  stato tanto tempo fa.
Luomo continu a fissare Napoleone e poi scosse la testa. Mi dispiace. Non ricordo.
Napoleone agit una mano. Non ha importanza. Unaltra volta, magari.
Si volt a guardare in direzione del brigantino e vide che il facchino, aiutato da un marinaio, si
affannava a portare il baule sulla terraferma. Raggiunto il molo, lo issarono sul carretto e mollarono
tutto con un sonoro tonfo mentre Napoleone li raggiungeva a grandi passi.
Cosa c l dentro, signore?. Il facchino era in affanno per la fatica di sollevare il baule.
Oro?
Una specie. Loro di un povero, rise Napoleone. Libri. Soltanto libri.
Libri?. Il facchino scosse la testa. Cosa se ne fa un giovane di un baule di libri?
Li legge, forse.
Il facchino fece spallucce, incerto della sanit mentale del giovane ufficiale dellesercito.
Allora, dove alloggiate, signore?
Da nessuna parte. Vado a casa mia.
Con la valigia sul carretto e Napoleone che faceva strada, si avviarono. Il sole era basso nel
cielo e sulle strade si stagliava lombra dei tetti proiettata dalla luce nitida. Risalirono il leggero pendio
che conduceva al cuore della citt vecchia, arroccata vicino allenorme e irregolare forma a stella della
cittadella. Napoleone conosceva intimamente strade e vicoli, ma aveva la sensazione di guardarli come
avrebbe fatto uno straniero.
Le ruote bordate di ferro del carretto procedevano rumorose sullacciottolato mentre arrivavano
in prossimit dellangolo di casa sua. Fuori dalla porta, Napoleone sollev piano il chiavistello e aiut
il facchino a scaricare i bagagli e a portarli nellingresso al pianterreno. Poi pag luomo e chiuse la
porta senza fare rumore. Cera uno strano odore. Sorrise nel rendersi conto che era lodore che aveva
sempre avuto, solo che non laveva mai notato prima di allora. Dal piano di sopra giunsero delle voci e
riconobbe quella di sua madre, brusca e autoritaria. Poi ci fu la voce di Giuseppe, cos bassa che le
parole erano incomprensibili. Non riconobbe le altre.
Napoleone fece un respiro profondo, si tolse la feluca e la pos sul divano vicino alla porta. Poi
si avvi su per le scale, facendo il meno rumore possibile fino a raggiungere il pianerottolo del primo
piano. Le voci della famiglia erano proprio dallaltro lato della porta che dava sullampio salone in cui
giocava da bambino. Messa una mano sul chiavistello, lo sollev e apr. Dentro, le grandi finestre che
si susseguivano lungo una parete erano aperte e gli ultimi raggi di sole si riversavano inondando
linterno di una calda luce arancione. Al centro della stanza cerano due grandi tavoli che andavano da
un capo allaltro. Attorno a quello pi vicino era seduta la sua famiglia. La madre dava le spalle alla
porta; alla sua sinistra sedevano Giuseppe, Luciano e un ragazzino che non riconobbe ma sapeva che
doveva essere Luigi. A destra erano sedute due ragazzine, con in mezzo un bambino gigantesco: le sue
sorelle, Paolina e Carolina, e il fratello pi giovane, Girolamo.
La ragazza pi grande alz lo sguardo e vide Napoleone sulla soglia. Sgran gli occhi allarmata.
Mamma!, esclam indicandolo. C un soldato!.
Paolina!. Sua madre inflisse un brusco colpo sulle nocche della figlia con un cucchiaio di
legno. Per lultima volta, basta con i tuoi stupidi giochi a tavola!.
Adesso Giuseppe stava guardando verso la porta, con il cucchiaio sospeso su una scodella di
stufato. Il suo sguardo sorpreso si trasform in unespressione di shock.
Napoleone?, mormor.
Napoleone vide la schiena della madre irrigidirsi per un istante; poi la donna si volt e si guard
alle spalle incredula. Rimase a fissarlo e ci fu il tonfo del cucchiaio di legno che le era caduto di mano
quando se lera portata alla bocca. La sedia gratt sul pavimento e cadde allindietro quando lei si alz
e corse verso di lui in un fruscio di stoffa nera. La faccia di Napoleone si illumin con un largo sorriso
di gioia e apr le braccia per accogliere la madre. Per quanto minuta, cera forza nella stretta della
donna e Napoleone si sent stritolare nel suo abbraccio. Poi la madre si tir indietro e lo tenne a poca
distanza, divorando la vista del figlio con le labbra che le tremavano.
Napoleone Cosa ci fai qui?
Ho chiesto una licenza, madre.
Una licenza?. La sua espressione si fece preoccupata. Quanto tempo ti hanno dato?
Ma che bella accoglienza, la prese in giro Napoleone. Non sono qui neanche da un minuto e
gi mi chiedete quando riparto.
Oh! Io non intendevo.
Va tutto bene, madre. Si protese per baciarla sulla fronte. Scherzavo.
Te ne vai per otto anni e non sei ancora cresciuto. Quanto tempo rimarrai?
Fino ad aprile dellanno prossimo.
La preoccupazione svan a quella risposta. Sette mesi. Che bello. Davvero bello Ma cosa sto
dicendo?. La madre si gir verso gli altri ancora a tavola. Questo  vostro fratello Napoleone, che
vostro padre port in Francia quasi otto anni fa. Vieni, Napoleone o, come ti fai chiamare adesso,
Napoleone.
Lui sorrise. Nel mio cuore sar sempre Napoleone.
Lei lo condusse al tavolo e tir su la sua sedia. Siediti.
Mentre si metteva al posto della madre, Giuseppe mise gi il cucchiaio e afferr la mano di
Napoleone tra le sue. Non riesco a credere ai miei occhi. Sei tu. Dopo cos tanti anni. Quando sei
partito da Autun, non sapevo quando ti avrei rivisto. Non avrei mai pensato che sarebbe passato tutto
questo tempo. Dio!  bello rivederti!.
Anche per me, Giuseppe. Gli sorrise affettuoso. Non hai idea di quanto mi sei mancato.
Guard le altre facce che lo scrutavano attente. Luciano  gi quasi un uomo. Luigi era solo un
neonato quando sono partito. Adesso guardatelo! Grande quasi quanto me quando sono partito per la
Francia. Ma voi tre, Paolina, Carolina e Girolamo, siete esistiti solo nelle lettere Non avete baci per
vostro fratello?.
Apr le braccia ma le bambine arrossirono, troppo intimorite da Napoleone per avvicinarlo. Con
uno spazientito schiocco di lingua, sua madre fece rapida il giro del tavolo e le spinse verso il loro
fratello. Erano ancora nervose e si aggrapparono a lei mentre Napoleone faceva per prendere le loro
mani. Si accigli, ferito e un po arrabbiato per quella reazione, ma era del tutto naturale, si rese conto.
Non lo conoscevano. Doveva dare loro tempo di abituarsi a lui. In quel momento il cuore gli si riemp
di struggente tristezza per gli anni perduti. Sembrava che ci fossero certi sacrifici compiuti per la
carriera che non avrebbero mai trovato una giustificazione. Le lacrime presero a bruciargli in fondo agli
occhi. Le scacci via e si protese in avanti per arruffare i capelli delle bambine con unallegria forzata.
Non fa niente! Ci conosceremo presto. E poi ci sono cos tante cose che posso raccontarvi della Francia!.
...
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...
Capitolo 39.
...
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...
Pi tardi, quando i bambini furono andati a letto, Napoleone si mise seduto con la madre e
Giuseppe a unestremit della tavola. Letizia aveva chiuso gli scuri e la stanza era illuminata da un paio
di candele che lasciavano nellombra il grande spazio attorno a loro. Aveva portato su dalla cantina una
bottiglia di vino e riempito tre bicchieri.
Tuo padre e io la tenevamo da parte per festeggiare la tua nomina a ufficiale. Fece un sorriso
triste e poi tir su il mento. A te, tenente Napoleone Bonaparte.
No, scosse il capo Napoleone. Non brindiamo a me. A nostro padre. Lui e gli altri alzarono
i bicchieri e poi bevvero lottimo vino. Napoleone fece scivolare lo stelo del bicchiere tra le dita e ne
prese il fondo curvo nel palmo della mano.  stato difficile dopo la sua morte?.
Letizia fece spallucce. Tiriamo avanti a malapena.
Ha lasciato molto denaro?
Lasciato denaro? Non mi ha lasciato che i suoi debiti.
Non  stata colpa sua, intervenne Giuseppe.  stato imbrogliato.
Cos successo?, domand Napoleone. Chi lha imbrogliato?
Il governo. Quattro anni fa, nostro padre ha firmato un contratto con dei funzionari mandati da
Parigi per trovare un modo di far crescere leconomia della Corsica. Dicevano di poter sovvenzionare
ogni sorta di progetto agricolo, uno dei quali coinvolgeva la nostra famiglia. Nostro padre ha comprato
una piantagione di gelsi, con la prospettiva di mettere in vendita gli alberi il quinto anno. I funzionari
hanno garantito che gli alberi maturi sarebbero stati acquistati dal governo a un prezzo maggiorato.
Letizia scosse la testa. Quasi lo sento ancora. Come possiamo andare in perdita?. Ecco, alla
fine abbiamo scoperto esattamente come potevamo finire in perdita.
Napoleone si rivolse al fratello. Cos successo poi?
Due anni fa, quando era prevista la prima sovvenzione, il governo ha annullato il contratto
senza preavviso. Nostro padre ha semplicemente ricevuto la comunicazione che gli alberi non erano pi
richiesti. Lui ha cercato di trovare un altro compratore ma al momento non c mercato per il gelso. Per
lo meno niente che ripaghi i costi intrapresi per la piantagione. Fino al momento della morte, ha cercato
di ottenere un rimborso dal governo, ma senza risultato. Nel frattempo non potevamo permetterci di
tenere impiegati gli uomini che si occupavano degli alberi. Sin da allora la piantagione  in stato di
abbandono. Quando nostro padre  morto, la banca di Genova che gli aveva prestato il denaro per la
piantagione ha chiesto la restituzione del prestito.
Cosa che noi non possiamo fare, aggiunse Letizia stringendosi nelle spalle. Non ci sono
soldi. Laffitto che ci paga zio Luciano non basta neanche a sfamare la famiglia e fare in modo che i
bambini ricevano unistruzione adeguata. Se non fosse per i piccoli doni in denaro di Luciano,
dovremmo vendere la casa, la terra e quella maledetta piantagione. Anche cos dubito che ricaveremmo
abbastanza per ripagare la banca.
Non possiamo vendere la terra?, propose Napoleone. Restituire una parte del denaro e
chiedere di concederci altro tempo per ripagare il resto?
No. Giuseppe sorrise debolmente.  quello linghippo. Per poter contestare il rifiuto del
governo di pagare il sussidio, dobbiamo essere in possesso della terra alla quale fa riferimento il
contratto. Siamo intrappolati tra il governo e la banca. La mia unica speranza  che il mercato si
riprenda e troviamo acquirenti per quegli alberi.
 una cosa probabile?
Impossibile dirlo, rispose Giuseppe. Ma se non cominciamo a occuparci della piantagione,
presto non avr alcun valore.
Capisco. Napoleone rimugin in silenzio per un po. Alz lo sguardo sul fratello. Allora
dobbiamo rimettere in sesto la piantagione, Giuseppe. Tu e io. Dove si trova?
Non lontano da qui. Nei pressi della casa di nostra madre a Mellili.
Bene! Potremmo vivere l mentre sistemiamo la piantagione.
La casa  quasi un rudere.
E allora ripareremo anche la casa. Coraggio, Giuseppe! Non ti spaventer un po di duro
lavoro?
Certo che no. Ma non posso restare qui troppo a lungo. Devo tornare alla mia formazione
legale.
Va bene, ma facciamo quello che possiamo prima che tu riparta. Che ne dici, fratello?.
Giuseppe lanci unocchiata alla madre ma Letizia si guardava le mani e non diceva niente. Lo
sguardo di Giuseppe torn sul fratello. Perch no? Facciamolo. Magari il mercato si riprender, dopo
tutto.
 questo lo spirito giusto!. Napoleone rise e riemp i bicchieri. Ai fratelli Bonaparte, figli
della terra.
Anche Giuseppe rise e fece tintinnare il bicchiere contro quello del fratello. Morte ai
banchieri!.
Morte al governo francese!, replic Napoleone e vuot il bicchiere mentre madre e fratello lo
guardavano sorpresi.
Giuseppe si schiar la voce. Non  proprio il tipo di brindisi che ci si aspetterebbe da un
ufficiale di Sua Cattolicissima Maest, re Luigi.
Ufficiale francese allesterno, lealista corso allinterno, fin nel profondo, sorrise Napoleone.
Non farti ingannare dalluniforme.
Io magari no, ma ci sono altri che la prenderanno per quello che .
Letizia gli mise una mano sul braccio. Dovresti essere prudente, Napoleone. Ci sono tante
persone in Corsica che non hanno accettato il dominio francese.
Me compreso.
Dubito che avr molto peso se vieni sorpreso con quelluniforme anche a poca distanza da
Ajaccio. Le cose sono cambiate parecchio negli ultimi otto anni. I paolisti sono in fermento. Pare che
qualche potenza straniera li rifornisca doro per tenere vivo lo spirito della resistenza. I francesi
potranno anche controllare strade e citt, ma hanno perso potere in gran parte del cuore dellisola.
Truppe e ufficiali hanno paura di spingersi troppo allinterno. E questo ha dato una certa sicurezza ai
ribelli. Ci sono state imboscate ai danni di pattuglie francesi a poca distanza da Ajaccio. Perci, fallo
per me, togliti quelluniforme mentre sei qui.
Napoleone nascose la sua rabbia. Malgrado il noto supporto allindipendenza corsa, era fiero
della sua uniforme. Ora pi che mai era convinto di essere nato per fare il soldato e indossava la giubba
blu con i profili rossi come se fosse una seconda pelle. Tuttavia vedeva la preoccupazione della madre
e volle tranquillizzarla.
Ho altri abiti in valigia. Indosser quelli.
Letizia si rilass e un po della tensione abbandon il suo volto. Grazie. So che significa molto
per te ma qui si tratta della tua incolumit, e della nostra. Ti prego, sta lontano dai guai.
Napoleone annu. La concezione di faida su quellisola faceva s che il disonore di un individuo
si estendesse allintera famiglia. La cosa ironica era che, dentro di s, Napoleone desiderava con ardore
lindipendenza corsa. Ma un ribelle che si nascondeva su una strada di montagna per tendere un
agguato a uno degli invasori gli avrebbe senzaltro sparato prima che Napoleone avesse modo di
spiegarsi.
Non temete, madre. Me ne star per conto mio. E poi ho in mente di dedicarmi ad alcune
incombenze. Voglio scrivere una storia della Corsica. Questo dovrebbe tenermi occupato.
Una storia?. Letizia si mostr scettica e borbott: Che senso ha?.
Giuseppe osserv il fratello minore e poi rise.
Cosa c?. Napoleone era interdetto. Cosa ho detto?
Niente, sul serio.  solo che non ti vedo da cos tanto tempo, da quando eri un irritabile
moccioso. E adesso sei, come dici tu, un uomo. Nonch serio e motivato. Mi ci vorr un po per
abituarmi a questi cambiamenti.
Giuseppe ha ragione, convenne Letizia. Sei cambiato. A quanto pare ho perso per sempre il
mio bambino.
Si alz allimprovviso e si precipit alla porta. Solo quando fu uscita dalla stanza, cominci a
piangere.
Il giorno seguente, una volta che i bambini furono mandati a scuola, Giuseppe aiut il fratello a
disfare i bagagli. Quando il coperchio del baule fu sollevato, emise un verso di sorpresa nel vedere che
conteneva poco altro a parte libri e un piccolo kit di scrittura. Mentre i libri venivano tirati fuori e
trovavano posto in una vecchia credenza, Giuseppe si meravigli per la gamma di letture del fratello.
Non puoi averli letti tutti, vero?
Tutti quanti. Ho tenuto solo i libri che mi interessavano. Questo  uno dei vantaggi di vivere in
Francia. Napoleone sorrise. Hai la possibilit di leggere tutto quello che c da leggere e scegliere
cosa conservare e cosa no. Questa, diede un buffetto al baule, questa  la roba buona.
Un giorno, la tua storia della Corsica sar in un baule come questo.
Napoleone rise. Lo spero. Sarebbe bello lasciare qualche segno nel mondo. E cosa mi dici di
te, Giuseppe? Qual  la tua ambizione?
Io? Non ci ho pensato seriamente. Al momento sto studiando per diventare avvocato, ma cosa
voglio fare?. Si ferm a riflettere. Suppongo che la mia ambizione sia avere una moglie, dei bambini
e una casa confortevole.
Tutto qui?
S.
Napoleone scosse la testa, in parte incredulo e in parte per la pena. Ma non lavrebbe mai detto
al fratello. Giuseppe poteva non avere grandi ambizioni, ma era un uomo di innata bont, qualit che
Napoleone riconosceva e apprezzava.
Scelse qualche libro e lo mise in uno zaino di tela, insieme a un cambio dabiti. Poi guard
Giuseppe, ancora intento a tirare fuori i libri.
Be, se vuoi che la tua ambizione si realizzi, dobbiamo ripagare i debiti di nostro padre. Una
volta che mi sar ambientato, andr a Mellili per qualche giorno, per vedere cosa c da fare per
rimettere in sesto il posto. Non sono contento di andarmene cos presto ma abbiamo bisogno di
unentrata. Se siamo fortunati, forse potremmo dare in affitto la fattoria. Mentre sono l, dar
unocchiata alla piantagione.
Verrei con te ma devo studiare per un esame. Giuseppe sorrise al fratello. Non appena avr
finito, ti raggiunger.
...
.
...
Capitolo 40.
...
.
...
Lapprossimarsi dellautunno fu subito evidente quando Napoleone prese la strada che da
Ajaccio portava sulle colline. Laria era pi fresca e le foglie sugli alberi cominciavano a diventare
marrone rossastro e gialle. Ma lesperienza di camminare tra le colline che non vedeva dallinfanzia
riempiva Napoleone di una gioia pura che non provava da anni, e ogni senso divorava i dettagli del
paesaggio circostante. Giunto a una curva della strada che si inerpicava su una ripida collina, si ferm e
si sedette su un lastrone di roccia a guardare Ajaccio e lo scintillante mare azzurro. Dopo Parigi, la sua
citt natale sembrava piccola e provinciale.
Per la prima volta cap come doveva essersi sentito suo padre. Se avesse lasciato che studiassero
a Ajaccio, i figli non avrebbero mai avuto la possibilit di diventare qualcuno. Anche se la citt era un
bel posto tranquillo in cui crescere una famiglia, poteva diventare una trappola se vi fossero rimasti. Ma
osservando i tetti rossi stretti raggruppati attorno al porto, allombra delle spesse mura della cittadella,
Napoleone non pot fare a meno di sentire di appartenere a quel posto e che suo padre aveva sbagliato
a mandarli via. Forse una placida vita di bellezza e piaceri bucolici poteva essere ugualmente
gratificante.
Si alz e rivolse unultima occhiata ad Ajaccio e il suo sguardo indugi sulla cittadella, dove la
bandiera borbonica riluceva alla limpida luce del sole. Minuscole figure in uniforme bianca
pattugliavano le mura. Napoleone si accigli nel vedere i pezzi di artiglieria distribuiti attorno al muro
interno. Avrebbero dovuto essere montati sui bastioni esterni, da cui potevano colpire dinfilata
eventuali aggressori. Mise da parte quei pensieri con un sorriso divertito. Era in licenza. Le questioni
militari non avrebbero dovuto riguardarlo per molti mesi a venire. Che il comandante della guarnigione
disponesse i suoi cannoni dove voleva. Per il momento il mondo era in pace e non cerano aggressori a
cui fare attenzione. E, di sicuro, cerano cose migliori a occupare la mente di Napoleone che non la
perfetta disposizione dei pezzi di artiglieria.
Con Ajaccio nascosta alla vista dietro il versante collinoso, Napoleone super allegramente
piccole fattorie e oliveti che ricordava dallinfanzia. Scambi saluti con le poche persone che incontr
lungo la strada ma, mentre il piccolo Napoleone era conosciuto dalla maggior parte di loro, questo
magro giovane dai lunghi capelli scuri e gli attraenti occhi grigi era un forestiero, e perci risposero ai
suoi sorrisi con il tipico riserbo corso.
Solo dopo mezzogiorno la strada raggiunse il bivio con il sentiero che portava al villaggio di
Alata. A poca distanza cerano le colonne allingresso della piccola tenuta di propriet della sua
famiglia da generazioni. Al di l delle colonne, il sentiero che conduceva alla casa era invaso da erba e
erbacce, definito solo dalla fila di pioppi lungo i bordi della stradina che si inerpicava su una collina di
terrazzamenti di ulivi abbandonati. Raggiunta la cima della collina, Napoleone vide finalmente la casa,
una bassa struttura di pietra con edifici esterni da una parte. Non cerano segni di vita e not le tegole
mancanti sul tetto, le crepe nellintonaco dei muri e la pittura sbiadita e scrostata sugli scuri delle
finestre. Ci sarebbe voluto parecchio lavoro per rendere quel posto abitabile per un affittuario.
Salita la breve rampa di scale fino alla porta dingresso, sollev il chiavistello e apr la pesante
porta. Allinterno cera puzza di umido e terra e un leggero fruscio sul pavimento piastrellato svel la
fuga di una grossa lucertola. Napoleone pos lo zaino su un tavolo ed esplor la casa, aprendo gli scuri
mentre passava di stanza in stanza. Mancavano tegole dal soffitto di quasi ogni stanza e la pioggia vi si
era infiltrata lasciando macchie sul pavimento. In una camera da letto, una sezione del tetto era crollata,
schiacciando la culla sottostante. Ledera era cresciuta su alcune finestre e i coriacei tentacoli avevano
perfino cominciato a farsi strada allinterno e a diffondersi sulle pareti.
Fuori, il cortile era incolto e le aiuole erano state inghiottite dalla vegetazione selvatica.
Ci sarebbe voluto tempo ma era possibile riportare il cortile a uno stato decente e quindi
affittarlo. Era la casa il punto da cui cominciare, decise, e torn dentro.
Inizi facendo a pezzi alcuni mobili rovinati per farne legna da ardere. Alla fine della giornata
aveva ripulito dalla terra gran parte delle stanze, tagliato ledera dalle finestre e rimosso le macerie
dalla stanza in cui era crollato il tetto. Al calare della sera, accese il fuoco e prese dallo zaino la
salsiccia, il pane e lotre di vino. Mentre mangiava e beveva alla tremolante luce del focolare, il frinire
dei grilli nelloliveto lo fece sorridere. Da bambino si lagnava perch lo tenevano sveglio. Adesso
sembravano dargli il bentornato a casa.
Nella settimana seguente, Napoleone lavor senza sosta e con metodo, sgomberando stanza
dopo stanza, sostituendo le tegole mancanti, riparando scuri e porte danneggiate. Il terzo giorno, mentre
consumava il pasto serale accanto a un piccolo fuoco, ci fu un sonoro colpo alla porta. Il rumore lo fece
trasalire. Non aveva sentito passi arrivare lungo il sentiero di pietra n su per i gradini della porta
dingresso. Pos la cena sul tavolino, si pul le mani e and ad aprire la porta.
Fuori, nella fioca luce del crepuscolo, cera un uomo alto con un mantello di lana da pastore.
Solo che portava morbidi stivali di pelle e un moschetto. Non era un fucile da caccia, ma larma di un
soldato. Napoleone osserv tutto quanto prima di concentrarsi sulla faccia delluomo. Doveva avere sui
trentacinque anni, con ricci capelli scuri e vivaci occhi azzurri.
Sconcertandolo, salut Napoleone con un ampio sorriso mentre inclinava la testa e chiedeva: Il
signor Napoleone Bonaparte?
S, sono io. In cosa posso esservi utile, signor?
Le persone mi conoscono come Benito. Sottoline il nome come per lasciare intendere che a
Napoleone dovesse suonare familiare. Posso entrare?
Perch?. Napoleone sent il cuore cominciare a battere pi forte.  tardi.
Ahim, non  facile per me andare in giro alla luce del giorno. Benito sorrise di nuovo.
Diciamo che la mia esistenza non  gradita ai francesi. Inoltre, ci di cui vorrei parlarvi non pu
aspettare.
Napoleone rimase a guardarlo per un momento e si rese conto che luomo era molto pi grosso
di lui, oltre che armato.
Va bene, allora. Prego, entrate.
In cucina, si volt verso Benito e gli indic il tavolo.
Sedetevi. Vado a prendere unaltra sedia. Prendete pure da mangiare, se volete.
Vi ringrazio, signore. Ho fame. A volte capita che, data la natura dei miei doveri, debba fare a
meno del cibo per qualche giorno.
Capisco. Napoleone recuper uno sgabello e si sedette di fronte alluomo. Benito appoggi
con cautela il moschetto alla parete dietro di s e si abbass il mantello sulle spalle larghe. Dalla cintura
tir fuori un lungo pugnale dritto e, tenendo gli occhi su Napoleone, si tagli un pezzo di salsiccia e vi
diede un morso.
Napoleone si schiar la voce. Avete detto che c una questione di cui dovete parlarmi.
Benito annu, masticando e poi deglutendo il boccone. Mi hanno detto che un uomo stava
lavorando qui. Quando hanno saputo il vostro nome gi al villaggio, ho fatto fare qualche ricerca su di
voi ad Ajaccio.
Quindi?
Quindi pare che siate un ufficiale di artiglieria francese, apparentemente qui in licenza.
Se le informazioni della vostra spia fossero valide, sapreste anche che sono il figlio di Carlo
Bonaparte, che ha combattuto con il generale Paoli a Ponte Nuovo.
Ne sono a conoscenza. Conoscevo vostro padre, sorrise Benito.  per questo che siete
ancora vivo. Per il momento.
Entrambi gli uomini si irrigidirono e Napoleone sent il battito del cuore accelerare mentre
cercava di pensare a un modo per sopraffare laltro. Dun tratto Benito scoppi a ridere e si tagli un
altro pezzo di carne.
Rilassatevi, tenente. Mi interessa solo saperne di pi sul conto del figlio di un patriota corso
che ha indossato luniforme del nostro nemico.
Non sono affatto un traditore, n una spia, se  quello che state insinuando, replic rabbioso
Napoleone. Sono un soldato in licenza. Si d il caso che stia cercando di aiutare la mia famiglia a
sopravvivere alla crisi in cui li ha gettati il governo francese. Perci vi sar grato se non contesterete i
miei motivi n il mio patriottismo. E voi?. Napoleone lo squadr mentre ricordava qualcosa che la
madre gli aveva detto dopo il suo ritorno. Immagino che siate uno degli uomini di Paoli.
Certamente.
Allora saprete che il generale  sostenuto da una potenza straniera.
Benito serr le labbra. Questo  vero.
Sapete di quale potenza si tratta?
No.
Affermate di essere un patriota eppure forse state lavorando per qualcuno che potrebbe
rivelarsi un nemico dellindipendenza corsa. Mi vengono in mente un paio di Paesi che potrebbero
voler liberare la Corsica dal dominio francese e assumere poi il controllo dellisola. Rivolse a Benito
un cenno del capo. Direi che questo ci rende uguali.
Non uguali ma quasi. Molto bene, Napoleone, accetto che siate un patriota. Ma cosa
accadrebbe se la Francia vi chiamasse a combattere contro i corsi?.
Napoleone rimase in silenzio per un po. Prego che quel giorno non arrivi mai.
Potrebbe arrivare prima di quanto pensiate.
Forse. Ma nel frattempo continuer a convincere ogni francese che incontro perch sostenga
lindipendenza corsa. Se solo ce la concedessero, saremmo i loro pi fedeli alleati.
Benito rise. Dovremo continuare a lavorarci i francesi. Voi con le parole e io uccidendo quelli
che non vogliono ascoltare. Tra tutti e due dovremmo riuscire a ottenere ci che vogliamo alla fine.
Poi lespressione divertita svan come una candela spenta allimprovviso. Ma se mai vi vedr in
uniforme e al comando di truppe contro di noi, uccider voi e la vostra famiglia. Intesi?.
Napoleone annu.
Benito prese lotre. Un brindisi alla Corsica, dunque. Fiera e libera. Tolse il tappo e bevve un
grosso sorso prima di porgerlo a Napoleone.
Alla Corsica, fiera e libera, ripet Napoleone e bevve anche lui.
Ecco! Adesso sono stanco. Devo andare.
Napoleone lo accompagn alla porta. Nellaprirla, not un movimento nellombra allesterno. A
poca distanza dalla casa, inondati dalla luce della luna, cerano quattro uomini armati di moschetto.
Quella vista lo lasci interdetto e Benito rise di cuore. Non pensavate sul serio che sarei stato alla
vostra merc? Avevo solo bisogno di mettervi alla prova, tutto qui. Non ha senso rischiare la vita. Un
giorno ci rivedremo. Nel frattempo, ritenetevi avvisato. Fino a che sarete qui in visita alla vostra
famiglia, siete al sicuro. Ma se mai tornerete in Corsica come ufficiale francese in servizio, allora vi
sventrer senza un solo rimpianto.
Capisco.
Allora, addio, Napoleone Bonaparte. Fino a quando ci rivedremo in una Corsica libera.
Ad allora.
I due si scambiarono una stretta di mano, poi Benito and a raggiungere i suoi uomini e li guid
nel buio degli ulivi.
Napoleone torn ad Ajaccio alla fine della settimana e disse alla madre e al fratello dei
progressi fatti. Dopo qualche riflessione, decise di non parlare loro dellincontro con Benito. Li avrebbe
fatti preoccupare senza motivo. Si procur degli attrezzi da un ferramenta locale e convinse Giuseppe a
tornare a Mellili con lui perch lo aiutasse nelle riparazioni.
Ma devo studiare, si lament Giuseppe.
Puoi farlo la sera, finito di lavorare.
Immagino di s. Giuseppe prese in considerazione lidea per un momento e poi acconsent.
E avremo pi tempo per stare insieme.
Vero. Ma questa non  una vacanza, Giuseppe. Dobbiamo riparare la casa il prima possibile se
vogliamo che produca una rendita per nostra madre.
Mentre lautunno cedeva il passo allinverno, i due fratelli lavoravano sodo per rimettere in
sesto la casa e, quando le piogge gelide si abbatterono sulle colline, poterono ripararsi al suo interno
comodamente. Non ci furono pi visite da parte di Benito e, dopo un mese, Napoleone smise di cercare
lui o i suoi uomini in mezzo agli ulivi e si dedic anima e corpo ai lavori di ristrutturazione.
Con il freddo pungente del nuovo anno e ancora altra pioggia, Napoleone e Giuseppe si
ritirarono ad Ajaccio per preparare la documentazione relativa alla richiesta di indennizzo.
Lamministrazione locale affermava di non avere autorit in materia e che lunica speranza di una
decisione sul loro caso era rivolgersi direttamente al governo di Parigi.
Finito linverno, Napoleone si rese conto di aver bisogno di pi tempo per assicurarsi che le
difficolt finanziarie della famiglia fossero risolte. Chiese unestensione della licenza, dicendo che le
sue condizioni di salute non erano buone e che gli era stato consigliato di riposare e ristabilirsi del tutto
prima di tornare ai suoi doveri. La licenza gli fu concessa e, mentre i lavori a Mellili continuavano,
Napoleone complet la documentazione a sostegno della loro richiesta e la invi a Parigi. Intanto che la
famiglia aspettava risposta, Giuseppe torn in Italia per riprendere il tirocinio legale e Napoleone
trascorse le sue serate a lavorare allincipit della sua storia della Corsica, scrivendo fino a notte fonda
per recuperare il tempo perso con la sistemazione della casa e del terreno.
Finalmente da Parigi arriv una risposta e Letizia raggiunse Napoleone nel salone della casa di
Ajaccio mentre il figlio leggeva la lettera. Era breve, cortese e diretta. Limpiegato del Tesoro che si
occupava di dispute contrattuali ringraziava la famiglia per la documentazione ma era dolente di
informarli che non si potevano intraprendere ulteriori azioni a meno che il ricorrente non avesse
mandato un rappresentante a Parigi per seguire il caso di persona.
Perch?, domand Letizia. Che differenza farebbe? Era tutto scritto nei documenti.
Certo che lo era, madre, rispose Napoleone.
Allora perch chiederci di mandare qualcuno? Pensano davvero che possiamo permetterci il
tempo e il denaro per farlo?
Certo che no. Sperano che ce ne stiamo in Corsica e che il caso venga rinviato cos a lungo in
modo che tutti se ne dimentichino.
Letizia si sedette sconsolata. Allora cosa possiamo fare?
Posso andare a Parigi, costringerli a procedere con la causa di indennizzo e non andarmene
fino a che non sar finito.
Letizia rimase a fissarlo per un momento e poi annu. Vorrei poter venire con te, ma ci sono i
tuoi fratelli e sorelle. Hanno bisogno di me qui Quando partirai?
Il prima possibile. Le prese la mano e la strinse delicatamente. Cos si risolver tutto e
riavrete quanto vi  dovuto.
...
.
...
Capitolo 41.
...
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...
Era autunno inoltrato quando Napoleone arriv a Parigi. Lo zio Luciano gli aveva fornito
abbastanza denaro per sopravvivere nella capitale fino allanno nuovo, se necessario. Ma Napoleone
sperava di risolvere la questione prima di allora e tornare nellesercito, dal momento che il periodo di
licenza sarebbe scaduto. Avrebbe passato quindici mesi lontano dal suo reggimento e non pensava di
poter abusare della pazienza dellesercito ancora per molto.
Conscio della necessit di fare in modo che i miseri fondi durassero il pi possibile, Napoleone
prese una stanza in uno degli alberghi pi economici che riusc a trovare: un sudicio rudere sul fiume,
vicino a Notre-Dame. Se il vento freddo soffiava nella direzione sbagliata, lodore fetido del fiume
riempiva ogni stanza del Pays Normande, perfino la cameretta nel sottotetto dove il tenente Bonaparte
passava le sue giornate tra le spedizioni agli uffici del Tesoro e le passeggiate nel centro della citt, le
braccia dietro la schiena e la testa bassa, immerso nei suoi pensieri.
Napoleone trov una piccola biblioteca vicino allalbergo, dove era possibile scegliere tra
unampia variet di romanzi, opere teatrali e filosofia. La biblioteca di monsieur Cardin occupava il
pianterreno di un palazzo per il resto destinato a una societ che impiegava sarte che cucivano abiti per
clienti facoltose. Monsieur Cardin era un uomo magro e sobrio che indossava vecchi indumenti e
portava una parrucca dalla quale tutta la cipria era scomparsa anni prima, cos che adesso sembrava
unimbottitura per materassi. Gli occhiali dalla montatura metallica erano spessi e facevano apparire i
suoi occhi come puntini di inchiostro. Laspetto trasandato era dovuto alla sua ossessione, al suo unico
vero amore: i libri che rivestivano ogni parete della sua biblioteca.
Scrutando le file di volumi, il giovane ufficiale di artiglieria provava uneuforica gioia nel
trovarsi davanti la pi eclettica gamma di scrittori che potesse immaginare. Al momento era interessato
alle acquisizioni pi recenti di monsieur Cardin, nella sezione dedicata alla filosofia politica, in
particolare a una nuova opera, poco pi che un libello, dal conciso titolo di Un nuovo ordine.
Napoleone aveva cominciato a leggerne lintroduzione.
La capitale era stata invasa dai libelli da quando re Luigi aveva annunciato che avrebbe
convocato il primo parlamento da quasi duecento anni. La Francia era schiacciata dal peso di un
sistema di governo corrotto e antiquato che dava ogni vantaggio agli aristocratici e spremeva fino
allultima monetina le borse dei poveri. Cera il disperato bisogno di una riforma ma gli aristocratici e
la Chiesa si rifiutavano di cedere i propri privilegi, e il re  circondato da ogni lato da nobili adulatori 
si rifiutava di mettere in atto le riforme che la grande maggioranza del suo popolo esigeva a gran voce.
Le loro proteste si sentivano nelle folle rabbiose che si radunavano in tutte le citt e nella vasta
produzione di trattati politici che riempivano biblioteche e librerie. Molte di queste pubblicazioni erano
poco pi che discorsi ipocriti e Napoleone si accinse alla lettura di quellultimo libello con scarse
aspettative di imparare qualcosa di valido. Allinizio, la prosa asciutta quasi lo scoraggi, ma nel giro
di qualche frase lautore affermava con convinzione che lepoca dei re era finita. Tali erano i progressi
nelle scienze, nellistruzione, nella filosofia e nelle relazioni sociali che il concetto stesso di monarchia
era un anacronismo che nessuno Stato che si considerava civile avrebbe dovuto tollerare.
Era una posizione che andava al di l del pensiero di Napoleone. Era solo di recente giunto alla
conclusione che molte delle case reali dEuropa erano cos corrotte che bisognava spazzarle via e
sostituirle con qualcosa di pi efficiente, onesto e equo. Ma Napoleone aveva concepito quale sostituto
un sistema di monarchia pi illuminato. Lidea che la monarchia stessa fosse il problema colp la sua
immaginazione come un fulmine.
Port il libro a un tavolo vicino alla finestra e si sedette per continuare a leggerlo alla luce che
filtrava dal vetro sporco. Alla fine dellintroduzione, seguiva la paternit dellopera: Del cittadino
Schiller, nello spirito di libert, fraternit e uguaglianza.
Cittadino Schiller. Napoleone fiss lo sguardo su quelle parole. Un cittadino, non un suddito.
Come sarebbe stato un mondo nel quale gli uomini vivevano in libert e uguaglianza? Nel quale era il
talento naturale, non la ricchezza ereditaria, a determinare le prospettive di un individuo? Tutti i
meschini affronti e tormenti che Napoleone aveva subito da parte degli aristocratici nel corso degli anni
a Brienne, la Regia Scuola Militare di Parigi e la mensa ufficiali a Valence gli travolsero la mente come
una grossa onda nera. Si sent sopraffare dalla vergogna di essere trattato come socialmente inferiore.
Cittadino Schiller Perch non cittadino Bonaparte un giorno, quando avrebbe potuto staccarsi di
dosso la pelle delle sue origini ed essere giudicato per ci che cera sotto? Lesse per tutta la mattina,
fino allultima pagina, e poi si mise a guardare fuori dalla finestra il freddo mondo grigio della strada
sporca.
Una lettura stimolante, non trovate?.
Napoleone si volt e vide che monsieur Cardin aveva lasciato la piccola scrivania sulla predella
che gli consentiva di avere sottocchio la biblioteca e si trovava a qualche passo da lui, intento a
rimettere negli scaffali dei libri che erano stati restituiti. Gli occhi del vecchio scintillarono dietro le
lenti quando sorrise.
Questo Schiller scrive con la testa oltre che con il cuore, convenne Napoleone. Mi piace.
S,  una qualit rara quando i due aspetti lavorano fianco a fianco e non si contraddicono a
vicenda.
Tuttavia, riflett Napoleone, un conto  scrivere di un futuro simile in termini astratti. La
vera difficolt sta nel realizzarlo. Mi chiedo se questuomo ci abbia pensato, questo cittadino Schiller,
se  il suo vero nome.
Non lo . Monsieur Cardin gli scocc un fugace sorriso. Pensate che un uomo che sposi
apertamente i contenuti di quel libello sarebbe al sicuro dalla persecuzione sotto il nostro attuale
sistema?
Peccato. Mi sarebbe piaciuto discuterne ancora con lui.
Perch non lo fate?, disse piano monsieur Cardin.
Napoleone lo scrut e poi si guard intorno nella biblioteca. Cerano alcune persone che
leggevano o sfogliavano larchivio, ma nessuna tanto vicina da poter sentire. Rivolse di nuovo la sua
attenzione su monsieur Cardin. Lo conoscete?
Lho incontrato e so dove parler dopodomani.
Lespressione di Napoleone si fece guardinga. Perch mi state dicendo questo?
Avete detto che vi piacerebbe discutere del libello con lui. Monsieur Cardin fece spallucce.
 in visita nella capitale per qualche giorno. Pensavo che potesse interessarvi.
Napoleone si insospett allistante. Era una specie di prova della sua lealt? In tal caso, sarebbe
stato meglio comportarsi come ci si aspettava da lui. Sono un ufficiale del re. Potrei informare le
autorit al riguardo. Anzi, potrei essere un informatore della polizia, per quanto ne sapete.
Monsieur Cardin ridacchi. Tenente Bonaparte, siete poco pi che un ragazzo. Non siete
affatto una spia. Vi ho visto venire qui quasi ogni giorno nelle ultime tre settimane. Non leggete altro se
non testi di politica radicale e ho apprezzato le poche parole che ci siamo scambiati in tutto questo
tempo. Penso di saper giudicare bene le persone e posso dirvi che dal punto di vista politico siete uno
spirito affine. Date queste premesse, no, non penso che mi denuncereste. Inoltre, cosa c da
denunciare?  un piccolo incontro, poco pi che un gruppo di discussione in cui ci si scambiano idee.
Ammetto che le autorit potrebbero disapprovare, ma questo  tutto. Fino a che queste cose restano
dietro una porta chiusa e non costituiscono una minaccia, possono essere tollerate. Allora, vi interessa
conoscere Schiller?.
Napoleone prese il libello mentre rifletteva sullofferta. Sarebbe stato imprudente per un
ufficiale tanto giovane, agli inizi della carriera, essere visto partecipare a una riunione radicale, per
quanto potesse attrarre solo poche persone. Lesercito non lavrebbe visto di buon occhio e ogni
prospettiva di fulgida carriera sarebbe svanita per sempre.
No. Non posso correre il rischio. Napoleone si alz e si sistem la giubba delluniforme.
Devo andare, monsieur. Ho un appuntamento a cui non posso mancare.
Ne sono sicuro, sorrise laltro. Ma se doveste cambiare idea, tornate alle otto di sera,
dopodomani.
Napoleone cominci ad allontanarsi, sentendosi osservato per tutto il tragitto fino alla porta.
Fuori, tir un profondo sospiro e si allontan a grandi passi dalla biblioteca. Allinizio decise di non
tornarvi mai pi e di non vedere n parlare con Jean Cardin. Non era saggio farsi vedere con
quelluomo. Poi un brivido di ansia gli risal la schiena. E se la biblioteca fosse gi stata sotto
sorveglianza? Se lavessero visto recarsi l regolarmente nelle ultime settimane? Forse era gi su una
lista come sospetto radicale. Forse lo stavano osservando anche in quel momento.
A quel pensiero, Napoleone prov il terribile impulso di fermarsi l dovera e guardarsi indietro
per vedere se lo stessero seguendo. Resist allimpulso e prosegu fino a quando arriv a un forno. La
vetrina era affollata di ceste di pane e vassoi di pasticcini. Entr e finse di guardare i prodotti mentre gli
altri clienti erano in fila per i loro acquisti. Teneva la testa rivolta verso le crostate mentre guardava in
strada di sottecchi. Una manciata di persone arrivava dalla stessa direzione da cui era venuto lui e le
scrut con attenzione, ignorando un vecchio con sottobraccio una giovane donna che rideva e tre
monelli che rincorrevano un cerchio lungo il canale di scolo. Poi il suo sguardo si pos su un giovane
dal viso giallastro, qualche anno pi grande di lui, con un anonimo cappotto marrone e un tricorno nero
tirato sulla fronte. Il tipo di uomo che si poteva trovare in qualsiasi strada di Parigi.
Senza rivolgere neanche unocchiata a Napoleone n alla vetrina della panetteria, luomo pass
oltre. Napoleone sospir di sollievo. Si stava comportando da sciocco paranoico, concluse. Che
interesse poteva mai avere la polizia parigina per le opinioni politiche di un modesto ufficiale di
artiglieria? Compr un pasticcio di carne e, uscito dalla bottega, si incammin per le strette strade
diretto al suo albergo.
Si ferm a breve distanza dallo squallido ingresso del Pays Normande e scrut la strada. Cera
solo qualche passante e nessun segno di qualcuno che lo seguisse o che tenesse docchio lalbergo.
Napoleone sent un po della tensione abbandonare il suo corpo quando usc allo scoperto e si avvi
alla sua mansarda.
Nel privato e nella sicurezza della piccola camera, linquietudine di prima gli parve irreale e rise
di se stesso. Tuttavia, quando quella sera usc dallalbergo in cerca di una cena economica, non pot
trattenersi dallosservare la strada da una parte allaltra prima di avviarsi.
...
.
...
Capitolo 42.
...
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...
Il mattino seguente, Napoleone si alz allalba. Aveva un appuntamento con un funzionario del
Tesoro a mezzogiorno e doveva assicurarsi di avere ben fissi nella mente i dettagli della controversia.
Tir fuori da sotto il letto la cartella e lesse di nuovo la copia del contratto che suo padre aveva
stipulato con il governo francese relativo alla sovvenzione per la piantagione di gelsi. Napoleone prese
appunti su un taccuino mentre leggeva il documento. Finalmente ebbe la certezza di conoscere a fondo
i dettagli e di poterli usare a sostegno degli argomenti che aveva preparato. Infilati con cura documenti
e taccuino nella cartellina, and a prendere dellacqua fredda per lavarsi e poi indoss la giacca
migliore delluniforme. Si pettin i capelli lunghi e lisci e li leg in unordinata coda con un piccolo
nastro prima di mettersi il cappello. Soddisfatto del riflesso nello specchio, prese la cartella e si avvi
agli uffici del Tesoro di place Merignon.
Un piccolo arco si apriva su un cortile in penombra. In fondo, qualche gradino conduceva
allingresso principale, gremito di uomini in attesa dellorario previsto per i loro appuntamenti con i
vari impiegati e funzionari. Napoleone diede il suo nome allimpiegato alla piccola scrivania a un lato
della scalinata e poi prese posto in attesa del suo turno. Era in anticipo di quasi unora, non volendo
perdere lopportunit di presentare il reclamo della famiglia se gli appuntamenti precedenti avessero
impiegato meno tempo del previsto. Mentre aspettava, studi le persone attorno a s, uno spaccato della
societ francese: cerano tutti, dal modesto bottegaio al ricco mercante. Be, quasi tutti, pens. Non
cerano aristocratici. Erano troppo in alto per avere a che fare con i funzionari del Tesoro.
Il brusio era interrotto da brandelli di conversazione, che Napoleone riusciva a distinguere, e,
mentre cera solo qualcuno andato a chiedere un indennizzo, la maggior parte dei discorsi riguardava
lultima tornata di aumenti delle tasse pretesi dal governo. Il sentimento che pi si stava diffondendo
era cocente sdegno e latmosfera opprimente dellanticamera ricordava a Napoleone una torrida
giornata estiva quando  in procinto di scoppiare un temporale. Di tanto in tanto, un impiegato
compariva nel loggione in cima alle scale, con un mare di facce che lo guardavano speranzose, e
chiamava alcuni nomi.
Lorario previsto per lappuntamento di Napoleone arriv e pass e non pot pi sopportare di
stare seduto sulla dura panca di legno. Infilatosi la cartella sotto il braccio, si fece largo tra la folla
verso lentrata delledificio e si appoggi a una colonna vicino alla porta, dove poteva respirare aria
fresca e al tempo stesso sentire le convocazioni. Fuori il cielo era grigio e aveva cominciato a cadere
una pioggerella leggera. Al di l dellarco, la gente passava frettolosa, con la testa incassata nelle spalle
contro il freddo e lumidit.
Bonaparte! Monsieur Bonaparte!.
Napoleone si volt di scatto. Limpiegato nel loggione stava chiamando il suo nome. Si infil
tra la folla diretto alle scale e si costrinse a salire un gradino alla volta mentre raggiungeva limpiegato.
Bonaparte?
S.
Seguitemi.
Luomo lo condusse lungo uno stretto corridoio in fondo al loggione. Alla fine del corridoio,
Napoleone fu fatto entrare in una piccola stanza, grande appena per una scrivania e due sedie. Le pareti
erano coperte di scaffali, sui quali erano impilati con ordine fascicoli rilegati. Un fascicolo era aperto
sulla scrivania e a osservarne il contenuto cera un uomo magro e anziano dai capelli brizzolati. In cima
alla testa teneva un paio di occhiali.
Sedetevi, disse senza alzare lo sguardo.
Napoleone occup laltra sedia e, aperta la cartella, tir fuori i suoi documenti.
Silenzio, per favore. Sto cercando di concentrarmi.
Napoleone rimase fermo e aspett che il funzionario terminasse di leggere. Finalmente luomo
chiuse il fascicolo, si appoggi allo schienale, si abbass gli occhiali sul naso e guard Napoleone
sbattendo le palpebre.
Monsieur Bonaparte? Vi credevo pi vecchio. Pass il dito sugli appunti sulla copertina del
fascicolo. Lavorate al tribunale di Ajaccio?
Quello era mio padre, Carlo, spieg Napoleone.  morto qualche anno fa. Io sono il figlio,
Napoleone Bonaparte. Porto avanti la sua richiesta di indennizzo.
Siete venuto sin dalla Corsica per occuparvene?.
Napoleone annu.
Be, temo di non aver ancora trovato tutti i documenti rilevanti per la vostra richiesta.
Napoleone soffoc la frustrazione e la rabbia. Non va affatto bene. Voglio che mandiate subito
qualcuno a cercarli.
Non posso farlo. I miei impiegati sono estremamente occupati. Occorrer aspettare che ci sia
qualcuno libero a cui affidare il compito di trovare questi documenti.
Quando?
Non saprei. Potrebbero essere settimane, o mesi.
Non  accettabile. Non posso permettermi di aspettare qui tutto questo tempo.
Questa  una vostra scelta, monsieur Bonaparte. Ma se non vi occupate di persona della
questione, non potrete certo incolpare il Tesoro per non aver dato la priorit alla vostra richiesta. Vi
suggerisco di tornare tra, diciamo, due settimane.
Due settimane?. Napoleone lo guard torvo. La mia famiglia  gi coperta di debiti. Che
non fanno che aumentare, grazie al Tesoro. Esigo che facciate qualcosa al riguardo adesso.
Il funzionario lo fiss freddamente. Potete esigere quello che vi pare. Io incaricher un mio
impiegato di cercare questi documenti, quando ce ne sar il tempo. Ma non mi far dare ordini da un
parvenu di provincia nel mio ufficio. Ora, monsieur Bonaparte, se non vi dispiace ho altre faccende
urgenti di cui occuparmi. Vi suggerisco di prendere un altro appuntamento tra due settimane. Per allora
potrei avere delle notizie per voi.
E se non le aveste?
Allora temo che dovrete aspettare ancora.
Napoleone si alz, afferr il contratto e lo infil nella cartella.  oltraggioso. Mi far sentire
molto in alto.
Fate pure. Adesso, vi auguro buona giornata, signore.
Napoleone non replic ma si volt e lasci la stanza come una furia, ripercorrendo il corridoio e
lingresso e uscendo in strada, dove la pioggia era diventata un nubifragio che sibilava sullacciottolato.
Si incammin in direzione dellalbergo, con la cartella sotto il braccio e una profonda espressione di
collera e frustrazione sul volto.
A poca distanza, una figura si stacc dalla folla che guardava un burattinaio di strada e si mise a
seguire il giovane ufficiale di artiglieria.
...
.
...
Capitolo 43.
...
.
...
Calata la sera, Napoleone si era ormai calmato, ma la sensazione di sdegno continuava a covare.
Quando usc dallalbergo per la passeggiata serale e trovare un posto in cui mangiare, scopr che la
pioggia era finalmente cessata e laria aveva un che di pulito e frizzante. Strisce sottili di nuvole
argentee velavano a met una luna luminosa. Attorno a lui, la strada bagnata brillava nellopaco
chiarore delle luci delle finestre. Serr le mani dietro la schiena e si incammin, diretto al cuore della
citt. Non aveva appetito e cos cammin a lungo, davanti ai bei palazzi e monumenti di Parigi, fino a
che a tarda sera si trov tra la folla che girovagava lungo il colonnato del Palazzo Reale. Era uno dei
posti che la giovent parigina prediligeva per bere e flirtare e, se capitava, per attaccare briga.
Lombroso colonnato che correva lungo il Palais ospitava anche un passatempo pi sensuale e,
camminandovi davanti, Napoleone ignor le offerte delle prostitute sedute sugli scalini o appoggiate
alle colonne.
Era vicino alla fine del colonnato quando vide una sagoma minuta e curva contro la base di un
frontone di fredda pietra. Era una piccola ragazza di strada, addormentatasi mentre era seduta l. Aveva
il viso rivolto verso lalto e la luce della luna le conferiva una bellezza eterea, fredda e triste, che colp
Napoleone al punto di costringerlo a fermarsi e guardarla. Era davvero stupenda, si rese conto. I capelli,
lunghi, scuri e ondulati, ricadevano su uno smorto mantello grigio. Aveva labbra generose e zigomi
alti, sopracciglia disegnate sulle lunghe ciglia. Prov un improvviso desiderio per quella ragazza alla
bocca dello stomaco che lo colse di sorpresa. Turbato da quella spontanea sensazione, Napoleone stava
per distogliere lo sguardo e andarsene quando lei apr gli occhi e si pass delicatamente la lingua sulle
labbra per inumidirle. Tornata del tutto in s, si accorse subito dellufficiale di artiglieria che la fissava
poco pi in l e sorrise.
Ciao, bellissimo, tub. Cercate qualcuno?
Io?, si impappin Napoleone. No, no. Sto solo passeggiando.
Davvero?, rise lei, mostrando i bei denti. Pensavo che le persone si muovessero quando
passeggiano.
Napoleone arross ma fece un rapido respiro e si ricompose. Mi ero appena fermato per
ammirare.
Me. Stavate ammirando me. Salt su e lo raggiunse in fretta, puntando un dito accusatore.
Suvvia, ammettetelo!.
La ragazza rise, un trillo leggero cos contagioso che Napoleone non pot resistere.
Va bene, allora, mi arrendo. Stavo guardando voi.
Ci scommetto. Lei lo scrut con aria astuta. Vi piacerebbe un po di compagnia, signore?
Mi chiamo Napoleone.
Napoleone, annu la ragazza. E come vi piacerebbe chiamarmi?.
Napoleone rimase disorientato per un momento prima di rispondere: Mi piacerebbe chiamarvi
col vostro nome.
Lei fece spallucce. Come volete. Annabelle.
Annabelle. Piacere di fare la vostra conoscenza. Le tese la mano e lei la prese con un ghigno.
Napoleone le diede una stretta formale ma la ragazza continu a tenergli la mano, rifiutandosi di
lasciarla.
Allora, dove mi portate, Napoleone?
Portarvi? Be, non pensavo.
Ho fame. E voi avete laria di aver bisogno di compagnia. Andiamo prima a cercare qualcosa
da mangiare.
Non so se posso permettermelo.
Non  un problema. Conosco un posto molto conveniente. Gli infil la mano sotto il braccio e
gli sorrise. Dopo di che be, staremo a vedere.
Quando i primi raggi grigi dellalba illuminarono la stanza, Napoleone si svegli di soprassalto.
Era nudo. Se ne accorse allistante. Sent anche la carne calda di unaltra persona raggomitolata contro
il suo corpo e lavambraccio era posato sul fianco di lei. Dapprima, la scioccante estraneit della
situazione lo spavent e poi i particolari della notte trascorsa gli invasero la mente. Il pasto economico
che aveva comprato per loro in una piccola locanda. La leggerezza della conversazione e il fatto che lei
laveva fatto ridere, poi, poco per volta, gli aveva tirato fuori le sue ambizioni, che era rimasta ad
ascoltare con rapita attenzione. O cos gli era parso, riflett. Dopo erano tornati sottobraccio al suo
albergo, con le risate e le chiacchiere allegre che riecheggiavano nelle strade buie. Poi, nella sua stanza,
alla luce di una candela solitaria, si erano spogliati in imbarazzato silenzio e Napoleone era rimasto
senza fiato alla vista di un corpo nudo di donna davanti a lui. Lei aveva avuto un brivido e si era
rifugiata nel letto. Dopo una breve esitazione, laveva seguita sotto le coperte ed era trasalito quando si
era avvolta attorno al suo corpo.
 la vostra prima volta, vero?, aveva detto con voce sommessa.
No.
Se lo dite voi. Andiamo allora, grande amatore. Vediamo di che stoffa siete fatto.
Napoleone sorrise al ricordo dellatto amoroso; tenero e nervoso allinizio, prima di cedere al
piacere animalesco che gli scorreva nel corpo, fino al estatica esplosione di formicolante energia
dellorgasmo, e la calda sensazione rilassante delloblio che ne era seguita. Poi il sonno, riverso su di
lei, la testa sulla morbida pelle liscia tra la spalla e il seno.
La ragazza si riscosse, apr la bocca e sbadigli. Poi si pass la lingua sulle labbra secche e i
suoi occhi si aprirono con uno sfarfallio.
Ho fame. Avete qualcosa da mangiare?
Del pane, laggi. Napoleone indic lunico tavolo della stanza, sotto la finestra. Fuori, il
mattino era limpido e luminoso e un pallido raggio si riversava sul tavolo, illuminando la scatola di
legno in cui Napoleone teneva il cibo per proteggerlo dai topi. C anche un pasticcino. Vado a
prenderveli.
Faccio io. Sgusci via dalle coperte e corse scalza al tavolo sotto lo sguardo di Napoleone.
Mangi prima il dolce, famelica. Poi fin il pane e and a prendere i vestiti, appesi allo schienale della
sedia.
Dove andate?. Napoleone si sollev su un gomito.
A casa. Devo tornare a casa. Il mio uomo si preoccupa se non rientro al mattino.
Siete sposata?
Come se lo fossi, replic lei, lisciandosi la sottoveste lisa. Avremo una benedizione tra
qualche settimana.
Napoleone era inorridito. Ma lui sa di questo?
Buon Dio, s.
E non si oppone?. Napoleone distolse lo sguardo. So che io lo farei, se foste mia.
Lei si ferm e gli sorrise. Che voi siate benedetto, tenente.  stata una cosa gentile da dire. Ma
per voi  facile. Il mio uomo era un tessitore di seta e quel settore  in difficolt. Ha perso il lavoro pi
di un anno fa e siamo stati costretti a venire a Parigi a cercare un lavoro. Non c molto da fare qui.
Uno di noi doveva guadagnare qualcosa, perci. Fece spallucce. Eccomi qui.
Da dove venite?
Lione.
Capisco. A disagio, Napoleone si strinse le coperte attorno al corpo. Non c altro che potete
fare?
Del tipo?, replic lei con un gesto rassegnato. Non ho abilit, a parte essere in grado di
soddisfare gli uomini, e ci servono cibo e un tetto. E questo prima di dover fare fronte a tutti questi
aumenti di tasse. Gi tiriamo avanti a malapena. Non mi aspetto che capiate.
Napoleone era sul punto di protestare. Dopo tutto, lui era l a Parigi perch la sua famiglia
rischiava la rovina se il governo non si fosse convinto a onorare il suo accordo originario. Ma le
difficolt patite dalla famiglia Bonaparte erano lontanissime dalla lotta per la sopravvivenza che quella
ragazza e il suo uomo dovevano combattere.
Lei aveva finito con i bottoni del semplice abito e complet il tutto con uno spesso scialle che la
sera prima teneva sulle spalle e che adesso si leg ben stretto sui capelli. Si allacci gli stivaletti e torn
verso il letto.
Tenente, adesso dovete pagarmi.
Pagarvi?. Napoleone arross. S, certo. Scusate.
Si alz dal letto, avvolgendosi nella coperta, e and al baule, sul quale era appoggiata la sua
giubba. Rovist nella tasca fino a che le dita si chiusero attorno al borsellino. Lo tir fuori, ne sganci
la chiusura e guard le monete al suo interno.
Quanto?
Cinque franchi, signore. Ma qualcosa in pi sarebbe gradito.
Lui annu e cont cinque franchi; poi si ferm un momento e ne cont altri cinque. And da lei
e le pos le monete nel palmo aperto. Annabelle, andate via da questa citt. Tornate a Lione. Andate
in campagna, ma fuggite da Parigi. Trovate un posto dove sistemarvi col vostro uomo e rinunciate a
questa vita.
Lei parve ferita. Pensavo che fossimo stati bene insieme.
 cos. Per me  stato cos. La notte migliore che abbia mai avuto. Napoleone le prese la
mano e la coperta cadde a terra, scoprendogli il corpo nudo e il pene, che aveva ripreso vigore. Rise,
cercando di nascondere limbarazzo. Ecco la prova della mia sincerit!.
Risero entrambi e, una volta tornati seri, lei si protese a baciarlo sulla bocca. Addio, tenente.
Vi auguro ogni bene. Magari un giorno troveremo tutti e due una casa tranquilla in campagna.
Forse, annu Napoleone. Addio.
Lei lasci la stanza senza fare rumore, chiuse la porta e Napoleone sent i suoi passi attraversare
il ballatoio e scendere gi per le scale. Torn a letto e si raggomitol sotto le coperte fino a che il suo
corpo non si scald di nuovo. Lodore della ragazza aleggiava ancora sul cuscino e, chiusi gli occhi, lo
aspir a fondo e lasci che la mente tornasse alleccitazione della notte trascorsa.
...
.
...
Capitolo 44.
...
.
...
Napoleone si alz e si vest mentre la campana suonava le undici. Si mise seduto al tavolo e
scrisse una lettera al ministro della Guerra, Jean-Baptiste de Gribeauval, spiegando che la richiesta di
indennizzo della famiglia veniva ostacolata dal Tesoro e pertanto aveva bisogno di estendere di altri sei
mesi la sua licenza. Nutriva poche illusioni che il ministro della Guerra avrebbe accettato di buon grado
di concedere lennesima proroga a un ufficiale cos giovane. Dopo tutto, era gi un anno che non
prestava servizio presso il suo reggimento. Ma a quel punto Napoleone non poteva fare altro. In ogni
caso, il denaro che aveva non sarebbe durato a lungo e lui sarebbe stato costretto a tornare in Corsica.
Non era ansioso di riferire il fallimento della sua missione a Parigi. La rabbia per la corruzione e
linefficienza del governo era alimentata dalla pi ampia ineguaglianza tra linsostenibile povert delle
masse e lincurante lusso degli aristocratici e delle loro cerchie. Qualcosa doveva cambiare. Ma quale
prospettiva di cambiamento cera quando lesercito era pronto a schiacciare ogni espressione di
malcontento da parte del popolo oppresso e disperato della Francia? Cosa si poteva fare riguardo a
quella situazione?
Terminata la lettera, Napoleone la copi in bella e la sigill. Se la infil nella giacca e si avvi
agli uffici del ministero della Guerra, dove fu consegnata a un impiegato, al quale Napoleone forn
lindirizzo del proprio alloggio per uneventuale replica. Poi cominci a girovagare per le strade,
immerso nei pensieri sulle condizioni del mondo attorno a s, quasi ignaro del clima piacevole che
aveva abbracciato Parigi e migliorato lumore di tanti dei suoi abitanti dopo il freddo e lumidit delle
settimane precedenti. Quando alz lo sguardo, Napoleone si accorse di trovarsi nella strada in cui
monsieur Cardin aveva la sua biblioteca. Si ferm allimprovviso e si guard attorno, ma non
riconobbe nessuno nella strada attorno e si affrett a proseguire.
Quando trov una locanda economica per il pasto serale, i suoi pensieri erano tornati al libello
che aveva letto due giorni prima. Le argomentazioni si riversarono nella sua mente con la forza
irresistibile di un grande fiume. Lautore, il cittadino Schiller, spianava la logica come se fosse unarma
e sparava a vista, sia che il bersaglio fosse la monarchia, la Chiesa o laristocrazia. Doveva essere un
uomo interessante da conoscere, riflett Napoleone. E avrebbe parlato nella biblioteca di monsieur
Cardin quella sera. Fu un pensiero del momento e la decisione segu immediatamente.
Quando uno degli orologi della citt scocc le otto, Napoleone usc dallombra di fronte alla
biblioteca e attravers alla svelta la strada, con unultima ansiosa occhiata attorno per accertarsi di non
essere osservato. La biblioteca era quasi al buio; solo un tenue bagliore di luce guizzava in fondo.
Eppure cerano gi degli uomini allinterno. Li aveva visti arrivare dallaltro lato della strada, da soli e
in piccoli gruppi. Napoleone allung la mano verso la maniglia ma evidentemente qualcuno doveva
stare di guardia, poich la porta si spalanc al suo avvicinarsi.
Dentro, presto!, bisbigli monsieur Cardin.
Quando la porta si chiuse alle sue spalle, Napoleone vide una piccola candela tremolante sulla
scrivania del proprietario in fondo al locale. Ma non cera segno degli uomini entrati prima di lui.
Da questa parte, tenente. Una mano lo spinse gentilmente verso la candela. Speravo che
veniste.
Solo per ascoltare, replic Napoleone. Mi interessano le nuove idee. Tutto qui. Non
prender parte a una cospirazione.
Certo che no. Per cosa ci avete preso? Siamo solo un piccolo gruppo di liberi pensatori. Una
societ civile ci tollererebbe. Ma, ahim, non viviamo in tempi civili. Perci dobbiamo discutere in
privato. Da questa parte, tenente. Su per le scale.
Il braccio in ombra indic i primi gradini in una nicchia dietro alla scrivania.
Dove conduce?, domand sospettoso Napoleone.
Al mio magazzino e ufficio.  circondato su tre lati dalla sartoria. C solo una finestra, che 
schermata cos saremo al sicuro da occhi indiscreti.
Napoleone annu e sal su per le scale strette. Facevano un giro su se stesse e finivano davanti a
una porta, da sotto la quale filtrava una striscia di luce, proveniente dalla stanza. La porta si apr,
inondando di luce le scale, e un uomo gli fece segno di entrare. La stanza era come monsieur Cardin
laveva descritta, un semplice magazzino. Ma era ampia e sembrava occupare lo stesso spazio della
biblioteca al piano di sotto. Mucchi di libri ricoprivano le pareti. In un angolo cera una piccola pressa e
pile di fogli erano pronti per essere stampati. Al centro cerano due lunghi tavoli che erano stati uniti e
attorno ai quali erano disposte delle sedie. Quasi tutti i posti erano occupati da uomini ben vestiti e
Napoleone li prese per avvocati, banchieri e simili.
Benvenuto, tenente, disse luomo che aveva aperto la porta. Napoleone si volt verso di lui.
Conosco la vostra faccia. Dovete avermi seguito quando sono uscito di qui due giorni fa.
S, sorrise lui. Vi ho tenuto docchio sin da allora. Dovevamo assicurarci che non foste un
delatore. Sembrava improbabile che un agente del re fosse tanto imprudente da indossare ununiforme
dellesercito. Ma dovevamo essere sicuri. Gli porse la mano. Permettete che mi presenti, Augustin
Duman. Prego, sedete. La riunione sta per cominciare.
Napoleone prese posto vicino alla porta. Non riusciva a fidarsi di uomini che si prendevano la
briga di incontrarsi in segreto e voleva una rapida via di fuga dalla stanza in caso di necessit.
Monsieur Cardin si sedette da un lato e Duman dallaltro. A capotavola, ben illuminato dai candelieri
disposti lungo entrambi i tavoli, sedeva un uomo dai lineamenti simili a quelli di Duman. Portava una
parrucca incipriata e aveva unespressione intelligente, anche se severa. Serr un pugno e lo cal sul
tavolo. Richiamo lincontro allordine.
Gli altri uomini ammutolirono allistante e si girarono verso di lui. Luomo con la parrucca
annu. Vi ringrazio, cittadini.
Fece una pausa e rivolse lo sguardo verso Napoleone. Ed  questo il nostro nuovo uomo, il
tenente di artiglieria?.
Monsieur Cardin si schiar la voce e si sporse in avanti per avere una visuale migliore
delluomo seduto a capotavola. Cittadino Schiller, il tenente  qui per ascoltare e osservare. Non ha
preso alcun impegno con noi.
Non ancora, sorrise Schiller. Ma spero che la forza dei nostri argomenti lo convinca presto a
unirsi a noi.
Napoleone non disse niente e rimase immobile.
Mi sembra di capire che abbiate letto il mio libello?
S, signore.
Schiller sorrise. Qui ci riferiamo luno allaltro come cittadino. L fuori in strada siamo
ancora sudditi e dobbiamo rispettare le differenze sociali. Ma qui ci incontriamo alla pari. Perci,
cittadino Schiller.
Il mio era semplicemente rispetto, replic Napoleone.
Siete parso deferente. Non ci sar deferenza nella nuova Francia, cittadino Bonaparte. La
deferenza non sar tollerata. Non possiamo permetterci di tollerarla, perch non ci trascini di nuovo nel
passato. Al dominio di pochi su tanti. Capite?
Capisco, cittadino, annu Napoleone. Ma esistono differenze tra gli uomini, differenze
misurabili.  lordine naturale delle cose.
Daccordo. Ma questo giustifica le madornali disparit tra gli uomini, e le donne, se per
questo? Se mettiamo per il momento da parte Dio, sono stati gli uomini a creare la societ cos com.
Possono pertanto trasformarla, renderla migliore. Ammetterete almeno questo.
Napoleone annu. Era un ragionamento giusto. Ma con quanta facilit si poteva persuadere il
popolo francese a mettere da parte Dio, be, questo era meno chiaro. Gli sovvenne una questione pi
pragmatica. Supponiamo che il vecchio ordine crolli. Cosa lo sostituir?.
Augustin Duman si protese in avanti e intervenne. La democrazia.
La democrazia? E in che modo la democrazia si manifester esattamente?
Nel modo che desidera il popolo, continu Duman con la voce carica di idealismo. Un
ordine scaturir dai loro desideri e decisioni. Un ordine che sar concordato e si erger a esempio per
gli oppressi delle altre nazioni.
Capisco, replic Napoleone in tono neutro. La plebe sar razionale e decider la miglior
forma di governo.
Proprio cos.
Napoleone sorrise. Non  mia intenzione essere indelicato, ma avete mai conosciuto la plebe?
 solo che ho dei dubbi che sappia come sia fatta.
Duman si port la mano al petto. Sono persone, proprio come noi.
Cittadino Duman, non sono come noi.  un gregge ignorante bisognoso di una guida. Ci sono
menti pi sagge a questo mondo a cui deve essere affidata lautorit. Unautorit illuminata. Uomini
come quelli seduti attorno al tavolo. Voi sembrate un uomo colto.
Duman raddrizz la schiena mentre osservava Napoleone. Sono un avvocato.
Schiller batt sul tavolo con le nocche. Augustin! Cittadino Duman. Basta cos. Il tenente non
ha prestato giuramento. Non devi fornirgli dettagli confidenziali sul conto dei membri della societ.
Questo include le loro professioni.
Napoleone pens fosse un altro avvocato e, nel guardare da Duman a Schiller, rimase
nuovamente colpito dalla somiglianza nellaspetto e nei modi dei due uomini.
Schiller rivolse lo sguardo su Napoleone. Il cittadino Bonaparte ha ragione.
Gli altri uomini si fecero prendere dallagitazione e uno cominci a parlare. Ma Schiller alz la
mano per zittirlo.
Ha ragione, fino a un certo punto. Al popolo servir una guida nei primi anni del nuovo ordine.
Fino a che le persone non saranno del tutto politicizzate e istruite, non possono sperare di sapere cos
meglio per loro. Saranno vulnerabili alla retorica dei cinici e degli egocentrici. Star a uomini come noi
condurle attraverso questo periodo difficile e pericoloso.
Pericoloso?, domand Napoleone. In che senso?
Qualsiasi cambiamento nella societ, delle dimensioni che prevediamo, non si verificher in
modo pacifico.  plausibile che il vecchio regime lotti per conservare il potere e i privilegi. Si verser
sangue. Questo  il prezzo che va pagato. Una dura ma necessaria realt che va affrontata. Non trovate,
cittadino Bonaparte?.
Sembrava unaffermazione abbastanza realistica. Se ci sar violenza, ci che mi preme sapere
 in che modo una tale perdita di vite pu giustificare una tale fine?, volle sapere Napoleone.
Questa  una domanda da filosofi, cittadino Bonaparte. Noi ci occupiamo di cose concrete. Chi
si ricorder dei morti cinquantanni dopo la creazione di un nuovo ordine? Quelle morti renderanno
possibile leterna prosperit per generazioni e generazioni di loro eredi. Le molteplici miserie della
nostra epoca periranno con loro. Non  un sacrificio che vale la pena fare?
Penso che questa domanda vada rivolta alle persone a cui chiedete di fare questo sacrificio,
replic Napoleone. Per quanto mi riguarda, io sono un soldato, non un civile. La morte  una parte
inevitabile della professione. Da un soldato ci si aspetta il sacrificio.
Schiller punt un dito verso di lui. Ed  per questo che dovete essere pronto quando sar il
momento. Avremo bisogno di uomini come voi, pronti a uccidere ed essere uccisi per raggiungere i
nostri obiettivi. Certo, siete voi che dovete scegliere da quale parte schierarvi. Vecchio regime o nuovo
ordine. Non vi ritengo una macchina, cittadino. Siete un pensatore oltre che un soldato e, una volta
riflettuto sulle mie parole, non potr che esserci un unico risultato logico.
Napoleone scosse la testa e si alz dal suo posto. Mi dispiace, cittadino Schiller. Non posso
fare questa scelta. Adesso devo andare, prima che senta qualcosa che possa mettervi ulteriormente in
pericolo.
Duman si alz lentamente e si mosse con cautela verso la sua sinistra; Napoleone si rese conto
che forse aveva passato il segno. Quello non era un incontro dal quale si poteva andare via senza aver
aderito alla causa. Lanci unocchiata a Duman e poi si rivolse di nuovo a Schiller.
Avete la mia parola che non dir niente di questa sera. Le mie simpatie non sono per il
governo, come saprete. Ma non posso fare la scelta che mi chiedete. Devo andarmene.
Schiller rimase a guardarlo per un momento. Latmosfera nella stanza era carica di tensione e
Napoleone ebbe paura. Avrebbe dovuto essere pi accorto. Avrebbe dovuto lasciare la biblioteca di
Cardin e non farvi mai pi ritorno. Adesso era troppo tardi. La sua vita era nelle mani delluomo in
fondo al tavolo. Schiller serr le labbra e poi torn a parlare. Molto bene. Mi fido di voi. Potete
andare.
Napoleone indietreggi verso la porta, sotto lo sguardo attento dei presenti. Raggiunta luscita,
si volt ad aprire la porta, aspettandosi un colpo di pistola o una coltellata alla schiena. Ma non accadde
niente e discese il primo gradino.
Tenente Bonaparte, lo chiam Schiller, unultima cosa. Vecchio regime o ordine nuovo.
Dovrete fare questa scelta, prima di quanto pensiate.
Napoleone replic con un leggero cenno del capo e si volt per scendere le scale, non osando
guardarsi indietro quando sent i passi di Duman alle spalle. La porta si chiuse, gettando le strette scale
nelloscurit.
Quando torn al Pays Normande, cera una lettera sotto la sua porta. Per un istante pens che
potesse essere di Annabelle e la sua mente si affoll di immagini della ragazza che abbandonava il suo
uomo per andare da lui. Poi, aprendo la porta, vide che si trattava di una missiva ufficiale. Il suo nome
era scritto in caratteri tondeggianti e il sigillo sul retro recava lo stemma del ministero della Guerra.
Napoleone chiuse la porta, si tolse giacca e cappello e and a sedersi al tavolo. Dalla finestra filtrava
abbastanza luce dal cielo notturno per vedere la candela e la scatola con acciarino e pietra focaia.
Accese la candela e, rotto il sigillo, apr la lettera. Si trattava di un breve messaggio formale da parte di
un impiegato del ministero della Guerra.
Il ministro della Guerra conferma la ricezione della vostra richiesta di ulteriore estensione della
licenza.  sua opinione che la vostra presenza a Parigi sia prova della vostra completa guarigione e
della capacit di continuare a prestare servizio presso lesercito di Sua Cattolicissima Maest. Pertanto
la richiesta  negata. Inoltre, vi si chiede di fare ritorno al vostro reggimento il prima possibile e non
pi tardi dellinizio di marzo. Uneventuale inadempienza implicher la volont di mettere fine al
mandato del re e sarete congedato dal suo servizio.
Vostro umile servitore, J. Corbouton, segretario del ministro
Merda, borbott Napoleone posando la lettera sul tavolo. Adesso sarebbe stato impossibile
risolvere la faccenda dellindennizzo. Una volta rientrato in servizio, lesercito non gli avrebbe
consentito di prendere altre licenze per anni. Per la sua famiglia in Corsica si prospettava la rovina certa.
...
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...
Capitolo 45.
...
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Irlanda, 1788.
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La neve caduta durante la notte aveva dato a Dublino un aspetto nuovo e pulito; spesse coltri
bianche coprivano i tetti spioventi della capitale. Quasi ogni casa aveva un fuoco acceso e il fumo si
levava da migliaia di comignoli nella foschia marrone che aleggiava sulla citt. Arthur si tir su il
colletto del pastrano mentre percorreva Eustace Street diretto al castello. Aveva affittato una camera
presso un calzolaio a Ormond Quay, dieci minuti a piedi dallentrata del castello di Cork Hill. Era
ancora presto e in giro cera poca gente. La neve non era ancora diventata fanghiglia e scricchiolava
piano sotto i suoi stivali.
Era met febbraio e Arthur si trovava a Dublino da dieci giorni: aveva trascorso un po di tempo
con vecchi amici di famiglia mentre cercava un alloggio comodo e conveniente per conto suo.
Indossava luniforme e il cappello migliori per dare quella che sperava una gradevole impressione.
Sapeva bene che la figura alta, i ricci castano chiaro e i modi eleganti sarebbero stati il perfetto
complemento alla sua uniforme.
In prossimit dellentrata di Cork Hill, una sentinella si mise sulla sua strada e lo salut.
Buongiorno, signore. Cosa vi porta qui?
Assumer lincarico di aiutante di campo al castello.
Il vostro nome, signore.
Tenente Arthur Wesley.
Molto bene, signore. Se volete seguirmi. La sentinella si volt e varc lentrata con Arthur
che lo seguiva a passo svelto. Entrarono nella corte maggiore e girarono subito verso lentrata di
Bedford Tower. La sentinella gli tenne la porta aperta e poi fece ritorno alla sua postazione. Un
sergente si alz da dietro una scrivania.
Signore, posso aiutarvi?
Ho un appuntamento per vedere il capitano Wilmott alle otto e mezza.
Il capitano non  ancora arrivato, signore. Vi accompagno al suo ufficio. Potete aspettarlo l,
signore.
Arthur segu il sergente su per una rampa di scale e attraverso una porta che dava in un
corridoio illuminato da alcuni lucernari. Cerano uffici su entrambi i lati, molti dei quali appartenevano
ad altri aiutanti, stando alle targhe. Ma solo alcuni erano occupati.
Pensavo che la corte fosse tornata al castello ieri pomeriggio.
Proprio cos, signore, annu il sergente. Ma la viceregina ha dato una festa ieri sera. Si 
protratta fino alle ore piccole. Immagino che molti dei giovani signori stiano ancora dormendo.
Compreso il capitano Wilmott?.
Il sergente fece spallucce. Suppongo di s, signore. Al capitano piace il tocai. Eccoci arrivati,
signore. Il sergente indic una fila di sedie allestremit del corridoio. Potete sedervi qui. Lufficio
del capitano  quello di fronte.
Arthur gli rivolse un cenno di ringraziamento e il sergente ripercorse il corridoio diretto alla
scalinata. Arthur si sbotton il pastrano e se lo sfil prima di sedersi, sistemandolo sulla sedia accanto.
Attraverso la porta aperta dellufficio del capitano, scorse al di l della finestra allinterno gli
appartamenti di Stato sul lato opposto del cortile. Aspett paziente per i primi dieci minuti, poi
accavall le gambe e cambi posizione, aspettandone altri dieci.
Pass mezzora senza che ci fosse traccia del capitano Wilmott e Arthur si alz, si avvi lungo
il corridoio e trov un ufficio occupato. La stanza era grande e aveva il soffitto alto. Lunghe finestre
davano sui tetti di Dublino in direzione del Liffey. Cerano due scrivanie e un ufficiale con la casacca
rossa sedeva dietro una di esse. Arthur buss allo stipite della porta. Lufficiale alz lo sguardo dal
libro che aveva davanti a s. Sulla scrivania non cera altro e, dandosi unocchiata intorno, Arthur vide
che in giro cerano ben poche scartoffie o registri.
Posso esservi daiuto?, domand lufficiale, un tenente come Arthur.
Sentite, avevo un appuntamento con il capitano Wilmott. Mezzora fa. Avete idea di dove sia
finito?
Chi siete?
Arthur Wesley, appena nominato aiutante di campo.
Ah, unaltra recluta del plotone novellini.
Come, scusate?
Il plotone novellini.  cos che ci chiama la viceregina. Gli aiutanti, intendo. Scusate, sono
davvero maleducato. Sono i postumi della sbornia. Si alz e tese la mano a Arthur. Mi chiamo Buck
Whaley.
Buck?
 cos che mi chiamano qui, sorrise il tenente. Il mio vero nome  semplicemente orrendo
da ripetere. Come state?
Bene, grazie. Molto meglio di gran parte degli altri ufficiali, immagino.
Avete saputo di ieri sera, dunque?. Whaley scoppi in una sonora risata, poi trasal e si diede
una manata sulla fronte. Dannazione!.
 una cosa che succede spesso?, domand Arthur.
Non potete immaginare. Ve lo dico, Wesley, questo posto  molto pi pericoloso che essere in
servizio attivo. Se non  il bere, allora saranno i creditori. Abbiamo perso due aiutanti lanno scorso.
Incidenti?, tir a indovinare Arthur.
No. Hanno bevuto fino a morirne. Abbiamo perso quattro aiutanti per via di incidenti.
Oh.
Nel corridoio riecheggiarono delle urla e Whaley fece segno con la testa in quella direzione.
Quello  il capitano. Immagino che abbia un bel mal di testa perci fate attenzione, Wesley.
Bene. A pi tardi.
Arthur si precipit alla sua sedia e si mise seduto.
Un uomo irruppe dalla porta in fondo al corridoio, sbraitando da sopra la spalla: Non mi
importa dov finito, sergente! Fate in modo che il caff sia sulla mia scrivania, bollente, tra meno di
dieci minuti. Altrimenti vi faccio retrocedere a soldato semplice e vi mando a spalare merda dalle stalle
entro la fine della giornata. Avete sentito?.
Brontolando, avanz con passo pesante verso Wesley. Aveva la giacca mezza aperta e,
imprecando, cerc di abbottonarsela mentre camminava. Compito non facile dal momento che il
capitano Wilmott era eccessivamente in sovrappeso e la cintola dei calzoni affondava nei rotoli di
grasso, tendendo i bottoni sopra e sotto di quella che un tempo era la vita. Raggiunse il suo ufficio e
lanci unocchiata a Wesley mentre questi si alzava e lo salutava. Wilmott entr nella stanza
ondeggiando. Ci fu una breve pausa, unimprecazione e poi la sua testa fece capolino dalla porta.
E voi chi diavolo siete?
Tenente Wesley, signore.
Non sarete mica il nuovo aiutante di campo?
S, signore.
Siete dannatamente in anticipo, accidenti. Non sono ancora pronto per ricevervi.
Arthur assunse un atteggiamento composto. S, signore. Mi piace essere puntuale.
Puntuale? Puntuale significa in orario, Wesley. Non dannate ore in anticipo.
Ore, signore?
Be, praticamente s. Ma ormai siete qui, tanto vale che vi riceva adesso. Coraggio, Wesley.
Entrate. Non gingillatevi. Sono un uomo impegnato. Devo vedere il mio sarto il prima possibile.
Infil di nuovo la testa nellufficio e Arthur prese il pastrano e lo segu. Il capitano gli indic
una sedia davanti alla scrivania. Sedetevi l.
Arthur fece come gli veniva detto e il capitano continu ad affannarsi con i suoi bottoni, sempre
pi frustrato e arrabbiato al punto che la faccia chiazzata si fece paonazza. Riusc finalmente
nellimpresa e si lasci cadere sulla sedia dallaltro lato della scrivania. Allung una mano.
Le vostre carte. Vediamole.
Arthur gliele consegn e aspett mentre il capitano dava unocchiata ai documenti e li gettava
da una parte.
Bene, sembrano in ordine. Il sergente vi allestir un ufficio. Avete trovato un alloggio
adeguato?
S, signore. Su Ormonde Quay.
Bene. Molto bene. Allora non vi trattengo.
Signore?.
Il capitano Wilmott lo fiss con lo stesso sguardo che un uomo potrebbe riservare allo scemo
del villaggio e poi gli indic la porta. Andate.
Signore, avevo preso un appuntamento con voi perch mi spiegaste le mie mansioni come
aiutante di campo.
Mansioni?. Il capitano rise. Non ci sono mansioni qui, signore. Non mansioni reali. Potreste
essere chiamato di tanto in tanto per una commissione per il vicer o la viceregina. A parte quello, il
vostro unico dovere  assicurarvi di fare numero nella sala da ballo durante la stagione invernale e ai
picnic quando arriva lestate, sempre che accada in questa arretrata isoletta. Siete mai stato in Irlanda
prima dora, Wesley?
S, signore, rispose pacato Arthur. Sono nato qui. La mia famiglia possiede una tenuta a
Meath.
Oh, davvero?, replic il capitano come se quella fosse linformazione pi noiosa che avesse
mai sentito in tanti anni. Be, quindi saprete che umido e brutto mucchio di torba sia lIrlanda.
Arthur fece spallucce. Se lo dite voi, signore.
Lo dico e lo . Allora, dov quel dannato caff?.
Come se evocati, nel corridoio risuonarono dei passi concitati. Poco dopo, il sergente entr
nella stanza con un vassoio sul quale erano in equilibrio una caffettiera, una tazza e un piattino.
Era ora!, brontol il capitano.
Il sergente, trafelato, lanci unocchiata allaltro ufficiale. Volete che vada a prendere unaltra
tazza, signore?
Cosa? No, non voglio. Il tenente sta andando via.
...
.
...
Capitolo 46.
...
.
...
Arthur scopr ben presto che era come aveva detto il capitano Wilmott. Non cerano vere
mansioni per gli aiutanti al castello. Ma cerano piccole commissioni in abbondanza, tuttavia, come
consegnare a mano eleganti inviti a balli presso le migliori famiglie di Dublino. Oppure sovrintendere
allordine in cui alle carrozze era consentito accedere al castello, dal momento che lordine sociale era
fatto rispettare con molta pi rigidit che non in Inghilterra. Forse laspetto pi oneroso dellincarico
era dover presenziare a ogni evento mondano organizzato dalla viceregina  qualsiasi cosa, dai
tranquilli ma intensi pomeriggi di whist ai chiassosi balli nei quali lorchestra tedesca stabile suonava
fino a notte fonda. Lady Buckingham amava circondarsi del gruppo di giovani ufficiali distaccati
presso lufficio di suo marito. Ai balli, Arthur e gli altri erano costretti a scortarla durante le prime ore,
dopo di che venivano usati come riserva di compagni di ballo da tutte le giovani e non pi giovani
signore che erano state invitate. Col passare delle settimane, Arthur aveva a volte la sensazione di
essere poco pi che un accompagnatore di alto bordo.
Al di fuori di queste incombenze, gli aiutanti potevano disporre come volevano del loro tempo
e, da quei giovani gentiluomini che erano, lo sprecavano in unorgia di alcol, gioco dazzardo, duelli e
prostitute. Questultimo era un piacere che Arthur aveva scoperto quando era membro della mensa
ufficiali a Chelsea.
Nel corso dellultimo secolo, Dublino si era ingrandita a un ritmo incredibile, estendendosi
rapidamente nella campagna circostante mentre i bassifondi si riempivano fino allinverosimile. Con
linstaurarsi di un parlamento irlandese a Dublino, la citt aveva attratto tutti coloro che erano in cerca
di favori politici e sinecure, che il vicer aveva il potere di concedere. Attirava anche sciami di
avvocati, dottori, costruttori, tenutari di bordelli e qualsiasi altra professione in grado di fiutare il
denaro come un segugio fiuta una volpe. Non cera piacere, lusso o vizio che non potesse comprarsi in
qualche parte della citt, se si avevano le conoscenze giuste. Gli ufficiali in servizio al castello di
Dublino erano ben ammanicati in quel senso e, nel giro di qualche settimana, Arthur aveva ormai
dimestichezza con i migliori club e bordelli. Il problema era che quelle attivit avevano un prezzo che
eccedeva di gran lunga la modesta rendita di un tenente di fanteria. La scorta accumulata dai doni in
denaro che i membri della famiglia gli avevano dato alla partenza per lIrlanda fu subito prosciugata.
Fu allora che scopr la sua prima vera debolezza. Con larrivo della primavera, la stagione delle
corse ricominci e i bellimbusti e i damerini  come gli ufficiali amavano definirsi  scesero in pista a
guardare i cavalli, a occhieggiare le donne e a piazzare scommesse. Un giorno, allinizio di maggio,
Arthur divise una carrozza per lippodromo con Buck Whaley e altri due aiutanti, Piers Henderson e
Dancing Jack Courtney. Il sole, per una volta, splendeva nel limpido cielo azzurro e il bel tempo
sembrava aver rallegrato lumore della gente che si dirigeva in massa allippodromo. Gli ufficiali
scesero dalla carrozza e, brandendo i loro bastoni, si fecero largo fino alla pista principale. Laria era
piena delle grida dei venditori ambulanti e degli allibratori, i quali si affannavano a farsi sentire al di
sopra delleccitato frastuono degli spettatori.
Whaley diede di gomito a Arthur, indicandogli un allibratore. Quello  OHara.  luomo che
fa per noi. Offre quotazioni decenti e paga subito le vincite. Ho avuto unottima dritta per la prima
corsa. Andiamo.
Si spinsero tra la folla diretti da OHara, un uomo alto e dalle spalle larghe, con il fisico da
pugile e relative cicatrici. Stava in piedi su una cassa e accanto a lui era accovacciato un monello,
intento a registrare le scommesse e distribuire ricevute agli scommettitori.
Ehi!, esclam Whaley. OHara!.
Lirlandese si guard attorno e scorse subito lufficiale inglese. Guarda un po, il signor
Whaley. E cosa posso fare per voi in questa bella giornata, signore?
A quanto dai Charlemagne?
Charlemagne?. OHara chiuse gli occhi per un momento e mosse le labbra. Poi li riapr di
scatto. Nove a uno. Ma per voi, signore, dodici a uno.
Affare fatto! Cinque ghinee su di lui. Whaley si gir verso Arthur. Lo stesso per il mio
amico!.
OHara guard Arthur con aria calcolatrice. Non conosco questo gentiluomo, signore. Non
siamo ancora stati presentati.
Le mie scuse. Questo  lonorevole Arthur Wesley, da poco arrivato al castello di Dublino.
OHara chin il capo. Signore. Poi pungol il ragazzino con la scarpa. Liam, figliolo, hai
segnato il nome di questo signore?
S e ha puntato cinque ghinee.
Bravo ragazzo. OHara gli arruff i capelli e poi chin di nuovo il capo rivolto ai due
ufficiali. Godetevi le corse, signori.
Whaley salut con la mano e tir Arthur verso le tribune. Arthur gli tolse via la mano. Perch
lhai fatto, Whaley?
Fatto cosa, Arthur?, domand perplesso Whaley. Di cosa stai parlando?
Farmi puntare quelle cinque ghinee.  quasi tutto il denaro che ho al momento. Se quel
Charlemagne perde non avr i soldi per pagare laffitto alla fine della settimana.
Neanche io, rise Whaley. Se perdiamo, ci toccher fare ci che fanno tutti gli altri giovani
ufficiali. Chiedere un prestito. E poi, come pu un cavallo con quel nome perdere?
Oh, davvero scientifico, Buck. Immagino che non ti sia preso il disturbo di informarti sulle sue
condizioni.
Perch avrei dovuto? La fonte della mia dritta  infallibile. Andiamo, Arthur, o sar troppo
tardi per trovare un buon posto da cui guardare la corsa.
Con un amaro sospiro di frustrazione per lincoscienza dellamico, Arthur lo segu nelle tribune,
dove salirono fino a che non ebbero la visuale dellintera pista. I cavalli venivano condotti alla linea di
partenza e i fantini tenevano sotto controllo gli animali con rapidi strattoni alle redini e la pressione
delle ginocchia, mentre sulla folla calava un silenzio trepidante. Lo starter aspett che tutti i cavalli
fossero appaiati dietro la linea di partenza, poi cal la bandiera e, con un gutturale ruggito della folla,
gli animali partirono al galoppo sul rettilineo.
Qual  il nostro?, url Arthur allorecchio dellamico.
Livrea verde e nera! Eccolo, al terzo, no, al quarto posto.
Quarto? Pensavo avessi detto che non poteva perdere.
La gara  appena cominciata, Arthur. Di una possibilit a quel dannato cavallo. Adesso taci e
lasciami guardare.
Charlemagne riusc a stare al passo dei cavalli in testa quando superarono la prima curva ma
non guadagn terreno mentre sfrecciavano lungo il rettilineo successivo diretti alla curva finale. Arthur
assisteva in preda alla disperazione. Poi gli animali affrontarono la curva, con Charlemagne a cinque
lunghezze dai tre in testa. Allimprovviso, il primo si impenn da una parte quando le redini del fantino
si spezzarono. Il secondo cavallo si ferm e fu immediatamente speronato dallanimale al terzo posto.
Ahhh!, tuon la folla e, poi, quando Charlemagne evit lintrico di cavalli e fantini,
galoppando dritto verso la linea di arrivo, cominciarono le grida di scherno e gli insulti. Quando il loro
cavallo tagli il traguardo e il fantino alz il pugno trionfante, Whaley e Arthur urlarono di gioia e
batterono frenetici le mani sulla ringhiera.
Che ti avevo detto?, grid Whaley. Ce lha fatta! Forza, andiamo a cercare OHara!.
Nonostante la considerevole somma da pagare ai due ufficiali, lumore dellallibratore non ne
risent, dal momento che aveva rastrellato tutto il denaro puntato sui tre sfortunati cavalli naufragati in
dirittura darrivo.
Desiderate fare unaltra scommessa, signori?. OHara indic il tabellone dietro di s, sul
quale aveva annotato col gesso i dati delle gare successive. Arthur stava per andarsene quando Whaley
lo trattenne. Un minuto. C una buona quotazione su quellultimo nome nella quinta.
Per un buon motivo, senza dubbio, replic Arthur. Andiamo. Abbiamo tentato la sorte
abbastanza per oggi. Prendiamo le vincite e andiamocene.
Ma guarda. Lo danno venti a uno.
S, ma dubito che possa capitarci un altro colpo di fortuna oggi.
Oh, andiamo, Arthur. Puntiamo solo cinque ghinee. Adesso possiamo permettercelo. E se
vinciamo, ci ricaviamo quasi il doppio. Forza, lo preg, unultima scommessa.
Arthur lo guard un momento e cedette. Dopo tutto, aveva gi un attivo di cinquanta ghinee. E
va bene, lultima. Ma io punter in entrambi i sensi.
Lo sfavorito arriv terzo e Arthur si batt il pugno sul palmo quando tagli il traguardo, per il
grande disappunto di Whaley, che aveva scommesso sulla vittoria. Le scommesse non finirono l. Ci
furono diverse altre corse e, alla fine della giornata, Arthur aveva puntato su tanti cavalli perdenti quasi
quanti erano i vincenti. Ma era stato prudente con le vincite iniziali e fu contento di lasciare
lippodromo con venti ghinee in pi di quando era arrivato. Andarono a cercare gli altri due ufficiali e
tornarono alla carrozza a noleggio. Henderson e Courtney avevano perso una piccola fortuna ma fecero
buon viso a cattivo gioco.
 solo denaro, si strinse nelle spalle Jack Courtney. Me ne far mandare dellaltro da casa.
Vorrei poterlo fare anchio, replic tristemente Henderson. Devo gi diversi mesi di paga a
quegli squali di Dublino. Mio padre li ha gi pagati una volta. Ha giurato che non lo rifar.
Arthur sorrise. Scommetto che lo far.
Quanto?
Venti ghinee.
Andata.
Ma dovete lasciare che sia io a scrivergli.
Cosa?
Scrivo io la lettera o la scommessa  annullata.
Henderson riflett un momento sulla posta in gioco e poi tese la mano. Accetto.
Arthur era sorpreso da quanto ci si potesse spingere oltre per piazzare una scommessa. Nei mesi
che seguirono, prese a scommettere sul tempo, il colore dellabito della viceregina per il ballo
successivo, e una volta scommise perfino che Whaley non sarebbe stato in grado di compiere le sei
miglia attorno a Dublino in meno di unora. Anche se era piuttosto ubriaco al momento della
scommessa, Whaley accett la scommessa e, con un supremo sforzo di volont, la vinse. Arthur vinse
altre scommesse, molte le perse e, quando lestate del 1788 arriv, scopr di essere in debito. Doveva a
Dancing Jack il denaro della scommessa su chi riusciva a bere pi tocai al castello una sera. Quando
Jack insist per avere i soldi, Arthur non aveva da dargliene.
 una scortesia, Wesley, replic Jack con inconsueta seriet. Una scommessa  una
questione donore. Equivale a dare la propria parola. Un gentiluomo onora sempre i suoi debiti.
E saranno onorati, disse con fermezza Arthur. Non appena trover il denaro.
Allora datti da fare, prima che si sparga la voce che non saldi le scommesse.
La prima persona a cui Arthur si rivolse fu il suo padrone di casa, il calzolaio di Ormonde
Quay. Luomo non ebbe bisogno di persuasione; aveva gi fatto prestiti a diversi dei suoi aristocratici
inquilini e sapeva che avrebbero fatto quasi ogni cosa per ripagarlo piuttosto che essere disonorati
pubblicamente. Inoltre, linteresse sui prestiti costituiva di per s unottima fonte di reddito. Per Arthur
il problema si aggrav sempre pi quando fu costretto a prendere denaro in prestito da un usuraio per
ripagare laltro, e le somme che doveva aumentavano veloci come un rampicante che minacciava di
avvolgerlo nelle sue spire e soffocarlo a lungo andare. Prese anche in considerazione lidea di rivolgersi
a William per un prestito, dal momento che il fratello era adesso un rispettabile membro del parlamento
irlandese, con sufficienti sinecure da garantirgli una vita comoda. Ma la prospettiva di subire uno dei
sermoni di William sui debiti era intollerabile. Dopo un certo punto, quando fu chiaro che non si
sarebbe liberato dai debiti fino a che fosse rimasto a Dublino, Arthur cess di preoccuparsene e li
accett come un fatto della vita.
Dublino offriva altri piaceri di tipo pi carnale e sofisticato. E non cera locale pi famigerato
del Fitzpatricks in Birdsall Street. Talmente famigerato da avere unappendice tutta sua nellultima
edizione dellHarrys List of Covent Garden Ladies. Era al Fitzpatricks che stavano andando Arthur e
Dancing Jack unumida sera di luglio. Anche se erano le otto passate, Dublino era inondata da un caldo
chiarore arancione, accentuato da una sottile coltre di smog. A parte un breve acquazzone quel giorno,
il tempo era stato magnifico nellultima settimana e le strade puzzavano di fogna. I due ufficiali
stavano attraversando uno dei quartieri malfamati e le strade erano piene di bambini laceri e scalzi che,
nonostante la fame, continuavano a giocare in mezzo ai rifiuti e alla sporcizia generale. Canti chiassosi
si riversavano da una bettola in fondo e diversi uomini erano stravaccati contro il muro, privi di sensi a
furia di bere. Una sgualdrina dal viso smunto passava senza fretta da un uomo allaltro, frugando nelle
loro tasche.
Via, tu!. Jack si avvent col suo bastone e la donna strill quando il colpo le atterr sulle
spalle. Dannata ladra!. Sollev di nuovo il balcone e la donna indietreggi, si alz in piedi e spar
dietro langolo.
Arthur si lanci unocchiata intorno e vide che la gente in strada stava guardando con palese
ostilit i due eleganti ufficiali. Andiamo, Jack, questo non  un posto raccomandabile.
Non raccomandabile? Bah! Questi non sono che miseri codardi. Agit la mano con disprezzo
verso la gente per strada. Come tutti gli irlandesi. Barbari malvagi bravi solo a coltivare patate.
Zitto, Jack. Ci farai uccidere.
La porta della bettola si spalanc e due uomini rotolarono in strada, imprecando e ringhiando
mentre lottavano avvinghiati sul lurido acciottolato. Uno dei due tir fuori un bastone da passeggio
dalla giacca e, prima che laltro potesse reagire, lo colp alla testa. Ci fu un sordo scricchiolio e luomo
cadde privo di sensi, con il sangue che cominciava a colargli da sotto i capelli. Laggressore non perse
un solo istante e, chinatosi sulla vittima, cominci a bastonargli la testa fino a che la sua faccia non fu
coperta di schizzi di sangue e materia cerebrale. Alz lo sguardo, vide i due ufficiali e se la diede a
gambe.
Jack si controll i pantaloni bianchi per assicurarsi che non vi fossero schizzi di sangue. Come
dicevo, barbari malvagi. In quale altra parte del mondo  possibile imbattersi in una sgualdrina ladra e
un assassino nel giro di un minuto? Dimmelo, Arthur.
Arthur fece un passo verso luomo riverso sulla strada. Dovremmo portarlo da un dottore.
Non ha senso, Arthur. Ormai per lui non c pi niente da fare e poi siamo in ritardo. Se non
siamo al Fitzpatricks allora prevista, la mia dolce Mary si trover un altro uomo per la notte.
Andiamo.
Arthur diede un ultimo sguardo al corpo, facendo una smorfia mentre il sangue gocciolava
verso il canale di scolo. Poi si tir su e si affrett a seguire lamico.
Con larrivo dellestate, la viceregina diede meno balli e si concentr sullorganizzazione di
raffinati picnic nella campagna circostante. Prima di cominciare a presenziare a questi eventi, Arthur
considerava i picnic come occasioni per lo pi informali che prevedevano cestini preparati alla buona
per approfittare di una calda giornata estiva. I suoi genitori con i fratelli e le sorelle scarpinavano nei
campi attorno a Dangan fino a che trovavano un posto tranquillo nei pressi di un corso dacqua, dove
potevano rinfrescarsi i piedi nudi mentre mangiavano pane con carne fredda e formaggio. Invece i
picnic organizzati dalla viceregina equivalevano a una complessa campagna culinaria in grado di
rivaleggiare con unesercitazione militare, tali erano le richieste rivolte agli ufficiali per coordinare
ospiti, forniture di cibo e intrattenimento. Lorganizzazione tendeva a tenere occupati gli aiutanti di
campo per giorni interi e Arthur non poteva fare a meno di pensare che rappresentasse la vendetta della
viceregina sul plotone novellini del castello di Dublino.
Nei giorni di picnic, i carri e i carretti di chi veniva ingaggiato per la preparazione del cibo
arrivavano sul posto prima degli ospiti. Venivano allestite tende, le orchestre accordavano gli strumenti
allombra degli alberi e si preparavano enormi quantit di carni fredde e prelibatezze varie.
Il generale buonumore di coloro che partecipavano allevento contagiava Arthur, che spesso si
ritrovava a parlare a gran voce con i compagni di bisboccia. Dopo qualche bicchiere, lalcol tirava fuori
il suo spirito cattivo e per qualcuno pi di un picnic fu rovinato dal ritrovamento di qualche sgradevole
animaletto selvatico nel proprio cestino. Oppure poteva spingere qualcuno nel fiume o riferiva al
vetturino di qualche signore che il veicolo non era pi richiesto, cos che il suo proprietario era
costretto a una lunga passeggiata per fare ritorno a Dublino.
Alla fine la viceregina ne ebbe abbastanza e, allinizio di agosto, fece convocare il tenente
Wesley nei suoi alloggi privati. Arthur buss alle porte delle sue stanze e un valletto lo accompagn al
suo ufficio.
Il tenente Wesley  qui per vedervi, Vostra Grazia.
Fatelo entrare.
Il valletto gli fece segno e Arthur varc la soglia e si mise sullattenti mentre la porta si
chiudeva piano dietro di lui, lasciando soli la viceregina e il suo ospite. La viceregina era una donna
elegante con qualche anno pi di Arthur, nonch considerevolmente pi assennata. Sedeva a un piccolo
scrittoio e termin in fretta un messaggio che stava scrivendo su un foglio di pergamena. Infine rimise
il coperchio al calamaio e pos la penna. Rimase a guardarlo per un po fino a che Arthur si sent a
disagio e prese ad arrovellarsi sul motivo di quella convocazione per un colloquio privato.
Sedete, tenente.
S, Vostra Grazia. Arthur prese una delle sedie disposte lungo le pareti, pronte per gli
spettacoli privati che a volte la viceregina teneva in quella stanza.
Arthur, posso chiamarvi cos?.
Lui annu. Il ricorso al nome di battesimo non faceva presagire niente di buono e deglut
nervosamente.
Arthur, sapete perch siete qui?
No, Vostra Grazia. Riconobbe la strategia e si sent come uno scolaretto disubbidiente colto
in flagrante dal maestro.
Lei gli sorrise brevemente.  del buon comportamento che desidero discutere con voi. Nello
specifico, del vostro comportamento. O della sua mancanza, dovrei dire.
Vostra Grazia? Non sono certo di capire.
Io spero di s, Arthur, perch  lunico modo in cui potrete riscattarvi. Francamente, sono
stanca dei continui scherzi che giocate ad alcuni miei ospiti durante i picnic.
Non  mia intenzione recare offesa, Vostra Grazia.
Voi fate peggio di cos, Arthur. Voi recate disturbo. Siete come un piccolo moccioso viziato,
di quelli che fanno del loro meglio per rovinare le feste di compleanno e quel genere di cose. Solo per
ricevere attenzioni. Be, adesso avete la mia attenzione e tutto ci che posso dire  che sto cominciando
a desiderare di non aver mai acconsentito alla richiesta di vostro fratello perch diventaste un aiutante
di campo.  un peccato, un vero peccato, perch niente mi piace di pi che circondarmi di uomini
attraenti e affascinanti come voi. Vedo bene che avete del potenziale ma questo vostro comportamento
da villano  intollerabile. Avete capito?
S, Vostra Grazia. Vi porgo le mie pi umili scuse.
Arthur, non mi interessano le vostre scuse. Mi interessa solo avere picnic senza intoppi. Per
tale motivo, vi sarei grata se non partecipaste ad alcun evento mondano fino alla fine dellestate.
Sarebbe la cosa migliore per tutte le parti coinvolte. Potete usare questo tempo per riflettere se meritate
davvero un posto qui al castello o se  il caso di chiedere unaltra, pi remota, destinazione. Sono stata
chiara?
S, Vostra Grazia.
Allora andate. Ne ho abbastanza di voi per il momento.
...
.
...
Capitolo 47.
...
.
...
Per la gioia della viceregina, Arthur si attenne al suo consiglio e cominci a maturare
diventando quel genere di responsabile gentiluomo che lei si vantava di avere presso la sua corte. Il
costante flusso di lamentele sul suo comportamento cess. Certo, ci fu qualche occasione in cui
infastid un dignitario locale o laltro, ma non pi del resto dei membri del suo plotone novellini. Alla
fine dellanno, ormai, cera stata una sorta di trasformazione e Arthur era di nuovo ben accetto ai balli
dove danzava con eleganza, beveva con moderazione e intratteneva conversazioni mature e
affascinanti.
Con lapprossimarsi del Natale, si mise daccordo per pranzare con il fratello William nel club
di questultimo in Eustace Street. Non appena varc le porte di Coulters, Arthur ne avvert
linsolitamente calma e placida atmosfera, in netto contrasto con gran parte dei posti che tendeva a
frequentare con gli altri ufficiali del castello. Certo, pens, era decisamente in tono con il carattere di
William. Quelluomo era cos determinato nelle sue ambizioni che riusciva a non superare mai i limiti
della sobriet e della rispettabilit.
Arthur, da questa parte, lo chiam William dal suo tavolo vicino alla finestra. Cerano alcuni
ospiti che mangiavano in silenzio e alzarono lo sguardo irritati al suono di quella voce alzata. Arthur
attravers la sala per raggiungere il fratello. William si alz, si scambiarono una formale stretta di
mano e si misero seduti.
Allora, William, qual  la notizia?
Notizia? Deve esserci un motivo perch un fratello chieda allaltro di pranzare insieme?
Nessun motivo.  solo che non mi avevi mai invitato qui. Perci ho pensato che dovessi dirmi
qualcosa.
 cos, ammise William. Tir fuori dalla tasca una lettera. Viene da Londra, da parte di
nostra madre.
Arthur osserv la lettera per un momento, poi si guard attorno e fece segno al cameriere
perch venisse a prendere la sua ordinazione.
Non la leggi?, gli chiese William.
Perch dovrei? Ha scritto a te. Dimmelo tu cosa dice. Faremo prima.
Il cameriere arriv al tavolo con un deferente cenno del capo. Signore?
Desidero pranzare. Come preparate il maiale in questo posto?
Cotto nel porto, signore. Marinato.
Immagino. Va bene, per cominciare.
Molto bene, signore. E da bere.
William, tu cosa stai bevendo?
Al momento niente.
Bene, allora puoi farmi compagnia con del Madera.
S, signore. Il cameriere chiuse di scatto il libretto delle ordinazioni e si diresse verso la
cucina.
Suppongo che andr sul mio conto, borbott William.
Perch no? Puoi permettertelo.
S, posso e non lo nego. La ragione per cui posso permettermi il vino  che sono oculato col
denaro, a differenza del mio scioperato fratello. Anzi, fratelli, dovrei dire.
Cosa intendi?
Leggi la lettera.
Dimmelo e basta.
William sospir. Si tratta di Richard. Lo sciocco si  messo con una donna straniera che lo sta
prosciugando. Si sta riempiendo di debiti.  una brutta faccenda. Mette in cattiva luce la famiglia.
Un autentico modello di nobile comportamento, il nostro Richard, replic sarcastico Arthur.
William lo guard e poi scosse la testa esasperato. Superficiale, come sempre.
Ma sincero.
William fece spallucce.  irrilevante. Per tornare alla situazione finanziaria della famiglia, se
posso.
Prego.
So che hai qualche debito, ma dobbiamo concentrarci su quelli di Richard prima che i suoi
creditori agiscano. Mi sono gi mosso per suo conto per ipotecare la tenuta di Dangan.
Arthur lo guard sconvolto. Dangan, ipotecata?
Andava fatto, Arthur. Ho dovuto mettere insieme del capitale per ripagare i suoi debiti urgenti.
Ne  rimasto abbastanza per provvedere ai debiti per una decina danni. Dopo di che, c solo una
piccola somma in azioni ordinarie tra noi e la rovina finanziaria. Vedi, si sporse verso Arthur,
dobbiamo cominciare a farci una carriera. Tutti quanti, se vogliamo che la famiglia vada avanti. La
carriera politica di Richard a Londra sta andando bene. Non appena si accaparra uno dei grandi
incarichi di Stato, dovrebbe riuscire a trovare qualche sinecura per garantirsi un futuro stabile. Ho
deciso di seguirlo a Westminster. In parte per sostenerlo ma anche per cercare di farmi strada l.
Ma sei gi membro della Camera di Trim.
William annu.  servito allo scopo. Ho bisogno di andare avanti. Perci mi ritirer
dallincarico nel nuovo anno. Porter con me gran parte dei miei averi, ma puoi prendere quello che
resta. Magari vorrai trasferirti in Merrion Street quando me ne sar andato.
Sei troppo gentile, William.
Laltro si strinse nelle spalle. Fa come vuoi. Lofferta era sincera.
Ne sono certo. Grazie. No, davvero. Dico sul serio.
William lo osserv per cercare di capire se fosse una presa in giro e poi annu. Mi fa piacere
aiutarti come posso, Arthur.
Davvero?, sorrise Arthur. In realt, c un favore che vorrei chiederti.
Ah, s?
Mi serve il grado di capitano. Non posso vivere con la paga che ho al momento. Si dice che al
nuovo vicer, lord Westmoreland, piaccia condurre unesistenza alquanto prodiga. Questo vuol dire che
la vita al castello diventer ancora pi costosa. Non potreste tu e Richard vedere se si pu fare qualcosa
al riguardo? Wilmott si ritirer a breve. Ha gi lasciato intendere che metter in vendita il suo incarico.
Fa parte della cavalleria, perci ci saranno agevolazioni extra che vale la pena avere.
Un posto da capitano?, riflett William. Daccordo, vedr cosa posso fare. Certo, potresti
sempre cercare di essere meno spendaccione. Nel frattempo, c qualcosa che puoi fare per me in
cambio.
Cio?
Sta lontano dai guai. Ho seguito le tue vicende al castello. Non troppo soddisfacenti, vero,
Arthur?
Mi sono comportato molto meglio ultimamente. Chiedi e vedrai.
So che lo hai fatto. Continua cos. Daccordo? Per il bene della famiglia.
Arthur fece spallucce. Come vuoi.
Bene. William fin di mangiare e, messe gi le posate, si tampon le labbra. Adesso devo
tornare alla Camera per la riunione della commissione servizi segreti.
Sembra molto interessante.
Potrebbe esserlo. I nostri agenti dicono che cova un po di malcontento tra gli irlandesi. Non 
insolito, ma uno direbbe che abbiamo gi dato abbastanza con i Catholic Relief Acts. Non hanno fatto
che causare problemi. Ricordi lo spargimento di sangue per le sommosse di Gordon a Londra? Se non
stiamo attenti, avremo anche qui lo stesso problema. Sembra che questa gente non sar contenta fino a
che gli inglesi non lasceranno la sua terra. Non che questo accadr mai, ma proprio non riesce a
smettere di sognarlo.
Purch si limiti a sognare.
Certo, replic William in tono di scherno. Cosa c? Pensi che gli irlandesi arriveranno mai
a tanto? Non ce lhanno nel sangue. Sono una razza scontrosa e incivile buona solo a sgobbare nei
campi.
Interessante punto di vista, William, replic pacato Arthur. Ma io starei attento a dove
esprimerlo. A ogni modo, alla tua salute!.
Arthur vuot un altro bicchiere di Madera e William si accigli. Non abusare della mia
ospitalit, bada, Arthur.
Io?. Arthur si tocc la gola e assunse unespressione offesa. Sono tornato sulla retta via.
Davvero? Staremo a vedere Staremo a vedere.
...
.
...
Capitolo 48.
...
.
...
Malgrado gli sforzi di William, non ci furono promozioni per Arthur nel nuovo anno. Alla fine
della guerra con le colonie americane, lesercito era tornato a una condizione da tempo di pace e
cerano poche possibilit di promozione, dal momento che gli incarichi erano messi in vendita a caro
prezzo. Solo una guerra, o la sua prospettiva, avrebbe portato a una domanda di ufficiali e pertanto a un
calo del valore di mercato del grado di capitano che Arthur inseguiva. Non ottenne la promozione ma
un trasferimento nel 12 Dragoni Leggeri. Questo comport una rendita migliore e unelegante nuova
uniforme da sfoggiare nelle occasioni mondane di Dublino. Tuttavia, il nuovo vicer conferm la
propria reputazione di amante dello sfarzo e, nel giro di poche settimane dal suo arrivo, il conto della
mensa di Arthur e i suoi altri debiti avevano cominciato a lievitare a un ritmo allarmante, dal momento
che si sentiva costretto ad adeguarsi allo stile di vita che ci si aspettava dai membri della corte del
castello di Dublino.
Quando linverno cedette il passo alla primavera, e la stagione dei picnic riprese, Arthur era in
preda alla preoccupazione per i suoi problemi finanziari. Lunica soluzione immediata era tagliare le
spese. E lunico modo per riuscirci era ritirarsi dalla caotica scena sociale di Dublino. Cominci a
rifiutare inviti, adducendo come scusa impegni presi in precedenza e tornando ai suoi alloggi per
passare il pomeriggio, o la serata, a leggere un libro. Non era un passatempo che si era premurato di
rivelare ai colleghi ufficiali, dal momento che gi cominciavano a lamentarsi perch li abbandonava
nelle loro incursioni notturne nelle bettole e nei bordelli della citt.
Tuttavia, non si potevano ignorare gli inviti del vicer e della viceregina senza causare il pi
grave degli oltraggi. Qualsiasi ufficiale tanto avventato da suscitare la loro disapprovazione aveva
ottime probabilit di vedersi trasferito in qualche pestilenziale destinazione delle Indie Occidentali,
dove il caldo o qualche febbre poteva rovinare la salute di un uomo nel giro di pochi mesi. Fu cos che
in un caldo giorno di met giugno Arthur si ritrov a viaggiare nella carrozza di lady Aldborough,
diretto a un picnic in mezzo alle colline che si snodavano a ovest della citt. Facevano parte di un lungo
convoglio di carrozze partite da Dublino nella tarda mattinata. Al di sopra dello sferragliare delle ruote
e del sordo scalpiccio dei cavalli, le voci di centinaia di ospiti risuonavano allegramente in tutta la
campagna, spingendo i contadini a fermarsi a guardare lelegante corteo che passava davanti a loro.
Lady Aldborough aveva chiesto la compagnia di uno dei pi attraenti e interessanti ufficiali del
castello e la viceregina aveva scelto Arthur. Alto, magro e di bellaspetto, era ancora noto per essere
disinvolto e divertente. La pessima reputazione che si era fatto al tempo del precedente vicer era stata
per lo pi perdonata ed era certo di essere per lady Aldborough un ottimo compagno per la giornata. O
cos si pensava.
Avete appreso la notizia dalla Francia, milady?, esord Arthur. Abbiamo ricevuto un
giornale di Londra questa mattina a mensa.
E quale sarebbe questa notizia?
Be, che la nazione  in crisi. Ci sono sommosse ovunque. Il re  stato costretto a convocare
gli Stati Generali a Parigi per risolvere la situazione.
Davvero?, replic asciutta lady Aldborough. Che cosa affascinante. E perch la cosa
dovrebbe interessarvi, tenente? O interessare a me, se per questo.
Se i rapporti sono esatti, e lautorit del re viene messa in discussione, allora  il regime stesso
a essere in pericolo.
Davvero spaventoso. Immagino che questo voglia dire che la fornitura di abiti e cappelli da
Parigi potrebbe essere interrotta. Sarebbe una catastrofe.
Arthur la guard come se fosse pazza. Poi lei rise della sua espressione e si batt sul petto con la
punta del parasole. Stavo scherzando. Chiedo scusa. Ma di certo un giovane come voi ha cose migliori
da fare che preoccuparsi di quanto accade in un Paese lontano.
Saremo anche in Irlanda, milady, ma la Francia  il Paese pi vicino alle isole britanniche.
Dovremmo preoccuparci di cosa accade a Parigi.
In una giornata cos bella? Perch pensarci? Non ci  dato intervenire e perci dovremmo
concentrarci su piaceri pi immediati. Precisamente questo picnic. Si protese per dargli un colpetto sul
ginocchio. Andiamo, Arthur posso? Mi avevano parlato di voi come di un tipo arguto e
interessante, ma trovo la vostra conversazione sottotono e incentrata su un noioso argomento.
Noioso?
La politica, Arthur. La politica mi annoia. Voglio parlare di qualcosaltro.
Ma certo, milady. Arthur si costrinse a sorridere. E di cosa vi piacerebbe parlare?.
Lei rimase a guardarlo in silenzio per un momento e poi si accigli. Non lo so, replic in tono
irritato.  davvero troppo faticoso, Arthur. La conversazione dovrebbe essere leggera e spontanea. La
vostra non  n luna n laltra.
Vi chiedo scusa, milady.
Bah! Peccato.  un vero peccato. Distolse lo sguardo da lui e lo rivolse sulla campagna che
scorreva davanti a loro. Arthur si irrigid sentendo crescere limbarazzo della situazione. Ma non era in
vena di chiacchiere frivole. Era seriamente preoccupato per le notizie dalla Francia. Ricord il tempo
passato ad Angers e pens con affetto a monsieur e madame de Pignerolle. Ramment anche una
conversazione avuta una volta con lelegante vecchio signore riguardo le crescenti tensioni tra le classi
sociali francesi. Se non si fosse raggiunto un compromesso, aveva detto monsieur de Pignerolle, allora
il Paese si sarebbe spaccato. Il vecchio regime, al quale lui apparteneva, sarebbe stato spazzato via nel
conseguente caos. Arthur aveva rispettato quelluomo sin dallinizio. Incarnava tutto ci che cera di
buono nellaristocrazia francese: grazia, raffinatezza e un senso della tradizione che risaliva a
generazioni addietro. Arthur sperava con tutto se stesso che la crisi passasse alla svelta. Lidea stessa di
un conflitto tra le classi che componevano una societ lo riempiva di inquietudine. Seduto nella
carrozza a guardare i contadini nei campi, non pot fare a meno di chiedersi cosa sarebbe accaduto l se
la gente comune fosse stata contagiata dallo spirito ribelle che sembrava attanagliare la Francia
nellultimo mese.
Dal castello erano stati mandati dei servitori ad allestire un padiglione e disporre tavoli e sedie.
Lorchestra del castello era arrivata a bordo di un carro e aveva sistemato leggii e sgabelli prima di
provare i balli che avrebbe suonato dopo pranzo. Cibo freddo e vino e bevande ghiacciate erano stati
preparati con cura su un lungo tavolo e tutto era pronto per gli ospiti quando le carrozze arrivarono sul
posto. Lady Aldborough aveva ormai rinunciato al giovane accompagnatore e, non appena la sua
carrozza smise di muoversi, lasci che la aiutassero a scendere e si affrett a raggiungere un gruppetto
di altre signore radunate vicino al padiglione. Arthur la guard andare via con un certo rimpianto. Non
le mancavano bellezza, un discreto patrimonio e buone conoscenze. Esattamente il tipo di donna che
William lo avrebbe esortato a coltivare in vista di una utile amicizia a lungo termine, se non si fosse
arrivati al matrimonio.
Ma non riusciva a scrollarsi di dosso la crescente coltre di depressione che sembrava
avvilupparlo negli ultimi mesi. A differenza degli altri ufficiali, aveva una visione generale pi ampia e
il brivido di una vita passata a cogliere fugaci piaceri aveva cominciato ad affievolirsi. Doveva
sistemare la questione dei debiti e cominciare a fare progetti per il futuro. Con le notizie degli eventi in
Francia che si diffondevano in Europa come un gas malefico, Arthur non riusciva a condividere il
buonumore degli ospiti del picnic. Li osserv, in gran parte giovani e liberi, come lui stesso avrebbe
dovuto essere. Eppure la loro cecit rispetto al mondo che li circondava li faceva sembrare tutti
vulnerabili. Nei campi sotto la collina, i puntini neri dei contadini tiravano a campare con i loro miseri
pezzetti di terra. Riuscivano a malapena a pagare gli affitti che esigevano gli agenti dei latifondisti.
Bastava un cattivo raccolto a gettarli nella disperazione, e le persone disperate erano capaci di qualsiasi
violenza. Perci cera qualcosa di intenso in quel momento di piacere innocente e ignaro e Arthur si
rese conto che doveva cercare di gustarlo finch poteva. Anche se si fosse sbagliato riguardo agli eventi
lontani, non sarebbe rimasto giovane a lungo.
Dopo pranzo, gli ospiti cominciarono a dirigersi verso il padiglione, dove era stato posato un
pavimento di legno portatile. Era previsto che lady Aldborough concedesse il primo ballo a Arthur, ma
adesso sembrava aver trasferito le sue attenzioni sul maggiore John Cradock, un bellimbusto di uno dei
reggimenti di cavalleria. Poich cerano pi uomini che donne al picnic, le signore erano tutte
impegnate. Quando lorchestra fece lattacco del primo ballo, le coppie scesero sulla pista e lasciarono
Arthur e una manciata di altri a guardare. La musica cominci e le coppie si misero in movimento
seguendo uno schema di passi sincronizzati.
Arthur rimase a guardare per un po, prima di avvertire uno spiacevole formicolio sotto il
colletto. Allontanatosi dal padiglione, and al tavolo imbandito sul quale zuppiere dargento colme di
punch alla frutta brillavano al sole. Si riemp un bicchiere e si avvi verso un piccolo poggio ricoperto
di castagni. Era fresco allombra e trov il tronco di un albero caduto tanti anni prima e che adesso era
asciutto e duro. Arthur si sedette, dando le spalle al padiglione, e guard gi dal pendio verso la
distante macchia indistinta di Dublino, che si estendeva disordinata. Sulla sua testa, il fruscio delle
foglie agitate dal vento era rilassante e, per un momento, si appoggi allindietro e chiuse gli occhi,
aspirando il terroso odore del muschio e dei fiori che crescevano sotto i castagni.
Poi, quando la musica cess e ci fu un leggero scroscio di applausi, tir fuori dalla giacca il
sottile volume che aveva cominciato a leggere qualche giorno prima. Cerc la posizione pi comoda
contro il tronco caduto e apr il libro, sfogliandolo fino a trovare la pagina a cui era arrivato. Fece un
respiro profondo e lo lasci uscire adagio mentre cominciava a leggere. Ben presto si immerse nella
lettura e la sua attenzione fu totalmente catturata dallargomento. Al punto che non si accorse della
ragazza fino a che lei non gli fu accanto. Poi, si alz di soprassalto e chiuse il libro.
Scusate, signora, non vi avevo vista.
Lei sorrise. Sono io che dovrei chiedervi scusa, signore. Per aver invaso la vostra solitudine.
S, be.
In realt, ero curiosa. Vi ho visto venire da questa parte dalla pista da ballo.
S, infatti. Lespressione di Arthur si addolc alla vista del bonario scintillio negli occhi che lo
guardavano da sotto una frangia di riccioli castani. Lei gli sorrise di nuovo.
Ah, ma avete un libro con voi. Questo spiega tutto. Molto pi gratificante che godere della
compagnia altrui.
Per un momento, Arthur prov un senso di irritazione, ma poi vide che lei aveva descritto il suo
carattere alla perfezione e la sua faccia si allarg in un sorriso.
La ragazza rise. Sapevo che eravate dotato di senso dellumorismo.
Qualcuno lha notato, ammise Arthur. Ma il mio senso dellumorismo non  stato sempre
ben accetto.
Anche questo  stato notato.
Arthur si irrigid. Cosa posso fare per voi, signora?
Kitty. Mi chiamo Kitty Pakenham. Gli porse la mano e Arthur si inchin per baciargliela. E
so gi chi siete, signore. Sono venuta quass per vedere se eravate tanto gentile da chiedermi di
ballare.
Siete una ragazza sfrontata, signorina Pakenham. Arthur ghign. Ma sarei lieto di chiedervi
il prossimo ballo.
E io sarei lieta di accettare.
Si voltarono verso il padiglione e si incamminarono gi per il pendio. Arthur non pot fare a
meno di essere divertito dallatteggiamento vivace della ragazza. Fece per rimettere il libro nella giacca
ma lei gli ferm il braccio.
Di cosa si tratta?
Niente di importante.
Lei pieg la testa per leggere il titolo. Saggio sullintelletto umano. Locke, dico bene?
Proprio cos.
Strana scelta di lettura per un giovane. Ancora pi strano per un aiutante di campo del castello.
Qualcuno mi ha detto che eravate un tipo serio e studioso.
Fatemi indovinare. Lady Aldborough.
Lavete inquadrata bene, signore, rise Kitty.
E lei ha inquadrato me.
Raggiunsero le altre coppie sulla pista da ballo proprio mentre lorchestra attaccava il pezzo
successivo. Arthur non ebbe il tempo di sistemare le mani con troppa delicatezza quando Kitty lo
afferr e tutti e due furono risucchiati nel turbinio di gonne e calzoni aderenti. Lei se la cavava appena
e Arthur, molto pi esperto, trovava difficile continuare a cambiare il passo per evitare di pestare i piedi
alla sua compagna. Quando il ballo fin, lei rise nel vedere lespressione agitata di Arthur.
Oh, cielo. Sono stata cos terribile?
Niente affatto. Arthur tent di fare il galante. Danzate conesuberanza.
Esuberanza!. Kitty scosse il capo. Non lavevo mai sentita definire cos. Ma voi siete gentile
con me, signore. Adesso temo di avervi imposto un ballo di troppo.
Siete impegnata per il prossimo ballo?. Data lesiguo numero di signore, era pi che
probabile che Kitty fosse stata gi richiesta. Infatti lei si guard attorno e aggrott la fronte quando i
suoi occhi si posarono sul maggiore Cradock, impegnato in unintensa conversazione con lady
Aldborough. Si gir verso Arthur con un sorriso.
A quanto pare siete fortunato. Il prossimo ballo  vostro, se volete.
Grazie.
Passarono insieme il resto del pomeriggio, ballando  cosa che mise a dura prova lagilit di
Arthur  e chiacchierando. Venne fuori che i Pakenham vivevano a sole trenta miglia da Dangan e
avevano diverse conoscenze in comune nella zona. Quando i balli giunsero al termine e gli ospiti
cominciarono ad avviarsi alle carrozze, le preoccupazioni che avevano afflitto Arthur si erano dileguate
e la delicata natura provocatrice di quella giovane donna era particolarmente attraente, una sorta di
droga, addirittura. Alla fine, fu chiamata da unamica a bordo della carrozza con cui sarebbe rientrata a
Dublino.
Buon Dio!. Arthur si guard attorno preoccupato. Ma non cera traccia di lady Aldborough
n della sua carrozza tra le poche rimaste. Dovevo tornare con la carrozza di lady Aldborough.
Penser che sono terribilmente maleducato.
Io non mi preoccuperei per lei, replic lamica di Kitty. Il bel Cradock  stato tanto gentile
da riaccompagnarla al castello nella sua carrozza. Sono andati via un po di tempo fa.
Dannazione, ringhi Arthur. Se la viceregina avesse saputo quanto era successo, non ne
sarebbe stata contenta. Poi gli venne in mente qualcosaltro. E adesso come diavolo faccio a
tornare?.
Kitty lo guard imbarazzata. Certo, mi piacerebbe offrirvi un posto nella nostra carrozza. Ma
temo che non ci sia spazio.
Non ha importanza, sorrise Arthur. Sono sicuro che trover un posto.  stato un bel
pomeriggio, signorina Pakenham.
 vero, sorrise lei.  un peccato che domani debba tornare a casa. Altrimenti avrei goduto
della vostra compagnia ancora per un po.
Arthur prov una fitta di disperazione a quelle parole e la malinconia torn a farsi strada dentro
di lui. Si impose di sorridere. Sono certo che ci incontreremo ancora, signorina Pakenham.
Non vedo lora.
...
.
...
Capitolo 49.
...
.
...
Il reggimento de la Fre era stato trasferito a Auxonne, nella regione della Borgogna. Al suo
arrivo, Napoleone fu deluso di scoprire che Auxonne era una piccola citt di provincia con ben pochi
dei luoghi di interesse e degli svaghi che lo avevano sedotto a Parigi. La caserma era un fatiscente e
disordinato insieme di edifici ai bordi della cittadina, malgrado il reggimento vantasse la propria scuola
di artiglieria dove gli ufficiali francesi, e un manipolo di stranieri, imparavano il mestiere e si
cimentavano, migliorandosi, con le armi da fuoco. Napoleone era stato informato che il comandante
della scuola era il generale barone du Tiel, una specie di leggenda tra i pi professionali degli ufficiali
di artiglieria dellesercito francese. Era unottima opportunit studiare sotto la guida di un uomo del
genere e Napoleone non vedeva lora di conoscere il generale il prima possibile.
Era tardo pomeriggio quando si present al corpo di guardia. Una volta controllate le sue
credenziali, fu indirizzato al quartier generale. Napoleone trov lufficio dellaiutante e buss alla porta.
Avanti!.
Napoleone entr. Dietro la scrivania, il capitano Des Mazis alz lo sguardo e sgran gli occhi nel riconoscerlo.
Napoleone salut e consegn i documenti allaiutante. Tenente Bonaparte rientrato dalla licenza, signore.
Bonaparte! Santo Dio, quanto tempo  passato?. Il capitano Des Mazis aggrott la fronte per
lo sforzo di memoria. Un anno? No, quasi un anno e mezzo, giusto?
S, signore.
Sono sorpreso di rivedervi. Avevamo quasi rinunciato a sperare nel vostro ritorno. Una
malattia che tiene un uomo lontano dal suo reggimento per cos tanto tempo difficilmente tende a
essere curabile. Sorrise e si alz, tendendogli la mano.
Napoleone gliela strinse.  bello essere tornati, signore.
Bello?. Il capitano scosse il capo mestamente. C poco di bello in questo paese, come sono
certo abbiate gi visto. Un cambiamento drastico rispetto a Valence. Fece un sorriso fiacco. Tuttavia,
c qualche posto in cui bere e abbastanza sgualdrine tra cui scegliere. Ci accontenteremo. Per lo meno
avrete un posto nella mensa ufficiali. In fondo al corridoio e poi girate a sinistra. Non potete sbagliare.
 lunico luogo allegro nel giro di miglia.
Napoleone salut, lasci lufficio dellaiutante e segu le indicazioni per la mensa. Il suono di
risate e conversazione animata arrivava fin nel corridoio. Lasci il facchino con il compito di cercare il
sergente della mensa e predisporre un alloggio per lui e infine lo pag. Lisciatosi i capelli e le grinze
della giubba, Napoleone entr nella mensa.
La sistemazione fornita agli ufficiali del reggimento era malmessa quanto il resto della caserma.
Il pavimento era di nuda pietra e alcuni tavoli e sedie traballanti erano disposti lungo le pareti umide.
Al centro della stanza, dei giovani ufficiali stavano in cerchio attorno a due compagni con ciascuno una
bottiglia di vino in equilibrio sulla testa. Entrambi avevano tirato fuori la spada e cercavano di far
cadere uno la bottiglia dellaltro. Gli altri ufficiali li incitavano e non fecero caso a Napoleone che si
avvicinava a loro. Infilandosi tra due spettatori, Napoleone vide che uno dei due contendenti era il suo
amico Alexandre Des Mazis. Alexandre era rigido, le gambe ben piantate e gli occhi fissi sulla punta
della spada dellavversario. Il ritratto della concentrazione. Poi fece scivolare un piede in avanti, spost
il peso su di esso e allung rapidamente il braccio. Quando laltro fece per parare, Alexandre si
disimpegn, sollev la punta e fece guizzare la lama sulla testa dellavversario. La bottiglia cadde e
colp il pavimento in unesplosione di vetro verde e vino rosso sangue.
Touch!, grid trionfante Alexandre, piegando la testa e acchiappando la bottiglia con la
mano libera. Mi dovete mezzo luigi.
Laltro annu mesto, tir fuori dalla tasca una moneta doro e la lanci ad Alexandre mentre la
folla cominciava a disperdersi. Alexandre si guard attorno raggiante fino a che i suoi occhi si
posarono sulla figura minuta che lo fissava con un ghigno.
Napoleone!. Alexandre rinfoder la spada e raggiunse a grandi passi lamico per stringergli
una spalla. Pensavo che non ti avrei pi rivisto. Scomparso in quel buco di isola senza lasciare traccia.
E adesso eccoti qui! Cosa diavolo ti ha tenuto lontano tutto questo tempo?
Una malattia Questioni di famiglia.
E una donna, scommetto, gli diede di gomito Alexandre.
Sei gi cos ansioso di perdere quel mezzo luigi?, rise Napoleone. E poi, ho poco tempo per
le donne.
Certo. Alexandre fece una faccia seria. Quando la scelta  stare a letto con una donna o un
libro, il libro vince sempre.
Dipende dal libro.
Allora non hai ancora incontrato la donna giusta. Bisogner rimediare quanto prima.
Alexandre alz la bottiglia. Forza, facciamoci un bicchiere.
Si sedettero a uno dei tavoli e Alexandre chiam uno degli inservienti della mensa perch
portasse dei bicchieri. Affond i denti nel tappo di sughero e lo tir fuori con un grugnito, sputandolo
sul pavimento.
Un vino locale. Non il migliore, ma ci aiuter a dimenticare le sue origini. Linserviente
arriv con due bicchieri e Alexandre li riemp fino allorlo. Sollev il suo.  bello rivederti.
Anche per me.
Vuotarono il bicchiere in un sorso e Napoleone cerc di non dare a vedere il bruciore alla gola e
allo stomaco. Roba pesante.
Ed  il meglio che si pu avere a Auxonne, comment Alexandre sconsolato. Non  un bel
momento, credo. Scarseggia tutto e i prezzi aumentano di continuo. Sono mesi che non assaggio un
vino davvero buono. E grazie al cattivo raccolto, c a malapena farina sufficiente in citt per infornare
una pagnotta decente. Ce n per far piangere un uomo adulto.
S셻. Napoleone ricord le facce smunte degli abitanti di Auxonne in cui si era imbattuto.
Mentre Alexandre doveva fare a meno dei suoi lussi, la gente comune lottava per non morire di fame.
 lo stesso in quasi ogni paese che ho attraversato venendo da Parigi. Ci sono state anche sommosse.
Ti confesso, Alexandre, che sono preoccupato. Sembra che lintera nazione sia sul punto di.
Sul punto di cosa?
Non lo so esattamente. Ma non sar bello.
Alexandre fece spallucce.  a quello che serve il parlamento. Il re dar a tutti loro la possibilit
di sfogarsi un po. Una volta che il clero, i nobili e la plebe avranno avuto modo di esternare le loro
lamentele, tutto sar dimenticato. Vedrai.
Napoleone era scettico. Lo pensi davvero?
Ma certo. Alexandre riemp di nuovo i bicchieri. Ascolta. Il re ha bisogno di tasse. Non pu
prendere il denaro dai nobili. Loro non lo accetterebbero. E poich il clero  pieno di figli della nobilt,
 improbabile che si mettano contro i nobili. Perci questo lascia il terzo stato in inferiorit numerica,
due contro uno. Dovranno sopportare un aumento delle tasse, che a loro piaccia o no.
Posso dirtelo fin da ora, a loro non piacer. E non lo consentiranno pi.
Alexandre sbuff. Avranno anche lo stomaco vuoto, ma il resto dei loro corpi  pieno di aria
calda. Ceri a Lione. Hai visto quanto in fretta sono crollati al primo segno di una baionetta. Abbiamo
sedato altre due sommosse da allora, con il medesimo risultato. Un duro promemoria, ecco di cosa ha
bisogno la marmaglia. Quello o un raccolto decente, oppure qualche distribuzione di pane gratuito, e si
calmeranno alla svelta. Vedrai.
Napoleone guard nel suo bicchiere e bevve appena un dito del vino rosso. Si strinse nelle
spalle. Speriamo che tu abbia ragione.
A ogni modo, basta politica. Che diavolo hai combinato da quando ci hai lasciati a Valence?.
Mentre Napoleone lo aggiornava sulla sua situazione, aveva la mente ancora piena di seri dubbi
riguardo al futuro. Se tutta la nobilt era ignara quanto Alexandre della rabbia che cresceva nelle strade
affamate delle citt e nella campagna circostante, allora non avrebbe neanche visto arrivare la tempesta
che un giorno avrebbe potuto spazzarli via. Napoleone aveva sondato lumore popolare a Parigi. Aveva
letto pamphlet e ascoltato le invettive contro le ingiustizie che affliggevano la Francia. Per lui era
chiaro come il giorno. La gente comune  i contadini, gli operai, i mercanti, gli avvocati e il resto della
borghesia  ne aveva abbastanza e la sua voce esigeva di essere ascoltata il giorno in cui gli Stati
Generali si sarebbero riuniti. Osservando gli altri ufficiali nella mensa, Napoleone trovava difficile
credere che potessero essere cos ciechi davanti alle condizioni dei loro compatrioti.
...
.
...
Capitolo 50.
...
.
...
Nel giro di qualche settimana, Napoleone era tornato alla routine della vita militare. I lunghi
mesi a Parigi con poco da fare erano stati fonte di grande frustrazione e fu un vero piacere immergersi
nellaspetto pi pratico dellartiglieria. Poco dopo il rientro in servizio, Napoleone fu assegnato alla
scuola di quel reparto, un piccolo edificio su un lato della caserma dove il generale du Tiel e la sua
piccola squadra facevano studi sulle ultime tecnologie e teorizzavano il modo migliore per sviluppare
luso tattico dellartiglieria.
Napoleone aveva lincarico di predisporre gli esperimenti sul campo. Questo significava
preparare le armi da fuoco nel poligono e accertarsi che la dimensione delle cariche e i colpi usati
fossero quanto pi coerenti possibile. Toccava a lui la scelta dei cannonieri e selezionava
personalmente le armi migliori dal parco di artiglieria. Col passare dei mesi, Napoleone svilupp una
conoscenza completa del potenziale dei cannoni a sua disposizione e impar esattamente quali danni
erano capaci di provocare.
Entro lautunno, la sua sempre pi vasta competenza nelle questioni di artiglieria aveva colpito
il generale al punto di permettere al giovane tenente di stendere i rapporti ufficiali degli esperimenti
della scuola di artiglieria. Napoleone lavorava fino a notte fonda, a lume di candela, totalmente preso
dallargomento. Quando non si occupava dei rapporti, tornava al suo alloggio con libri e manuali
tecnici presi in prestito dalla biblioteca della scuola di artiglieria. Seduto alla sua piccola scrivania, li
leggeva fino allultima pagina, prendendo appunti e ampliando di continuo le sue conoscenze. Al
tempo stesso leggeva tanti libelli politici arrivati fin dentro le librerie e le biblioteche di Auxonne.
Leccitazione della gente del posto fu palpabile quando la data dellapertura del parlamento fu stabilita
per il 5 maggio dellanno seguente, e Napoleone sent perfino alcuni soldati in caserma discutere dei
risultati che si potevano ottenere per il popolo francese se solo il re e i ceti privilegiati avessero dato
ascolto alle lamentele dei rappresentanti della plebe. Con una posta in gioco tanto alta, come poteva il
re ignorare le sofferenze della grande maggioranza del suo popolo? I soldati, come gli abitanti del
Paese, erano pieni di speranza e Napoleone, come loro, sentiva che la sorte era dalla parte degli
oppressi. Solo uno sciocco non avrebbe acconsentito alle ragionevoli richieste di una costituzione pi
equa che si riversavano a Parigi da ogni parte della nazione. Con le riforme che potevano essere attuate,
Napoleone sperava di ottenere giustizia per la sua famiglia, un indennizzo per il contratto che il
governo aveva mancato di onorare. Questo era ci che aveva detto a sua madre nella lettera in cui le
spiegava perch non era tornato in Corsica.
Se la gente di Auxonne e tanti soldati della caserma erano in ansia per limminente parlamento,
lo stesso non poteva dirsi della maggior parte degli ufficiali. Continuavano a bere, a frequentare
prostitute, a partecipare alle battute di caccia e ai balli organizzati dalla nobilt della regione. Poich
Napoleone si teneva in disparte, ricevette sempre meno inviti a tali eventi. Nonostante la solitudine
autoimposta lo intristisse di tanto in tanto, poteva farci ben poco. Mandava gi una parte consistente
della paga alla famiglia in Corsica per aiutare la madre a sfamare i fratelli. Quel poco che restava gli
bastava appena per mangiare, figurarsi se poteva unirsi a Alexandre e a agli altri per fare bisboccia
nelle misere taverne di Auxonne.
Le prolungate assenze dalla mensa ufficiali facevano s che attirasse lattenzione nelle rare volte
in cui vi si presentava. Napoleone notava gli sguardi di sottecchi, le risate malcelate e i commenti
smorzati che immaginava fossero diretti a lui. Faceva del suo meglio per ignorarli. A volte incontrava
Alexandre in mensa e poteva godere della compagnia dellamico fino a che non arrivavano i compari di
questultimo. A quel punto la conversazione virava inevitabilmente su Napoleone, dal momento che gli
altri ufficiali si dedicavano al loro passatempo preferito, ovvero prendersi gioco di lui e delle sue
origini corse. Napoleone teneva a freno la rabbia e sopportava le canzonature finch poteva.
Quando arriv il 1789 e linverno cedette il passo alla primavera, la tesa atmosfera politica che
aveva attanagliato la Francia cominci a dividere i membri della mensa ufficiali in base ai rispettivi ceti
e princpi.
Quando a maggio ci fu la nuova assemblea consultiva, gli uomini del reggimento passarono in
rassegna ogni rapporto che da Parigi arrivava a Auxonne. Ci vollero diversi giorni perch tutti e i
milleduecento deputati presentassero le proprie credenziali, e poi venne fuori che i ministri del re non
avevano ancora deciso se i Tre Stati dovessero incontrarsi separatamente o insieme. Cos i giorni
divennero settimane quando il clero del Primo Stato e la nobilt del Secondo si rifiutarono di dividere
lemiciclo con i deputati rappresentanti della gente comune di Francia. La mancanza di uno spirito di
compromesso aliment le tensioni sia nella mensa ufficiali a Auxonne che nelle strade della cittadina.
Napoleone, ormai esperto delle argomentazioni avanzate per la riforma costituzionale, era un
difensore naturale della causa del Terzo Stato. Cera qualcun altro come lui, ma gran parte degli
ufficiali sostenevano le proprie origini nobili e proclamavano a gran voce il sostegno dei privilegi
tradizionali della nobilt, opponendosi alle aspirazioni della plebe.
Una sera, verso la fine di giugno, mentre la pioggia sferzava Auxonne, Napoleone attravers di
corsa la piazza darmi tra la scuola di artiglieria e la mensa ufficiali. Sottrattosi alla pioggia, si tolse
pastrano e cappello gocciolanti e li pass allinserviente. Un gruppo di giovani ufficiali, compresi i
fratelli Des Mazis, stavano facendo una chiassosa partita a carte sui tavoli accanto al caminetto e
Napoleone pass loro davanti per andare a scaldarsi la schiena al focolare. Intercett lo sguardo di
Alexandre e gli rivolse un cenno del capo a mo di saluto.
Cosa c, niente libro di storia stasera, Napoleone?
Sai, potresti imparare una cosetta o due dai libri, replic lui stancamente.
Alexandre fece spallucce. Cosa mi importa di ci che  successo mille anni fa? A ogni modo,
hai saputo la notizia?.
Napoleone fece di no con la testa.
C stata unondata di sommosse a Seurre, lo inform Alexandre. Per via dei prezzi del
pane. Il colonnello sta mandando un distaccamento laggi per calmare la situazione.
Seurre?, domand Napoleone. Dov?
Un paesino, due giorni di marcia da qui. Mio fratello  al comando del distaccamento. Metter
presto in fuga quella marmaglia.
Ne sono certo.
Alexandre lo guard fisso. Che vuoi dire?
Solo che quei rivoltosi saranno indeboliti dalla fame e armati di mazze e coltelli. Che
possibilit hanno contro dei soldati addestrati e armati di moschetto? Fuggiranno alla prima raffica.
Certo che lo far, quella feccia di codardi.
Feccia di codardi?. Napoleone scosse la testa. No. Sono solo persone normali. La fame li
spinge ad agire.
Napoleone, intervenne il capitano Des Mazis, fate attenzione. Sembra che siate dalla loro
parte.
Non  cos. Non possiamo permettere che questi riottosi sfidino la legge. Tuttavia, comprendo
le loro lagnanze. Solidarizzo con loro.
Il capitano Des Mazis aggrott la fronte. Solidarizzate con loro?
Certo, signore. Napoleone abbass lo sguardo, pensieroso. Sono vessati da ogni tipo di
tassa: la decima, quella per il camino, la capitazione. Pagato tutto, non resta che una miseria e questo
significa che passano la vita a lottare per sopravvivere. Posso comprendere la loro disperazione. E
posso comprendere la loro rabbia quando guardano la nobilt e il clero e li vedono godere una vita di
lussi, non gravata da alcuna tassa. Quello che mi stupisce  che abbiano tollerato una cosa simile cos a
lungo. Posso solo appena immaginare la sofferenza che ha spinto quella gente a Seurre ad agire.
Alz lo sguardo e vide che la maggior parte degli altri ufficiali lo stava osservando con aperta
ostilit. Perfino Alexandre sembrava irritato dalla sua spiegazione. Cal un imbarazzato silenzio, poi il
capitano Des Mazis spinse indietro la sedia e si alz.
Tenente Bonaparte, trovo offensivi i vostri sentimenti. Non c spazio per opinioni simili in
questa mensa e vi sarei grato se non sollevaste pi largomento. Intesi?.
Napoleone sent le guance ardergli di imbarazzo e collera. Signore, non intendevo essere
offensivo. Stavo solo cercando di spiegare i motivi dei rivoltosi.
Siete un soldato, tenente, non un politico n un filosofo, grazie a Dio. Avete prestato
giuramento di fedelt al re, non alla feccia plebea. E questa mensa non tollera alcun tentativo di
giustificare le azioni illegali di pericolosi rivoltosi. Sono stato chiaro?
S, signore, replic pacato Napoleone. Perfettamente chiaro.
Bene. Allora vi chiederei di lasciare la mensa immediatamente, per risparmiarci altre vostre
sconsiderate opinioni. Adesso andate.
S, signore. Napoleone salut avvampando di vergogna. Si allontan dal camino e si avvi
alla porta.
Unultima cosa, tenente, lo chiam il capitano Des Mazis.
Napoleone si ferm e si volt. Signore?
Vista la vostra sollecita comprensione per questi criminali, vi assegno al mio distaccamento
domani. Vediamo quanto sarete solidale quando dovrete affrontare una folla urlante di questi
animali. Gli rivolse un sorriso freddo e tirato. Magari potrete cercare di farli ragionare.
Napoleone si sent pervadere dalla collera. Poi si gir e usc impettito dalla mensa ufficiali.
...
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Capitolo 51.
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...
La spedizione a Seurre riport alla mente di Napoleone spiacevoli ricordi della rivolta di Lione.
Mentre il distaccamento marciava attraverso i villaggi, si rendeva conto che gli abitanti li guardavano
con malcelato risentimento e ostilit. I soldati si accamparono al termine della prima giornata di marcia
in un parco abbandonato in mezzo a una serie di casupole fatiscenti. Il capitano Des Mazis e suo
fratello erano andati a trascorrere la notte presso un latifondista locale, lasciando a Napoleone la
responsabilit del campo.
Mentre i soldati preparavano il pasto serale, numerosi bambini, pietosamente magri, si
aggiravano tra le tende e guardavano il vapore che si levava dai pentoloni. Napoleone vide uno dei
caporali rivolgersi ai bambini con un sorriso cordiale.
 tutto a posto. Forza, ditemi i vostri nomi.
Loro rimasero a fissarlo con gli occhi incavati fino a che il caporale non si accovacci e li
chiam a s. Poi, un bambino esile con una zazzera di capelli biondi venne avanti esitante.
Cos va meglio!, ghign il caporale. Tu chi sei?.
Le labbra del bambino tremarono un momento prima che rispondesse con voce sommessa:
Signore, mi chiamo Philippe.
Philippe Hai fame, Philippe?.
Il bambino si lecc le labbra e annu.
E i tuoi amici? Forza, tutti quanti. Mettetevi seduti vicino al fuoco e avrete un po di stufato.
I bambini sgusciarono fuori dallombra come fantasmi e si misero a sedere sullerba, fissando la
pentola.
Uno dei soldati si fece il segno della croce. Ges, guardateli. Sono pelle e ossa.
Be, non startene l impalato, disse piano il caporale. Da loro qualcosa da mangiare.
Mentre i soldati cominciavano a dividere il cibo con i bambini, altre figure uscirono
dalloscurit, bambini pi grandi, adulti e qualche persona anziana. Tutti macilenti e con le mani tese
per chiedere silenziosamente il pane che il caporale stava distribuendo dal retro del carro delle
provviste del distaccamento.
Non appena si accorse di quanto stava facendo il caporale, Napoleone raggiunse a grandi passi
il carro. Cosa succede qui? Quelle sono scorte militari. Smettetela subito.
Il caporale si ferm e attorno a lui gli abitanti del villaggio si girarono verso il giovane tenente
con espressioni di paura e disperazione. Napoleone ud un leggero gemito provenire dalla gola di
qualcuno. Si fece largo tra la folla fino al retro del carro. Caporale, rimettete al suo posto quel sacco di
pane.
Luomo rimase a guardarlo per un momento, poi scese dal carro e si ferm davanti allufficiale.
Signore, questa gente sta morendo di fame.
Vi ho dato un ordine, caporale.
Negli occhi delluomo apparve uno sguardo addolorato mentre lottava con la propria coscienza.
Poi fece segno verso il lato del carro. Dovreste guardare una cosa, signore.
Cosa? Cosa volete dire?. Napoleone lo fulmin con gli occhi. Obbedite al mio ordine.
Signore, vi prego, venite con me. Senza aspettare risposta, il caporale gir dietro al carro e
Napoleone lo segu in preda allira.
Cosa significa tutto questo, caporale? Vi ho detto.
Signore, guardate. Il caporale indic la base della ruota anteriore. Dapprima Napoleone pens
che luomo stesse indicando un mucchio di stracci. Poi, quando i suoi occhi si abituarono alla fioca
luce di un fuoco vicino, vide il volto di una giovane donna, poco pi che una bambina. Lei ricambi il
suo sguardo con gli occhi colmi di terrore. Portava un vestito sbrindellato, aperto fin sulla vita. Teneva
serrato al petto un piccolo fagotto, floscio come una borsa vuota.
Non si attacca, sussurr roca. Non riesco a farlo attaccare.
Il caporale si accovacci accanto alla ragazza e le mise in mano un pezzo di pane. Ecco.
Mangia. Lui non riuscir ad attaccarsi se non mangi qualcosa. Mangia questo e riprova.
Lei guard il caporale, poi i suoi occhi guizzarono sul pane nel palmo e, lentamente, se lo port
alla bocca e ne addent un angolo, cullando il bambino mentre masticava la crosta. Il caporale si tir su
in piedi e, preso Napoleone per un braccio, riport gentilmente lufficiale al retro del carro.
Ho una figlia della sua et.
Napoleone deglut. Il neonato. Vivr?.
Il caporale gli rivolse uno sguardo spento.  gi morto, signore.
Morto?. Lo assal la nausea. Lei lo sa?.
Laltro scosse la testa. La poverina  mezza impazzita per la fame. Dubito che durer a lungo
anche lei.
Capisco. Napoleone annu. Dentro di s sent un profondo abisso nero di disperazione
spalancarsi e minacciare di inghiottirlo. Le lacrime presero a bruciargli gli occhi e lott per controllare
le emozioni. Tuttintorno, le sagome scheletriche degli abitanti del villaggio si strinsero nella luce rossa
dei fuochi da campo, silenziosi nella loro sofferenza mentre dividevano il cibo con i soldati. Napoleone
deglut e si rivolse al caporale. Date loro da mangiare. Date da mangiare a tutti. Assicuratevi che
facciano un pasto decente.
S, signore. Il caporale parve sollevato.
Nessuno dovrebbe vivere cos, disse Napoleone.
No, signore. Non  giusto.
Napoleone scosse adagio la testa. No. Non  giusto. ȅ intollerabile.
Il distaccamento ripart alle prime luci, mentre il villaggio dormiva ancora. Si allontanarono
silenziosi come ladri che fuggivano dalla scena di un crimine e Napoleone incit gli uomini a
muoversi, ansioso di mettersi alle spalle quanto pi possibile quel posto terribile.
Si fermarono davanti alle colonne del vialetto che conduceva allelegante villa dove il capitano
e suo fratello avevano passato la notte. Dopo unora e mezza di attesa, i due ufficiali apparvero in sella
ai loro cavalli.
Il capitano Des Mazis salut Napoleone con un cenno del capo. Ottimo, tenente. Ci avete fatto
risparmiare un po di tempo.
S, signore.
Gli uomini osservarono gli ufficiali a cavallo con espressione mogia e, avvicinatosi a
Napoleone, Alexandre si chin a parlargli a bassa voce.
Cos successo? Sembra che qualcuno abbia cacato nella loro pentola.
Napoleone lo guard. Avrebbe voluto dirgli tutto. Raccontargli la terribile sofferenza del
villaggio che si erano lasciati indietro. Poi lanci unocchiata alle spalle di Alexandre, al di l del viale,
dove il tetto spiovente della villa riluceva sopra la cima degli alberi, e seppe che il giovane non avrebbe
capito.
Non  niente. Vogliono solo farla finita e tornarsene in caserma.
Raggiunsero Seurre nel tardo pomeriggio per scoprire che la milizia locale aveva gi sedato la
rivolta. Allinizio Napoleone fu deluso che fossero arrivati troppo tardi. Mentre la colonna arrancava
lungo le strade quasi deserte di Seurre, osserv le alte facciate delle case dei ricchi mercanti. Qua e l,
alle finestre, vedeva persone guardarli. Cera inquietudine su alcune facce, sollievo su altre, e
Napoleone ebbe la sensazione che i problemi che avevano scatenato la rivolta non fossero ancora
risolti. Limpressione si rafforz quando il distaccamento attravers una zona operaia di baracche
addossata luna allaltra. Ogni porta era chiusa, ogni finestra sbarrata e non cera alcun segno di vita.
Pi avanti, la colonna super i resti anneriti di una fila di magazzini. Laria era acre del puzzo delle
rovine e sottili volute di fumo continuavano a salire verso lalto. Cerano alcune case distrutte dal
fuoco; alcuni edifici avevano porte e finestre fracassate. Oggetti rotti e abbandonati costellavano le
strade e di tanto in tanto cerano chiazze scure di sangue rappreso.
Il colonnello al comando della milizia stava aspettando sotto un tendone in un angolo della
piazza. Si alz per accogliere i nuovi arrivati con un saluto. Il capitano Des Mazis diede ordine agli
uomini di rompere le righe e preparare le tende per la notte; poi condusse i suoi ufficiali al tendone per
un formale scambio di convenevoli.
Ottimo tempismo, gente!, tuon il colonnello rivolto ai nuovi arrivati. Stavamo per mettere
un punto a questa spiacevole faccenda.
Cosa volete dire, signore?, replic il capitano Des Mazis.
Be, abbiamo i mascalzoni responsabili di questa sommossa! I miei uomini li hanno trovati
imboscati in un magazzino di carbone proprio questo pomeriggio. Li hanno tirati fuori e qualche
sergente ha estorto loro una confessione. Abbastanza per una veloce corte marziale. Ho emesso la
sentenza neanche unora fa. Saranno impiccati al crepuscolo. Fece un cenno verso laltro lato della
piazza, dove tre uomini erano in catene e sorvegliati da guardie armate. Sar uno svago interessante
dopo cena!. Rise allegramente. Uno dei miei ragazzi sta gi accettando scommesse su chi durer pi
a lungo. La quotazione peggiore ce lha quello tutto ossa.
Il colonnello offr agli ufficiali unottima cena allombra degli alberi, doverano stati allestiti
lunghi tavoli. Davanti agli ospiti cerano i vini e le carni migliori di Seurre ma, dal suo posto,
Napoleone vedeva bene laltro lato della piazza dove si trovavano i condannati e non riusc ad
apprezzare la cena. Quando fu portato via lultimo piatto, alcuni camerieri disposero file di sedie
davanti a unantica quercia in un piccolo parco al centro della piazza. Giunse un sergente con tre pezzi
di canapa, li srotol e li lanci sopra un ramo sporgente. Poi si accinse a fare un cappio allestremit di
ciascuna corda.
Il colonnello si alz da tavola e chiam gli ufficiali perch si unissero a lui; poi raggiunse con
calma la quercia e prese posto al centro della fila di fronte ai tre cappi. Gli altri ufficiali si sedettero al
proprio posto e, quando fu tutto pronto, il colonnello fece segno al suo aiutante, che url nella piazza:
Portate i prigionieri!.
I tre uomini furono fatti muovere a spintoni e, un po camminando e un po incespicando, si
avviarono verso il luogo dellesecuzione. Quando si avvicinarono, Napoleone vide che avevano il volto
segnato da ecchimosi e tagli e uno di essi teneva il braccio al collo in una fascia improvvisata. Un senso
di nausea gli risal in gola mentre guardava ciascun uomo spinto in posizione dietro al rispettivo
cappio; il sergente gett la corda attorno alle loro teste e regol il nodo scorsoio in modo che fosse
allineato con la spina dorsale allaltezza della nuca di ciascuno. Un manipolo di soldati raggiunse la
quercia e a ogni corda furono assegnati quattro uomini. Presero la parte penzolante e rimasero in attesa
dellordine di procedere. Il sergente guard laiutante per avere lautorizzazione a cominciare e
ricevette un cenno di assenso.
Qualcuno tra i condannati desidera pronunciare le ultime parole?, esclam il sergente.
Napoleone guard gli uomini a turno. Uno era scosso da tremiti incontrollabili e i suoi gemiti erano
chiaramente udibili. Accanto a lui, un uomo alto e magro osservava con aria sprezzante gli ufficiali che
aveva davanti a s. Solo lultimo apr bocca.
Questa non  la fine!, grid. Questo  il primo passo verso la libert e luguaglianza! Potete
ucciderci ma non potete uccidere ci che rappresentiamo. Si volt a guardare i soldati che reggevano
la corda. Fratelli, perch fate il lavoro sporco per questi aristocratici? Stiamo dalla stessa parte. Loro
sono il vostro nemico. Loro.
Ho sentito abbastanza!, abbai il colonnello. Cominciate!.
Plotone di esecuzione!, url laiutante, alzando un braccio. Preparatevi!.
I soldati contrassero le braccia e puntellarono i piedi. Il capo dei rivoltosi fece un profondo
respiro e grid: Libert! Lib.
Laiutante cal il braccio. Tirate!.
I soldati diedero uno strattone alle corde e i tre uomini furono sollevati in aria. Ci fu qualche
verso strozzato e risate nervose da parte degli ufficiali seduti quando gli uomini presero a scalciare e a
contorcersi mentre i nodi si serravano attorno al loro collo, strangolandoli. Le facce erano distorte
dallagonia mentre cercavano di respirare con rauchi sibili. Il capobanda fu il primo a morire, con gli
occhi strabuzzati e la lingua, scura e gonfia, che sporgeva tra le labbra. Luomo alto fu lultimo,
rinunciando a lottare qualche minuto dopo i compagni. Tutti e tre i corpi smisero adagio di dondolare
fino alla completa immobilit.
Gli uomini del reggimento di artiglieria rimasero a Seurre per quasi due settimane e ogni giorno
Napoleone conduceva pattuglie tra le strade silenziose. Lunico segno di continuo malcontento erano
gli slogan che comparivano sui muri ogni mattina. Il messaggio pi frequente era semplicemente
Libert! Uguaglianza! e Napoleone rabbrividiva al ricordo dellintrattenimento offerto dal colonnello
quella prima sera. I corpi erano rimasti appesi allalbero come esempio per gli operai di Seurre. Era
stata disposta una sorveglianza cos che n amici n familiari potessero reclamarli e staccarli dalle
corde per unadeguata sepoltura. Nella calda aria estiva, il processo di decomposizione ebbe ben presto
inizio e il lezzo si diffuse in ogni angolo della piazza, propagandosi ovunque tirasse un alito di vento.
In citt giunsero notizie da Parigi. La situazione di impasse che aveva afflitto il parlamento era
venuta meno. Il Terzo Stato aveva portato dalla propria parte abbastanza membri del clero e alcuni
nobili per dichiararsi Assemblea Nazionale, con lautorit di emanare leggi proprie. Il figlio del re era
morto dopo una lunga malattia allinizio di giugno e i reali erano cos prostrati dal dolore che avevano
fatto ben poco per frenare il crescente potere del Terzo Stato. Il Paese si stava preparando
allinevitabile scontro di volont tra il re e la nuova Assemblea Nazionale. Si diceva che pi di venti
reggimenti fossero accampati nei pressi di Versailles, in attesa dellordine di reprimere lAssemblea e
disperdere la folla che si era radunata fuori dal Palazzo Reale per sostenere i deputati del Terzo Stato.
Il capitano Des Mazis ricondusse il distaccamento a Auxonne il pomeriggio del 19 luglio. Fu
subito chiaro che era accaduto qualcosa di significativo. Le strade erano piene di persone impegnate in
animate discussioni. La gente si scans per lasciare passare la colonna di soldati.
Continuate a far muovere gli uomini!, url il capitano dalla testa della colonna. In caserma,
il pi veloce possibile.
Alexandre tir le redini del proprio cavallo e aspett Napoleone prima di rimettersi al passo con
la colonna.
Chiss di cosa si tratta.
Forse  successo qualcosa a Versailles, replic Napoleone.
Alexandre lo guard con gli occhi sgranati per leccitazione. Il re si  mosso contro
lAssemblea Nazionale. Scommetto che  questo.
Lo scopriremo presto.
Mentre il distaccamento varcava le porte della caserma, un giovane tenente li raggiunse di
corsa. Salut il capitano Des Mazis e trasmise i suoi ordini con trafelata eccitazione.
Gli omaggi del colonnello, signore. Tutti gli ufficiali a rapporto al quartier generale
immediatamente.
Immediatamente? Ma siamo appena tornati da Seurre.
Immediatamente, signore.
Molto bene. Il capitano Des Mazis si gir sulla sella e sbrait un ordine al distaccamento.
Rompete le righe! Caporale, sostituitemi!.
I tre ufficiali si affrettarono a raggiungere il quartier generale dallaltro lato della piazza darmi.
Nella sala principale erano riuniti gli altri ufficiali del reggimento e della scuola di artiglieria.
Napoleone si avvicin al generale du Tiel.
Scusatemi, signore.
Ah, Bonaparte. Triste notizia, vero, ragazzo?.
Napoleone scosse la testa. Quale notizia, signore?
Da Parigi.
Prima che il generale potesse continuare, ci fu trambusto in fondo alla sala e le teste si voltarono
allapparire del colonnello che, sbucato da una porta laterale, si affrett a salire sulla piccola pedana. Al
suo fianco cera un giovane ufficiale dallaria stanca e la sporcizia di alcuni giorni passati in sella. Un
silenzio trepidante cal sulla sala quando gli ufficiali si schierarono davanti al colonnello, nellattesa
che prendesse la parola. Questi si schiar la voce e fece un profondo respiro. La sua voce arriv con
chiarezza alla folla, trasmettendo la propria inquietudine nella forzata inespressivit della
comunicazione.
Signori, questi  il tenente Corbois della Guardia Svizzera.  arrivato qui da noi direttamente
da Versailles con un dispaccio del ministro della Guerra. Si gir verso Corbois e gli fece segno di
venire avanti.  meglio che siate voi a dare la notizia.
S, signore. Il tenente Corbois domin lagitazione e cominci a parlare. Quattro giorni fa, il
14, la folla di Parigi ha dato lassalto alla Bastiglia. Hanno massacrato gran parte della guarnigione,
assassinato il governatore e sequestrato tutti i magazzini di moschetti e polvere da sparo. Quando ho
lasciato Versailles, il re si stava preparando a dare ordine al generale Broglie di marciare su Parigi.
Signori!. La voce del tenente Corbois era tesa e dovette fare una pausa per schiarirla di nuovo.
Signori, temo che la Francia possa entrare in guerra con se stessa da un momento allaltro.
...
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Capitolo 52.
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Nei giorni che seguirono alla presa Bastiglia, gli ufficiali del reggimento de la Fre aspettarono
il comando di marciare contro la Comune di Parigi e riportare lordine. Ma non ci fu alcun comando e,
con loro grande sbigottimento, parve che il re avesse semplicemente accettato loccupazione della
prigione e il massacro della guarnigione. Voci riguardanti la resa dellautorit regale alla folla si
diffusero in tutta la Francia come un morbo.
Qualche giorno dopo la caduta della Bastiglia, scoppi una rivolta a Auxonne. Una folla
distrusse le porte della citt e poi si rivers nelle strade diretta agli uffici delle imposte per
saccheggiarli, pestando il gruppetto di funzionari che aveva cercato di negare loro laccesso
alledificio. Il colonnello del reggimento di artiglieria aveva ordinato a un distaccamento dei suoi
uomini di rafforzare i ranghi delle guardie civili che venivano radunate per stroncare la sommossa. Ma
una volta ricevuto lordine, i soldati si erano rifiutati di marciare contro i propri concittadini. Gli
uomini erano stati confinati immediatamente in caserma e al loro posto era stata inviata una compagnia
di soldati pi affidabili. I rivoltosi erano stati schiacciati in fretta e lordine ristabilito a Auxonne, ma il
malcontento permaneva nella caserma. Napoleone, pi in sintonia con i sentimenti dei soldati semplici
rispetto agli altri ufficiali, lo percep subito. Nonostante la routine quotidiana continuasse, gli uomini
erano molto pi lenti a obbedire agli ordini. Il loro atteggiamento divenne notevolmente pi scontroso e
il numero di reclami riguardo alloggi, cibo e paga pass dal consueto rigagnolo a un torrente di appunti
presentati al colonnello tramite i rispettivi sergenti. Ben presto i reclami assunsero il tono di richieste e
il colonnello, memore della sorte del direttore della Bastiglia, prese a girare per la caserma armato di
spada.
Poi, un torrido giorno di agosto, mentre Napoleone stilava un inventario delle munizioni del
battaglione, ud delle grida nella piazza darmi. Non il solito sbraitare di un sergente che addestrava gli
uomini, ma urla pi rabbiose ed esasperate. Messa gi la penna, si alz dalla scrivania e and a
guardare dalla finestra dellufficio. Una compagnia di artiglieri stava a riposo. Davanti a loro cera un
sergente paonazzo che urlava di mettersi sullattenti. Quando nessuno si mosse, il sergente raggiunse
luomo pi vicino e grid di nuovo lordine. Il soldato guard i compagni e poi scosse la testa.
Vorresti sfidarmi? Piccolo bastardo arrogante!. Il sergente tir indietro il bastone per colpire
il soldato in faccia ma, prima che potesse farlo, un altro soldato venne avanti e sollev il calcio del
moschetto, dritto nello stomaco del sergente. Luomo si pieg in due, senza fiato, e poi croll sulle
ginocchia. Laggressore alz un piede e sferr un calcio alla schiena del sergente. Poi si rivolse ai
compagni.
Coraggio, ragazzi!  tempo di presentare le nostre lagnanze al colonnello in persona.
E se non ci dar ascolto?, chiese a gran voce un soldato.
Il primo uomo sorrise. Oh, lo far eccome, se sa cosa  bene per lui. Andiamo! Al quartier
generale!.
Napoleone prov un senso di nausea per la scena a cui aveva appena assistito. Era un
ammutinamento, quasi il peggior reato che un soldato potesse commettere. Punito con la morte. Quegli
uomini dovevano saperlo e, sapendolo, sarebbero stati spietati.
Merda. La mente di Napoleone era in subbuglio. Che diavolo doveva fare? Agguant
giubba e corpricapo, sperando che laspetto formale potesse avere qualche peso con quegli uomini.
Precipitatosi fuori, attravers a grandi passi la piazza darmi, diretto dal sergente. Gli ultimi soldati si
stavano accingendo a seguire i capibanda al quartier generale e, quando si avvicin a loro, gli uomini lo
guardarono incerti. Napoleone salut e, distinto, luomo pi vicino raddrizz la schiena e alz la mano
per ricambiare. Ma uno dei suoi compagni gliela abbass con uno schiaffo.
Basta con questa roba! Hai capito?.
Il soldato annu, continuando a guardare Napoleone preoccupato, ma il giovane ufficiale lo
ignor e si chin sulla forma riversa del sergente. Accanto a s sent il soldato che era intervenuto
rivolgersi al compagno. Forza, muoviti!.
I soldati si avviarono dietro al resto della compagnia facendo scricchiolare la ghiaia sotto gli
stivali. Napoleone diede unocchiata al sergente. Luomo si teneva le mani contro lo stomaco e si
affannava a respirare. Aveva la faccia bianca e distorta dal dolore.
Sergente, state bene?.
Luomo alz gli occhi e sibil a denti stretti: Cazzo vi sembra che stia bene,
signore?.
Napoleone ghign. Mi dispiace. Vi serve aiuto?.
Il sergente scosse la testa. Sono solo senza fiato Avvertite il colonnello, signore Presto,
andate!.
Napoleone si tir su e si guard intorno. I soldati erano gi arrivati ai gradini delledificio del
quartier generale e avevano spinto via le due sentinelle che avevano cercato di opporsi. Si gir verso la
mensa ufficiali, ma gi un altro gruppo di soldati stava andando in quella direzione. Lasci il sergente e
corse verso quegli uomini, urlando man mano che si avvicinava a loro.
Tornate in caserma!.
Questi si fermarono al sentire la sua voce e si girarono verso di lui. Fatto un profondo respiro,
Napoleone sfoggi il suo tono pi autoritario quando li apostrof. Tornate in caserma! Questo  un
ordine! Fatelo, adesso!.
Nessuno si mosse. Poi, uno dei soldati fece un passo esitante in direzione del giovane ufficiale.
Signore, noi vi conosciamo. Non siete uno di quei gentiluomini pieni di s che si danno un sacco di
arie. Dovreste stare dalla nostra parte. Non dalla loro.
Basta!. Gli occhi di Napoleone ardevano di collera quando affront il soldato. Adesso
tornate in caserma!.
Spiacente, signore. Luomo scosse la testa. Cos non va bene. I ragazzi hanno delle
lamentele. Siamo daccordo nel non obbedire pi agli ordini fino a che non otterremo ci che
vogliamo.
Ottenere ci che volete?. Napoleone era attonito. Chi diavolo credete di essere? Questo 
lesercito, dannazione, non un gruppo di discussione. Non ve lo ripeter unaltra volta. Tornate in
caserma.
Luomo scosse di nuovo la testa e volt le spalle a Napoleone. Andiamo, ragazzi. Seguitemi.
Man mano che gli uomini gli passavano accanto in massa, tenendosi a rispettosa distanza per
non urtarlo, Napoleone apr la bocca per urlare di nuovo lordine. Ma vide che era inutile e la richiuse,
fissando torvo gli ammutinati. Avrebbe solo fatto la figura dello sciocco se avesse cercato di insistere,
si disse. Niente di ci che avrebbe potuto dire li avrebbe fermati e si maledisse per non avere una
personalit tanto forte da indurli a fare quanto aveva ordinato. Con un brutto presentimento, si
incammin adagio dietro di loro, sapendo che in quel confronto il suo dovere era stare con gli altri
ufficiali.
Una volta trovato il colonnello, i soldati pretesero che aprisse la cassa contenente il fondo
assistenziale del reggimento. Non appena il denaro fu diviso, i soldati approfittarono del vino e dei
liquori della mensa ufficiali prima di dirigersi in paese per spendere i soldi sottratti in altri alcolici. Al
calare della sera, tornarono con fusti di birra e costrinsero gli ufficiali a bere con loro e a ballare. Il
colonnello, per timore che la situazione potesse peggiorare da un momento allaltro, ordin agli
ufficiali di assecondare i soldati. E cos continu per tutta la torrida, afosa notte, e la bisboccia fin solo
quando i soldati furono in stato confusionale a furia di bere.
Ci volle un altro giorno perch gli effetti dellalcol svanissero e gli uomini tornassero alle
proprie mansioni. Il colonnello mise bene in chiaro di non voler prendere provvedimenti in seguito
allammutinamento e i soldati, riconoscenti, ripresero la loro routine sotto gli occhi inquieti degli
ufficiali. Ma Napoleone aveva visto abbastanza. Tutte le lunghe tradizioni del reggimento,
laddestramento e il rispetto della disciplina, tutto quanto era stato reso inutile da uno scontro in preda
allalcol. Cap che la vita nella guarnigione di Auxonne sarebbe stata contaminata dallo stesso caos,
dalla stessa incertezza e dallo stesso pericolo che avevano consumato Parigi.
Il mattino seguente, Napoleone fu convocato nellufficio del colonnello. Mentre era sullattenti
davanti alla scrivania, vide alle spalle del suo superiore una piccola cassa con sopra un paio di pistole.
Si era gi giunti a questo, dunque. Gli ufficiali stavano cominciando ad armarsi contro i propri uomini.
Il colonnello aveva laria stanca e non si radeva da due giorni, cos che si ud un sonoro raspare quando
si gratt le guance mentre fissava Napoleone.
Ho intenzione di mandarvi in licenza. Tornerete in Corsica.
Signore?. Napoleone non pot nascondere la propria sorpresa. Perch? Non capisco.
Non vi sto chiedendo di capire, tenente.  un ordine. Farete come vi dico e andrete in licenza.
Ma perch, signore? Ci sar bisogno di me qui.
Il colonnello rimase a guardarlo per un momento, poi cedette e si strinse stancamente nelle
spalle. Siete un buon ufficiale, Bonaparte. Questo lo so. Ma agisco su ordine del ministero della
Guerra.
Quale ordine, signore?
Devo mandare in licenza quegli ufficiali la cui lealt al re  sospetta. Mi sono consultato con il
capitano Des Mazis e lui non ha dubbi che nutriate simpatie radicali. Perci non ho altra scelta che
mandarvi via.
Napoleone si sent avvampare di vergogna e indignazione. Ma  oltraggioso! Signore, io
protesto. Io.
Il colonnello alz la mano per zittire Napoleone. Prendo nota della vostra protesta e siete
congedato. Andate a fare i bagagli, Bonaparte. Vi voglio fuori dalla caserma entro la fine della
giornata.
Napoleone lo guard e poi deglut. Quando potr tornare in servizio, signore?
Quando sarete chiamato, tenente.
...
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Capitolo 53.
...
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...
Non appena la notizia dellassalto alla Bastiglia raggiunse Dublino, Arthur mand una
preoccupata lettera al suo ex mentore presso laccademia di Angers. Marcel de Pignerolle non rispose
che verso la fine dellanno. Ringraziava il vecchio allievo per essersi informato sulla sua salute e
incolumit e gli assicurava che i fatti di Parigi non avevano avuto, fino ad allora, alcun significativo
impatto sulla vita di Angers. Alcuni studenti erano stati ritirati e il direttore stava pensando di
consigliare a quelli rimasti di tornare dalle proprie famiglie mentre la vita pubblica in Francia era
parecchio agitata. Avrebbero potuto rientrare se le cose si fossero sistemate, anche se il direttore
nutriva ben poche speranze che il re e i deputati della nuova Assemblea Nazionale sarebbero tornati in
possesso della ragione e avrebbero abbandonato quel folle esperimento con la democrazia radicale che
sembrava aver infettato il cuore della folla di Parigi.
La presa della Bastiglia e le cruenti conseguenze sembravano aver reso consapevole la gente del
pericolo che gli eventi andassero fuori controllo. Re Luigi aveva saggiamente ordinato ai reggimenti
radunati intorno a Parigi di fare ritorno alle rispettive caserme. In ottobre, per eliminare un po della
tensione tra il popolo di Parigi e i deputati rappresentanti lintera Francia che erano convenuti a
Versailles, il re e lAssemblea Nazionale si erano trasferiti al Palazzo delle Tuileries, nel cuore di
Parigi. Pur approvando questa decisione, Marcel de Pignerolle non poteva fare a meno di chiedersi se il
re non fosse stato un po avventato nel fidarsi della protezione delle unit della Guardia Nazionale di
Parigi, che sembravano rispondere solo alle autorit municipali.
Dal momento che la vita in accademia era tranquilla, il direttore aveva colto loccasione per fare
visita ad alcuni parenti con sua moglie ed era rimasto sconcertato dai recenti cambiamenti. E qui, not
Arthur, nella lettera si passava a una descrizione pi seria e preoccupata degli eventi.
Mio caro Arthur, potete solo immaginare i cambiamenti della gente comune. Da quando la
cosiddetta Assemblea Nazionale ha emanato la sua Dichiarazione dei diritti delluomo e del cittadino
in agosto, luomo comune ne ha approfittato per giustificare ogni sua incivilt e immoralit. I Distretti
di Parigi non rispondono ad altri che a se stessi e miseri demagoghi sono liberi di aizzare i sentimenti
del gregge, cos che folle assaltano le attivit di innocenti mercanti e banchieri, oppure picchiano a
morte o impiccano quelli che dichiarano essere nemici del popolo. Ma se le orde di Parigi sono poco
pi che barbariche, non fanno che prendere esempio dai rappresentanti della loro classe presso
lAssemblea Nazionale. Un posto pi venale di meschine gelosie e sbrigliata ambizione  difficile da
immaginare. Si riuniscono in quella che era un tempo la scuola di equitazione delle Tuileries e non si
pu fare a meno di chiedersi se gli antichi occupanti delledificio fossero pi colti ed educati di quei
rozzi portavoce del Terzo Stato. Peggio ancora, naturalmente, sono quelli di alto lignaggio che
tradiscono la propria classe e hanno abbandonato il Primo e il Secondo Stato per entrare nei ranghi del
Terzo.  solo con il loro sostegno che i demagoghi sono riusciti a eliminare ogni privilegio della nostra
classe e a privare la Chiesa del suo diritto di avere supporto finanziario dal popolo.  questo abietto
ateismo nel cuore di coloro che stanno distruggendo il vecchio ordine a turbarmi maggiormente.
Quanto sta accadendo  un incubo e prego che la maggioranza delle persone capisca il pericolo
imminente e reagisca prima che sia troppo tardi.
Arthur, temo che potremmo non rivedere pi i vecchi tempi. La nostra classe vacilla sullorlo
delloblio in Francia. Tenete a mente la nostra sorte e fate ci che potete per assicurarvi che a tutto ci
che c di buono nella nobilt dInghilterra venga risparmiato il destino della Francia.
Il vostro amico, Marcel de Pignerolle
Arthur ripieg la lettera e la pos sulla scrivania. Si gir a guardare fuori dalla finestra, sui tetti
di Dublino, luccicanti nella discontinua pioggia che si era impadronita della citt sin dallinizio di
dicembre. Erano trascorse pi di due settimane dallultima volta che aveva visto il cielo azzurro. Tre
anni erano passati da quando aveva assunto lincarico di aiutante di campo al castello di Dublino. Era
ancora un semplice tenente con poche prospettive di promozione nellesercito e scarse speranze di
ascesa sociale al di fuori di esso. La sfrenata vita sociale tra i giovani ufficiali del castello ormai aveva
ben poche attrattive per lui. Ne aveva abbastanza di ubriacarsi, di cercare e mettersi nei guai. Le
cortigiane dei migliori locali adesso gli sembravano tutte uguali: facce dipinte con una passione
posticcia, la cui conversazione di rado andava oltre i convenevoli e i cortesi promemoria riguardanti la
natura pecuniaria delle loro relazioni con Arthur. Adesso perfino i suoi compagni sembravano
annoiarlo. Dancing Jack si avviava ormai a indossare le catene del matrimonio, mentre Buck Whaley e
gli altri bevevano, duellavano e andavano a donne, facendo puerili scommesse sugli esiti di ciascuna
delle tre attivit. Arthur era abbastanza onesto da ammettere che si poteva ricavare parecchio piacere da
una vita simile, ammesso di avere una rendita sufficiente in modo da godersela con spensieratezza. Ma
nel suo caso, le entrate non bastavano mai. I debiti lavrebbero travolto inevitabilmente, a meno che
non fosse stato pi responsabile con le sue finanze o si fosse concentrato sul miglioramento delle sue
prospettive. Nessuna delle due opzioni allettava Arthur. Bisognava fare qualcosa riguardo a quella
situazione, e presto.
La sua mente torn ai fatti in Francia. Dalla lettera e dai rapporti che aveva letto, sembrava che
il vecchio regime francese stesse crollando e che nessuna forza fosse in grado di evitarlo. Il popolo
aveva preso il controllo e cominciato a smantellare le migliori qualit che avevano resistito al passare
dei secoli. E cosa sarebbe giunto in seguito?, si chiese amareggiato Arthur. Un ordine sociale fondato
sulle qualit pi infime che definivano lumanit. Come poteva essere altrimenti adesso che il potere
era nelle mani di avvocati, dottori, mercanti e altri comuni demagoghi?
Ci che era ancora peggio, perfino pi spaventoso, era la consolazione che la gente in Irlanda
sembrava trarre dallanarchia in Francia. Nelle occasioni in cui Arthur aveva assistito alle sedute del
parlamento irlandese, era rimasto inorridito dalle opinioni radicali espresse da alcuni dei membri.
Uomini come Henry Grattan, che avevano sostenuto misure per annullare le restrizioni imposte ai
cattolici, adesso sposavano apertamente le aspirazioni democratiche dei radicali francesi. Quanto stava
accadendo in Francia non era democrazia ma il dominio della folla, ed era fonte di grande
preoccupazione tra coloro che desideravano mantenere lordine in Gran Bretagna e Irlanda. Grattan era
uno sciocco, concluse Arthur. LIrlanda era una polveriera, a causa delle tensioni che covavano tra le
classi, e lui ne temeva le conseguenze. Ogni volta che Grattan teneva uno dei suoi esplosivi discorsi
pubblici, a Arthur tornava in mente lord Gordon. Non era il momento di provocare le autorit e
fomentare le emozioni pi ignobili della gente. Le riforme, se dovevano esserci, dovevano aspettare
tempi meno travagliati, quando menti pi lucide potevano discutere le questioni in modo responsabile.
Altrimenti ci sarebbero state insurrezioni, e quando il governo fosse stato costretto a usare la forza per
impedire lanarchia, le mani di Grattan e dei suoi seguaci si sarebbero sporcate del sangue degli
innocenti.
Arthur decise di raggiungere William nella casa di famiglia a Merrion Street per Natale. Il
pranzo fu comprensibilmente sottotono e, dopo che fu consumata lultima portata e i domestici ebbero
sparecchiato in silenzio, i due fratelli si misero comodi in poltrona davanti al chiarore tremolante del
caminetto e aprirono una bottiglia di brandy.
William si appoggi allo schienale e guard nel liquido ambrato del suo bicchiere. Come ti ho
gi accennato, ho deciso di seguire Richard al parlamento inglese. Ci sono pi possibilit per un uomo
del mio talento laggi. Certo, chiunque ambisca a servire lo Stato al pi alto livello dovrebbe puntare
allInghilterra. Dovresti tenerlo a mente, quando sar il momento. Ci sono poche speranze di ottenere
qualcosa degno di nota in Irlanda. Ma  un buon addestramento per chi ha un occhio al futuro. A questo
proposito, penso che dovresti sostituirmi come membro nella Camera di Trim quando lascer il posto.
Io?. Arthur parve divertito. Io, un membro del parlamento?
Perch no? La famiglia detiene quella carica da anni. Non ha senso abbandonarla. E poi, dato
lattuale clima febbrile, gli elettori potrebbero essere tentati di eleggere qualche dannato radicale. Non 
un incarico gravoso, Arthur. Perfino tu potresti cavartela con i doveri affatto onerosi dellessere un
membro del parlamento. Devi solo presentarti per votare per coloro che si esprimono a favore della
Corona e del lord luogotenente. Sii esplicito nel sostenerli e adeguatamente duro con chi si oppone agli
uomini del re, e andrai benone. Continua cos per qualche anno e sarai ricompensato con una sinecura o
laltra per il disturbo. Forse non sar molto ma ti aiuter a tenere a bada i creditori. A proposito, come
ho gi detto, magari vorrai trasferirti qui, visto che io vado a Londra. Allora, pensi di essere allaltezza
del compito?.
Arthur riflett per un momento. Sembrava una prospettiva abbastanza interessante, qualcosa che
poteva offrire un gradito cambiamento rispetto al crescente tedio della vita di ufficiale della corte del
lord luogotenente al castello di Dublino. Chiss, la politica poteva perfino rivelarsi interessante. Guard
il fratello e sorrise. Molto bene, lo far.
Ottimo. William alz il bicchiere. Al prossimo membro della Camera di Trim.
...
.
...
Capitolo 54.
...
.
...
Tutto accadde pi in fretta di quanto Arthur avesse previsto. William annunci le dimissioni dal
parlamento allinizio del 1790 e unelezione fu indetta per la fine di aprile. Arthur richiese e ottenne
una licenza per candidarsi e part per Trim. La stagione delle piogge aveva reso le strade fangose, tanto
che in pi punti era difficile capire dove finiva la strada e dove cominciavano i pantani circostanti. Ci
vollero tre giorni per percorrere le trentacinque miglia fino a Trim e Arthur arriv stanco e desideroso
di un bagno caldo e una buona nottata di sonno. Dal finestrino inzaccherato della carrozza, la cittadina
sembrava squallida e per nulla accogliente sotto la pioggia gelida. Nuvole scure affollavano il cielo fino
alla sfumata linea grigia delle colline allorizzonte. Arthur non si recava l da quando era bambino e
rimase sorpreso da quanto fossero diversi i suoi ricordi dinfanzia di quel piccolo posto triste. La
carrozza si ferm davanti a una grossa locanda che dava sulla piazza del mercato e, stringendosi il
mantello attorno al collo, Arthur smont e corse allinterno, lasciando il bagaglio ai due ragazzi accorsi
dalla rimessa per aiutare il vetturino.
Il locandiere chiuse la porta alle spalle del nuovo arrivato e chin il capo in segno di saluto.
Volete una stanza, signore?
S, la migliore, se non vi dispiace.
Ah, be. C un problema, signore, ammise con un debole sorriso il locandiere. Vedete, la
stanza migliore  gi occupata. Da un gentiluomo di Dublino.
Oh. Arthur si chiese se conoscesse luomo in questione. E sarebbe?
Laltro gentiluomo? Un certo signor Connor OFarrell, signore.
OFarrell?. Il nome gli era familiare ma Arthur non riusciva ad abbinarlo a una faccia.
Pazienza. Magari posso avere la stanza quando il signor OFarrell andr via.
Il locandiere scosse la testa. Non credo, signore. Ha affittato la stanza per qualche settimana.
Ma sono certo che ne troverete unaltra di vostro gradimento.
Arthur non era in vena di discutere. Inoltre pi tardi poteva parlare con quellOFarrell e fare
appello alla sua bont davanti a un bicchiere. Oh va bene.
Il locandiere lo condusse su per delle antiche scale che scricchiolavano sotto i piedi come il
fasciame di una nave sul mare in tempesta. In cima alle scale, cera unampia balconata sulla quale si
aprivano una dozzina di porte. Il locandiere accompagn Arthur in fondo alla balconata, in una
spaziosa stanza ben arredata con una finestra che dava sulla piazza. Da un lato della finestra cera un
piccolo scrittoio e dallaltro un vecchio cassettone. Luomo osserv speranzoso Arthur che si guardava
attorno.
Per il momento andr bene.
Il locandiere sorrise e le sue spalle si rilassarono un po per lallentarsi della tensione. Molto
bene, signore. Vi faccio subito portare le borse di sopra.
Ottimo. E desidero fare un bagno.
Un bagno, signore?.
Arthur lo guard. Ce lavete una vasca da bagno, vero?
Oh, s, signore. Vado subito a cercarla e dico ai miei ragazzi di mettere a bollire dellacqua.
Dellacqua calda andr bene. Non sono una dannata aragosta.
S, signore. Il locandiere era in affanno. Voglio dire, no, signore. Me ne occupo
immediatamente.
Usc dalla stanza e chiuse piano la porta mentre Arthur andava a sedersi sui cuscini della stretta
panca sotto la finestra. Il vetro e la pioggia, che colava in rivoli sulla superficie esterna, distorcevano
limmagine della piazza del mercato e facevano sembrare gli edifici sul lato opposto come scolpiti nella
cera fusa. Poche persone attraversavano frettolose la piazza fangosa, curve nei pastrani, con cappelli e
sciarpe ben stretti sulla testa.
Al calare della sera, le luci che si accesero alle finestre fecero brillare le strade di Trim e Arthur
tir la spessa tenda mentre si vestiva per la cena. Malgrado il calore di un piccolo fuoco che ardeva nel
caminetto in un angolo della stanza, laria era fredda e umida, e Arthur si affrett a mettersi i vestiti
addosso. Per lo meno il bagno era stato caldo al punto giusto e lui aveva potuto distendersi nella vasca
con lacqua fino al mento, rilassandosi nel suo confortevole abbraccio. Momenti del genere sarebbero
stati rari nei mesi a venire, riflett mentre si avvolgeva la cravatta attorno al collo e ne infilava i capi
nel colletto della camicia. William aveva sottolineato limportanza di incontrare quante pi persone
possibile, di organizzare incontri pubblici e assicurarsi che lelettorato avesse da mangiare e da bere in
abbondanza, anche se non al punto di compromettere la sua capacit di votare quando sarebbe arrivato
il momento.
Arthur lasci la stanza e scese le scale scricchiolanti fin nellingresso. Il locandiere gli aveva
dato indicazioni per la piccola sala da pranzo riservata ai clienti migliori, dallaltro lato delledificio,
lontana dal chiasso del pub, e Arthur fu piacevolmente sorpreso di trovare una stanza ben illuminata e
rivestita di pannelli, con otto piccoli tavoli, disposti a ciascun lato di un grande camino. Un uomo era
seduto a uno dei tavoli, intento a tagliare una fetta da uno stinco di agnello. Era giovane, anche se
aveva qualche anno pi di Arthur, con capelli ricci e scuri e luminosi occhi azzurri. Una redingote ne
celava a malapena il fisico possente. Alz lo sguardo quando Arthur entr nella stanza e sorrise.
Tenente Wesley. Come state, signore?
Abbastanza bene, signore. Ma mi cogliete alla sprovvista.
Le mie scuse. Connor OFarrell, di Dublino. Vi ho riconosciuto dal castello.
Davvero? Temo di non poter affermare la stessa cosa.
Non  un problema, sorrise OFarrell. Volete unirvi a me? Ho paura che siamo gli unici
uomini di un certo livello che alloggiano alla locanda e sarebbe un peccato cenare da soli.
Vi ringrazio. Arthur ricambi il sorriso, prese la sedia di fronte a OFarrell e si sedette.
Una piccola porta su un lato della stanza si apr e il locandiere si affrett a raggiungere il tavolo.
Lanci unocchiata ansiosa ai due ospiti prima di rivolgersi a Arthur.
Gradite anche voi dellagnello, signore?
Cosaltro c?
Punta di petto di manzo o maiale lesso.
Maiale lesso?. Arthur fece una smorfia. Allora prendo lagnello. E quali vini avete?
 rimasto solo del Madera, signore. Il locandiere si strinse nelle grosse spalle mortificato. A
meno che non preferiate una birra.
No. Il Madera andr benone.
Molto bene, signore. Il locandiere fece per tornare alla porta. Non ci vorr molto.
Quando furono di nuovo soli, Arthur scrut OFarrell e questi ridacchi.
State cercando di riconoscermi.
S.
Sono un avvocato. Divido lo studio con un membro del parlamento. Henry Grattan. Immagino
che lo conosciate.
Conosco la sua reputazione, replic Arthur, anche se non posso dire di approvarla.
Oh?. OFarrell si mise in bocca un pezzetto di agnello e lo mastic mentre guardava Arthur,
aspettandosi una spiegazione.
S, be, sapete. Grattan  una specie di radicale. Immagino che ne siate a conoscenza, visto che
dividete lo studio con lui.
OFarrell annu e deglut. Bevve un sorso dacqua prima di replicare. Grattan  un radicale in
tutto e per tutto. Questo non gli ha fatto guadagnare molti amici a Dublino. Per lo meno, non su al
castello.
Vi meravigliate? Con tutte le sciocchezze che va cianciando riguardo le riforme e lispirazione
che dovremmo trarre dalla situazione in Francia. Quelluomo sembra ignaro delle acque pericolose in
cui stanno navigando i nostri vicini francesi.
Ah, ma non si pu biasimarlo per usare lesempio francese allo scopo di ottenere consensi per
la riforma qui in Irlanda.  una cosa che andava fatta gi da lungo tempo, dopo tutto.
Qualcuno potrebbe affermare che sia cos, ammise Arthur. Ma Grattan  un opportunista,
come tutti i politici di professione.  una figura pubblica fino a che sfrutta gli istinti pi bassi della
gente comune. Aizza la sua rabbia e frustrazione per i suoi scopi. Se fosse un vero gentiluomo,
saprebbe che il suo primo dovere  nei confronti del Paese. Dovrebbe sostenere il governo, non
approfittare delle frustrazioni del popolo e fomentarlo. Se scenderanno in strada, saranno innocenti
condotti al massacro. E condotti da Grattan. Quelluomo non  adatto a sedere in parlamento. Ho
intenzione di metterlo bene in chiaro quando avr la possibilit di parlare da quegli scranni.
OFarrell rimase interdetto. Non avevo idea che voi foste un membro del parlamento.
Arthur agit la mano. Non lo sono ancora ma, a tempo debito, succeder a mio fratello nel
distretto di Trim.  per questo che sono qui. Per le elezioni. Dopo di che il signor Grattan sar tenuto a
rispondere delle sue follie quando laffronter in parlamento.
Non avrete bisogno di aspettare tanto a lungo. OFarrell fece un largo sorriso. Arriver a
Trim alla fine di febbraio.
Davvero?
Certo. La brava gente di Trim intende conferire la Libert della Citt a Henry Grattan.  una
sorta di eroe per la gente comune della contea di Meath.
Arthur si accigli. Quella era la prima volta che sentiva delliniziativa di onorare Grattan.
Quindi la canaglia stava gi aizzando lopinione pubblica affinch ignorasse la volont delle autorit di
Dublino. Che io sia dannato se quelluomo pensa di passarla liscia!.
Perch? Cosa potete farci, tenente?
La residenza della mia famiglia  a Dangan Castle. Posso far valere il nostro posto nel
consiglio municipale. Far in modo che gli altri membri vedano Grattan per quel furfante che . Ecco
cosa posso fare. Potrebbe costarmi qualche voto, ma ne varr la pena.
Lo spero, replic OFarrell con un sorriso. Si pul le labbra con una salvietta e spost la sedia
allindietro. Vi prego di scusarmi, tenente. Temo di dovermi alzare molto presto domattina e ho
bisogno di assicurarmi che i miei affari siano in ordine.
Certamente. Ma prima che andiate, c un favore che vorrei chiedervi, signor OFarrell.
Ah, s? In che modo posso esservi utile?
Ha a che fare con le camere. Vedete, sar a Trim fino a dopo le elezioni e avr bisogno del
migliore alloggio che questa locanda ha da offrire, in cui ricevere i miei sostenitori e intrattenere vari
ospiti. Questo genere di cose. Sono certo che comprendiate.
OFarrell annu con un sorriso benevolo. S, certo.
Bene. Arthur si rianim. Quelluomo sarebbe stato disposto a scambiarsi le stanze, in fin dei
conti. Allora sono sicuro che riterrete logico che ci scambiamo le camere. Sono convinto che troverete
il mio attuale alloggio perfettamente adatto ai vostri bisogni e io far buon uso di quello al momento a
vostra disposizione.
Ah, be, mi duole dovervi deludere. OFarrell scosse la testa e si strinse mortificato nelle
spalle mentre si alzava da tavola. La verit  che la stanza serve anche a me. Vedete, si d il caso che
anchio sia in lizza per il seggio parlamentare di Trim. Vi auguro la buonanotte, allora. Fece il giro del
tavolo e diede a Arthur un buffetto sulla spalla prima di andare alla porta. Sono certo che ci vedremo
spesso nelle prossime settimane, tenente Wesley.
Arthur rimase a guardare il posto vuoto davanti a s mentre OFarrell si allontanava a grandi
passi. Quando la porta della sala da pranzo si chiuse alle spalle dellavvocato di Dublino, Arthur fece
un sospiro e mormor: Che canaglia!.
...
.
...
Capitolo 55.
...
.
...
Nella sala commissioni del municipio di Trim riecheggiavano le animate conversazioni dei
membri della giunta. Arthur si ferm sulla soglia e cerc di determinarne lumore. Il suo sguardo
guizz sugli uomini in piedi davanti al lungo tavolo in fondo alla stanza. Henry Grattan stava in mezzo
a loro, una figura imponente che ascoltava con attenzione i notabili del posto, radunati attorno al
granduomo per godere della sua gloria riflessa. Accanto a Grattan cera Connor OFarrell, il quale
rivolse un breve cenno a Arthur quando i suoi luminosi occhi azzurri lo scorsero dallaltro lato della
stanza. Arthur gli sorrise, nonostante la rabbia che covava.
La campagna elettorale per Trim era in corso da quasi un mese ed era evidente che OFarrell
fosse in vantaggio sul giovane ufficiale di Dublino. Quando Arthur girava nel distretto per guadagnarsi
il favore della gente locale che avrebbe votato alle imminenti elezioni, arrivava quasi sempre dopo
OFarrell e gli toccava lavorare sodo per conquistare il loro sostegno.
Una volta, quando Arthur aveva organizzato un banchetto, con birra in abbondanza, per
accompagnare un comizio presso una delle locande di Trim, aveva scoperto che il suo avversario aveva
offerto un banchetto molto pi ricco in un pub vicino, senza alcun prolisso appello per i loro voti.
Adesso tutto era giunto al culmine con il conferimento della Libert della Citt di Trim a Henry
Grattan da parte della giunta comunale. OFarrell si era messo a capo del movimento per onorare
Grattan e avrebbe proposto la mozione. Se avesse trionfato, avrebbe senzaltro ottenuto sufficiente
slancio per vincere le imminenti elezioni. Arthur sapeva che quella era la sua ultima possibilit per
influenzare il voto a suo favore. Fece un respiro profondo e si avvi verso lavversario e lospite
donore.
Signor Grattan. Benvenuto a Trim, signore. Gli tese la mano.
Henry Grattan si volt verso Arthur e lo scrut con gli slavati occhi azzurri. Poi le sue labbra si
incresparono in un sorriso e gli strinse la mano in una presa possente, continuando a tenergliela mentre
parlava. Voi dovete essere il giovane Wesley. Connor mi ha detto tutto di voi. A quanto pare avete
fiuto per la politica.
Mentre gli uomini attorno a lui soffocavano le risatine, Arthur mantenne unespressione neutra.
Il signor OFarrell sa veramente ben inquadrare il carattere della gente e mi mancher la sua arguzia
quando entrer al parlamento.
Grattan annu. Farete bene, Wesley. Ma prima dovrete battere il mio uomo. Mise la mano
sulla spalla di OFarrell e vi diede una stretta. Perci non cantate vittoria, eh?
Purch voi non gridiate allo scandalo quando vincer, signore. Arthur chin il capo. Ora, se
volete scusarmi, vado a raggiungere i miei amici.
Arthur volt loro le spalle ed era quasi non pi a portata dorecchio quando ud Grattan
mormorare: Quello  uno tosto, Connor. Avete davanti una sfida pi grande del previsto.
I sostenitori di Wesley salutarono con rispetto Arthur, il quale ricord loro che dovevano fare il
massimo per ottenere la vittoria quel giorno. Se a Grattan fosse stata conferita la Libert della Citt,
tutta lIrlanda avrebbe saputo che il parlamento poteva essere sfidato.
Erano presenti quasi ottanta uomini con diritto di voto. Il gruppo di Arthur ne comprendeva
quasi la met e poteva contare su diversi altri voti contro Grattan dei membri della giunta di idee pi
indipendenti, i quali tendevano a sostenere lestablishment senza pensarci due volte. Tuttavia, tale era
la fama di Henry Grattan che Arthur rimase sorpreso, e un po arrabbiato, di scoprire che perfino tra i
suoi sostenitori ci fosse qualcuno che aveva lintenzione di votare a favore della mozione. Prima che
Arthur potesse occuparsi di loro, fu annunciata la presenza del sindaco. Larrivo del sindaco e del suo
entourage ridusse tutti a un rispettoso silenzio.
Una volta che il sindaco ebbe preso posto a capo del tavolo, fece un cenno alloratore che,
schiaritosi la voce, si rivolse agli uomini nella stanza.
Signori, prego, prendete posto.
Tra sommessi mormorii, i membri della giunta e i loro ospiti raggiunsero le file ordinate di
sedie davanti al tavolo e lentamente si misero a sedere. Quando ognuno ebbe preso posto, loratore
richiam la seduta allordine e poi si ritir a un lato del tavolo, lasciando la parola al sindaco. Questi
era un corpulento mercante, vestito di nero come un puritano. Lunica concessione al gusto liberale
erano i bottoni di lucido ottone sulla giacca e la discreta guarnizione del colletto. Alz una mano e
toss.
Come sapete, i membri della giunta si sono riuniti per discutere la questione del conferimento
al signor Henry Grattan della Libert di Trim. Ora, non si tratta di unonorificenza che viene concessa
alla leggera e so che i membri della giunta sono consapevoli che la proposta deve essere discussa a
fondo prima di passare al voto.
Il sindaco continu a illustrare il valore del procedimento per i dieci minuti successivi e la
mente di Arthur prese subito a vagare mentre luomo si dilungava. Aveva cercato di prepararsi per la
seduta ma era impossibile optare per una strategia retorica fino a che non avesse ascoltato il proponente
di Grattan, Connor OFarrell, sottoporre il caso ai membri. Tanto dipendeva dalla sua reazione, non
ultime le possibilit di riuscita nelle imminenti elezioni. Il sindaco concluse il discorso introduttivo e
fece segno a OFarrell di cominciare il dibattito.
Lavvocato di Dublino si alz in piedi e si port in un punto della sala tra il tavolo del sindaco e
il pubblico seduto. Infilati i pollici nel panciotto, si erse in tutta la sua imponente altezza e cominci a
proporre il signor Grattan secondo i canoni della classica oratoria legale. OFarrell cominci con un
panegirico del grande distretto di Trim e linestimabile onest e industriosit del suo elettorato. Dopo
diversi minuti, il signor Grattan emise un sonoro colpo di tosse e fece segno al suo proponente di non
strafare e andare al sodo. OFarrell present doverosamente Henry Grattan, ne riassunse la carriera e
poi svilupp il tema principale, ovvero la rispettabilit di quelleroe del popolo. Grattan, asseriva, non
solo si era guadagnato il rispetto delluomo comune ma anche un riconoscimento pi ampio in tutte le
isole britanniche e in Francia, dove lesempio di Grattan era citato nei grandi dibattiti sulla democrazia
che avevano luogo nella gloriosa aula dellAssemblea Nazionale. A quel punto si lev un mormorio di
consenso tra i presenti e Arthur guard ansioso i suoi sostenitori, scioccato nel vedere alcuni di essi
osservare OFarrell con manifesto entusiasmo.
Finalmente OFarrell concluse con lennesima profusione di lusinghe rivolte allelettorato di
Trim e fin con un elaborato inchino al suo pubblico. I membri proruppero immediatamente in un
applauso e, per educazione, Arthur si un a loro. Il sindaco attese che tornasse il silenzio e poi si guard
attorno nellaula.
Ci sono pareri contrari alla proposta?.
Arthur deglut e poi alz la mano. Signore, se posso?.
Il sindaco strizz gli occhi in direzione di Arthur prima di parlare. La presidenza riconosce
lonorevole Arthur Wesley.
Arthur si alz dal suo posto e si avvi nello stretto corridoio tra le sedie e la parete. OFarrell gli
cedette il posto davanti al pubblico e torn a sedersi accanto a Henry Grattan. Raccogliendo in fretta le
idee, Arthur fiss le facce che lo guardavano. Cera dellostilit ma molti sembravano sorpresi dal suo
intervento e adesso aspettavano di vedere cosa aveva da dire il giovane.
Desidero dire, prima di ogni altra cosa, che il mio rispetto per il nostro ospite  in tutto e per
tutto grande quanto quello di ogni uomo qui presente. Infatti, dalla prima volta che ho avuto la
possibilit di seguire le imprese parlamentari del signor Grattan, ho trovato ispirazione nel suo
esempio. Al punto di presentarmi davanti a voi come candidato, con lambizione di servire lottima
gente di Trim con il medesimo successo e rispetto con cui il signor Grattan serve gli elettori nel proprio
distretto.
Arthur vide alcuni cenni di approvazione e sent dentro di s il calore della soddisfazione per il
modo in cui aveva esordito. Fece una pausa per intensificare leffetto e poi continu.
Sono sicuro che il signor Grattan continuer a svolgere i suoi doveri con la dimostrata
diligenza e che continuer a lavorare per il miglioramento del popolo ogni minuto di vita che
lOnnipotente decider di donargli.
Arthur fu compensato da altri cenni di approvazione.
Un uomo della levatura politica di Henry Grattan deve essere molto richiesto da coloro che gi
rappresenta. Come potrebbe essere altrimenti, dati i talenti di cui  dotato? Ed  questa la grande
tragedia per i membri di questa giunta.
I cenni di approvazione cessarono e su diversi volti apparvero espressioni di disagio o
confusione.
Se non vogliamo ostacolare Henry Grattan nel prosieguo dei suoi doveri, non dobbiamo
gravarlo con questa onorificenza. Ogni seduta a cui il signor Grattan sarebbe costretto a presenziare qui
a Trim lo sottrarrebbe agli obblighi nei confronti di altri uomini. Signori,  giusto essere cos egoisti da
voler rubare tempo a questo grande uomo? Chi altri sarebbe in grado di propagandare il radicalismo di
seconda mano che  il segno distintivo del signor Grattan? Chi siamo noi per negare allIrlanda le
fatiche di questuomo? Ma, daltro canto. Arthur cambi espressione, come se allimprovviso
avesse capito. Forse  esattamente per questo che dovremmo concedere al signor Grattan la Libert di
Trim! Perch, signori, potremmo gravarlo di tanti onerosi doveri civili da non lasciarlo pi libero di
minare il resto dellIrlanda con i suoi pericolosi sentimenti rivoluzionari. Sono sicuro che il signor
Grattan non sarebbe molto contento di un ulteriore carico di lavoro.
Adesso gran parte del pubblico sorrideva; altri erano ancora in difficolt con la palese ironia che
Arthur cominciava a svelare.
Pertanto,  nel rispetto del pi ampio pubblico del signor Grattan, e dei suoi maestri
rivoluzionari in Francia, che chiederei ai membri di considerare il conferimento di questa onorificenza
al signor Grattan. Chiederei a voi tutti di riflettere sulle conseguenze di quanto deciderete oggi.
Vogliamo premiare coloro che farebbero a pezzi le grandi tradizioni della nostra nazione? Pensateci
con la massima attenzione e cura.
Arthur lasci che le sue parole andassero a segno e poi continu in tono pi leggero.
Lasciando tutto questo da parte, da quello che mi sembra di capire dalla proposta del signor OFarrell,
lunica buona ragione per cui al signor Grattan dovrebbe essere conferita la Libert della giunta
comunale  la sua presunta rispettabilit. Ora, sono certo che comprendiate linevitabile difficolt di
conferire una simile onorificenza sulla semplice base della rispettabilit. Arthur fece segno verso
luditorio. Sono sicuro che ogni uomo qui presente sia dotato di rispettabilit. E fuori da questaula,
quanti altri a Trim sono uomini rispettabili? Perch fermarci qui? Dal momento che abbiamo invitato a
Trim il signor Grattan, e il suo amico avvocato di Dublino  entrambi uomini rispettabili, ne sono
convinto  perch non estendere linvito a tutti gli uomini rispettabili di Irlanda? Be, presto avremmo
unintera nazione di Liberi Cittadini di Trim!.
Gran parte delluditorio scoppi a ridere e, tra quellilarit, Arthur ud degli applausi. Suo
malgrado, sorrise ai membri della giunta. Li lasci fare per un momento e poi alz le mani per chiedere
silenzio prima che il sindaco potesse mettere mano al martelletto.
Signori! Signori, vi prego! Penso che adesso tutti noi capiamo perch dobbiamo, purtroppo,
respingere questa proposta. Non sarebbe giusto nei confronti del signor Grattan e non lo sarebbe per
tutte le altre persone rispettabili che meritano lonorificenza tanto quanto il signor Grattan. Per tale
motivo, mi sento costretto a fare obiezione al conferimento della Libert di Trim per quanto grande
sia il mio rispetto per il signor Grattan.
Mentre scoppiavano nuove risate, Arthur chin elegantemente il capo e torn al suo posto. Il
sindaco prese il martelletto e lo cal con violenza, diverse volte, fino a che lordine fu ristabilito e
laula torn al silenzio.
Vi ringrazio, signor Wesley. Adesso passiamo alla votazione. Coloro a favore della proposta,
vogliano palesarsi.
In tutta la stanza, braccia si alzarono in aria. Arthur si guard attorno ma scopr che non osava
contarle. Si gir verso il sindaco e guard luomo fare la conta dei voti, conferire con i colleghi seduti
accanto e annotare il totale su un foglio davanti a s.
Quelli contrari.
Arthur alz la mano e si guard attorno mentre altre braccia scattavano in alto. Il sindaco
cominci a contare, convenne sul totale e poi toss rumorosamente prima di annunciare il risultato.
A favore, trentatr. Contrari, quarantasette!.
I sostenitori attorno a lui si alzarono ed esultarono e Arthur sent qualcuno scuotergli la spalla
congratulandosi. Si alz con un sorriso e strinse la mano a diversi uomini nella folla che si era creata
tuttintorno. Nella parte anteriore dellaula, Henry Grattan si era alzato dal suo posto e stava marciando
lungo il corridoio in direzione di Arthur, con OFarrell al seguito. Al suo avvicinarsi, i membri attorno
a Arthur si ritrassero trepidanti. Grattan lo raggiunse a grandi passi; dalla sua espressione si capiva che
lottava per dominare la rabbia e limbarazzo dovuti alla sconfitta. Guard torvo Arthur per un momento
e poi gli tese la mano.
Congratulazioni, giovane Wesley. Avete la stoffa di un politico di razza.
Arthur sorrise. Uomini sono stati sfidati a duello per insulti pi lievi, signore.
Vero. Grattan si costrinse a ricambiare il sorriso. Perci  un bene che non vincerete le
elezioni qui a Trim.
Io non scommetterei troppo sulla vittoria di OFarrell se fossi in voi, signore.
Grattan rimase a guardarlo ancora un po, poi si volt bruscamente e usc dalla stanza a grandi
passi.
La vittoria su Henry Grattan ebbe come conseguenza un immediato aumento dei sostenitori di
Arthur nellelettorato di Trim e, nelle ultime settimane prima del voto, pass tutto il tempo a girare per
il distretto e ad arringare folle attirate dalla promessa di carni arrostite, chiaretto economico e barili di
birra. Questi incontri pubblici spesso si risolvevano in risse tra ubriachi con i sostenitori della parte
avversa nelle strade dei villaggi e nei viottoli di campagna della contea. Connor OFarrell continu a
fare leva sui sentimenti liberali dei votanti ma sebbene i pi poveri traessero qualche consolazione
dallesempio dei radicali francesi, non avevano comunque diritto di voto, e cos Arthur raccoglieva i
frutti della preoccupazione che affliggeva sempre pi i proprietari, terrorizzati dalle morbose storie di
violenza sommaria per le strade di Parigi.
I seggi furono aperti lultimo giorno di aprile e, alla loro chiusura, i risultati segnarono la
vittoria di Arthur, che fu presentato al pubblico come membro liberamente eletto del parlamento per il
distretto di Trim.
Mentre tornava a Dublino, Arthur si distese sui sedili della carrozza, beandosi del dolce gusto
del successo. Finalmente aveva fatto qualcosa di cui la sua famiglia poteva andare fiera. Meglio ancora,
la sua nuova condizione di membro del parlamento poteva contribuire a fare colpo su un uditorio pi
importante che ormai da tempo dominava i suoi pensieri. Decise di scrivere a Kitty Pakenham non
appena fosse rientrato a Dublino.
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Capitolo 56.
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Certo che siederete con noi sugli scranni dei Tory. Charles Fitzroy indic i posti pi vicini
alla sedia del presidente. Arthur mormor il suo assenso ma teneva lo sguardo verso lalto, fisso sulla
cupola sulle loro teste. Fitzroy not la sua espressione e sorrise.
Notevole, vero? Quando i dibattiti cominciano a farsi noiosi, spesso mi ritrovo ad allungarmi
allindietro e a fissare lass.  in grado, per un momento, di far dimenticare a un uomo dove si trova, il
che  sempre unottima cosa.
Arthur sorrise. Era gi stato in quelledificio, a volte per assistere ai discorsi del fratello
William, a volte perch la natura del dibattito lo interessava. Ma adesso era l in veste di membro, non
di ospite, e provava il brivido dellesclusivit che sentivano tutti i nuovi membri della Camera.
Pur essendo nuovo, continu Fitzory, troverete che le regole sono semplici. Fate silenzio, a
meno che non stiate acclamando qualcuno della nostra parte o mettendo a tacere lopposizione. Fece
una pausa e guard Arthur. Temo che non accada cos spesso quanto possiate pensare. Gran parte dei
dibattiti non sfigurerebbero in purgatorio. A volte mi chiedo se sia quella la vera origine del
soprannome del nostro partito.
Arthur rise educatamente. Il figlio di Fitzroy, Richard, era stato a Angers insieme a lui e Arthur
aveva incontrato luomo solo in qualche occasione negli ultimi anni. Perci era stato contento di
ricevere linvito del deputato a presentarlo alla Camera. Charles Fitzroy era un uomo alto e magro
prossimo alla sessantina. Era dignitoso nei modi e nelle parole e rappresentava il distretto di Kinkelly
da pi di trentanni. Il suo gusto nel vestire era raffinato, seppur datato, ma la parrucca incipriata gli
stava bene e leffetto generale ricordava molto a Arthur Marcel de Pignerolle. Prov una fitta di ansia
al pensiero del direttore dellaccademia di Angers. Se la rivoluzione in Francia era determinata a far
crollare ogni bastione della nobilt, allora lirriducibile de Pignerolle sarebbe perito con il sistema che
tanto ammirava. A quella prospettiva, Arthur sent il cuore gonfio di terrore, che si manifest
nellespressione addolorata che gli pass fugace sul volto.
State bene, giovane Wesley?. Fitzroy lo prese delicatamente per un braccio.
S, sto bene. Stavo solo pensando a unaltra cosa.
Oh?
Non  niente. Mi  solo tornato in mente il periodo trascorso in Francia. Qualcuno che
conoscevo.
Ah, la Francia. Fitzroy scosse la testa. Una triste faccenda, questo rozzo egualitarismo che
sono cos decisi a imporre. Non ne verr niente di buono, potete starne certo. Se Dio avesse voluto che
vivessimo in democrazia, ci avrebbe fatti tutti aristocratici o contadini. E che gusto ci sarebbe?
Giusto.
E la cosa orribile  che alcuni dei nostri si stanno facendo contagiare dalle loro idee.
Arthur annu. Lo so. Ho avuto il piacere della compagnia del signor Grattan mentre facevo
campagna elettorale a Trim.
Oh, non preoccupatevi di Henry Grattan. Fitzory agit la mano con fare sprezzante. Parla di
riforme ma ha un animo patriottico. Ed  abbastanza ricco da immaginare i sacrifici personali imposti
da una societ pi egualitaria. Non ci causer veri problemi fino a che seguir una dieta di piccole
riforme da sventolare davanti ai suoi sostenitori. Fitzroy sorrise cinico. Pane e circo, caro ragazzo.
Be, in questo caso, patate e whisky distillato. Fino a che avranno da mangiare e da bere, la nostra
classe non correr pericolo.
Non ne sono cos sicuro, replic Arthur dopo una breve riflessione. Basta solo qualche
uomo ispirato e pu accadere qualsiasi cosa. Che Dio ci aiuti se gli irlandesi dovessero mai trovare un
Mirabeau o un Bailly che parlino per loro.
Ci presume un grado di raffinatezza simile tra i francesi e gli irlandesi, che semplicemente
non esiste. Gli irlandesi sono nati per servire, Wesley. Ce lhanno nel sangue. A loro non verrebbe mai
in mente di ribellarsi.
Arthur fece spallucce. Spero che abbiate ragione.
Arthur scopr presto che stare sugli scranni posteriori dei Tory era unesperienza frustrante.
Come aveva detto Fitzroy, i doveri di un nuovo membro della Camera si limitavano a votare secondo le
direttive del partito e passare il resto del tempo ad aspettare la possibilit di unirsi al coro di
acclamazioni o scherno, a seconda della situazione. Furono avanzate proposte per ulteriori misure di
sgravio nei confronti di cattolici e presbiteriani, presentazioni di bilancio, discussioni su tassazione ed
esenzione dalle tasse, e per tutto il tempo lo spettro della rivoluzione in Francia divenne un punto di
riferimento per coloro che resistevano al cambiamento, cos come un elemento di coesione per i
riformatori.
Ben presto divenne difficile conciliare i doveri parlamentari con quelli di ufficiale presso il
castello di Dublino. Arthur prese sul serio il proprio ruolo, a differenza di tanti suoi colleghi, che di
rado presenziavano a un dibattito e potevano essere persuasi a votare solo con lofferta di una tangente,
di solito in forma di una sinecura o una pensione a spese pubbliche. E mentre Arthur apprezzava le
manovre politiche di Tory e Whigs, a volte trovava profondamente deprimente linfinita corruzione e la
disonest. La vita al castello gli offriva qualche consolazione. Soprattutto adesso che Kitty Pakenham
aveva let giusta per far parte dei giovani che affollavano le sale da ballo, le sale da pranzo e
linterminabile successione di picnic estivi.
Dopo il loro primo incontro, Arthur era rimasto sgomento quando Kitty era tornata a casa sua a
Castlepollard. Ma poco prima di Natale, Kitty e suo fratello Tom si erano trasferiti nella dimora di
famiglia a Rutland Square a Dublino, e la ragazza era presto diventata una sorta di presenza fissa nella
corte del castello di Dublino, per la gioia segreta di Arthur. Il suo piacere era mitigato dalle attenzioni
tributate a Kitty da tanti altri gentiluomini che, rimasti subito affascinati da lei, se ne contendevano la
compagnia. Per alcuni mesi, Arthur trov difficile superare il cordone di ammiratori per avere una
conversazione privata con Kitty. Era possibile al massimo qualche frase prima che qualche bellimbusto
o una vispa nuova conoscenza femminile intervenisse per chiedere un ballo o deviare la conversazione
verso un terreno pi frivolo. In quei momenti, Arthur si sentiva ribollire di rabbia e assumeva
unespressione di educato interesse mentre sopportava la situazione, pregando per tutto il tempo
affinch lintruso in questione scomparisse o venisse colpito da un attacco orribilmente debilitante. Ma
non succedeva mai e ogni volta Arthur si ritrovava a covare frustrazione, per poi tornarsene al suo
alloggio infuriato con se stesso per non aver avuto il coraggio di essere pi incisivo nei suoi tentativi di
conquistare laffetto di Kitty. Se le cose continuavano cos, si rimproverava, ben presto qualcuno con
un approccio pi sicuro glielavrebbe portata via prima ancora che lei si accorgesse dei suoi sentimenti.
Nel frattempo fremeva ogni volta che i loro occhi si incrociavano in unaffollata pista da ballo o
lungo una tavola da pranzo, e lei sembrava sorridergli in un modo speciale che gli dava la certezza di
essere pi di un volto nella folla. In quei momenti sentiva il cuore librarsi per la gioia per poi crollare
di nuovo quando Kitty rivolgeva il suo sguardo su un altro giovane e cominciava con lui una fitta
conversazione. A quel punto Arthur guardava sempre pi frustrato ogni sorriso o risata che laltro
riusciva a strapparle.
Quando non era in sua compagnia, si sforzava di razionalizzare i propri sentimenti. Kitty era,
dopo tutto, solo una ragazza, tre o quattro anni pi giovane di lui. Cerano un sacco di giovani donne
desiderabili a corte e tanti altri anni per aggiudicarsene una come moglie. I sentimenti per Kitty erano
unossessione passeggera, si diceva, fin troppo comprensibile per uno della sua et. Ma, ogni volta che
la vedeva, tutta la logica a cui poteva fare appello svaniva e la sua passione divampava di nuovo. Si
stava comportando da sciocco e, peggio ancora, correva il rischio di rendersi ridicolo davanti ai suoi
pari se i sentimenti per Kitty si fossero risaputi. Tuttavia, se non faceva niente per farle capire cosa
provava, allora come avrebbe potuto lei cominciare a ricambiare il suo affetto, ammesso che volesse farlo?
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Capitolo 57.
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Corsica, 1789.
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Quando, alla fine di settembre, Napoleone approd ad Ajaccio, fu sorpreso di ritrovare lisola, a
distanza di pi di un anno, quasi come quando laveva lasciata, prima dei fatidici eventi seguiti alla
convocazione degli Stati Generali da parte di re Luigi. Tra i marinai e i cittadini sul molo cerano
soldati della guarnigione, ancora con la coccarda bianca borbonica sul cappello mentre il resto
dellesercito francese aveva adottato quella rossa e blu di Parigi. Percorrendo le strade cittadine diretto
alla casa della famiglia, Napoleone si guard intorno incuriosito. Non cerano manifesti agli angoli
delle strade che annunciavano le ultime notizie dellAssemblea Nazionale n ferventi dibattiti fuori da
caffetterie e bettole, nessuna sensazione che il mondo stesse rapidamente cambiando e che le vestigia di
un vecchio regime stessero per essere spazzate via per sgomberare la strada alla nuova Francia.
Entrando in casa, trov sua madre al piano di sopra, nella lavanderia. Era davanti alla finestra e
tirava la corda che usava per stendere gli indumenti gocciolanti nel cortile sul retro dellabitazione. Si
volt e lo vide. Napoleone pos il cappello su uno sgabello e and ad abbracciarla.
Quando hai scritto per dire che lesercito ti aveva ripreso, ho temuto che non ti avrei rivisto per
anni. Gli accarezz le guance. Quanto tempo resterai stavolta, Napoleone?.
Lui sorrise. Non lo so proprio. Potrebbero essere parecchi mesi.
Bene.  una bella notizia. Giuseppe  tornato dallItalia la settimana scorsa. Oggi  in tribunale
per assistere a un processo. Gli sei mancato. E anche a me. Vi avr tutti insieme sotto lo stesso tetto.
Meglio cos, visto come vanno le cose. Lo guard bruscamente. Allora, cosa sta succedendo a
Parigi?
Dovete aver sentito le notizie, madre. Ormai il mondo intero lavr saputo.
Qui  diverso. I realisti dicono che il re sta guadagnando tempo, in attesa delloccasione per
riprendersi il potere. Poi ci sono quelle teste calde di radicali del club giacobino che ci dicono che il
vecchio regime non c pi e che viviamo in democrazia. E ci sono i seguaci di Paoli che affermano
che il caos in Francia  loccasione migliore che abbiamo per ottenere lindipendenza della Corsica.
Fece spallucce. Ma alla maggior parte della gente non interessa. La vita va avanti.
Lho notato.
Quella sera, dopo cena, quando i fratelli pi piccoli furono mandati a letto con la promessa che
Napoleone si sarebbe dedicato a loro lindomani, si mise seduto con il fratello maggiore e apr una
bottiglia di vino.
Allora?. Giuseppe riemp i bicchieri. Cosa ci fai davvero di nuovo in Corsica?
A parte godermi la compagnia della mia famiglia e del mio caro fratello?.
Giuseppe sorrise. A parte questo.
Al momento la Francia non vuole i miei servizi. Perci  tempo di assumere un ruolo pi
attivo in Corsica. Sei qui ormai da un po. Qual  lumore della gente?.
Giuseppe lanci al fratello unocchiata scaltra. Intendi dire, quali sono le possibilit dei
paolisti? Difficile dirlo. NellAssemblea Nazionale, il deputato scelto per rappresentare i nobili della
Corsica  Buttafuoco. Lui dice che il governo francese  in grado di tenersi lisola corrompendo alcuni
corsi e non avendo piet con gli altri. I deputati del Terzo Stato sono Antoine Christophe Saliceti e
Cesari Rocca. Non vogliono avere niente a che fare con lindipendenza corsa e affermano che
nellinteresse della Corsica  meglio restare con la Francia. Quindi, come vedi, non c nessuno a
Parigi per difendere la causa della nostra indipendenza.
Napoleone riflett un momento prima di parlare. Allora deve essere decisa qui.
Il fratello ridacchi. Sapevo che lavresti detto.
Il Club dei Giacobini si riuniva in una delle locande nelle strade dominate dalle mura della
cittadella. I membri furono lieti di accogliere Napoleone. Se gli ufficiali del re avevano sviluppato
interesse per la politica radicale, allora non cerano speranze di tornare ai giorni bui del vecchio regime.
Il club era abbonato a quanti pi quotidiani di Parigi poteva permettersi. Lattenzione maggiore era
riservata ai resoconti delle vicende del Club dei Giacobini di Parigi. Napoleone leggeva questi articoli
con lo stesso interesse degli altri membri ed era particolarmente attratto dalle argomentazioni avanzate
da un deputato di nome Robespierre, ex avvocato di Arras. Cera qualcosa di familiare nel suo stile
retorico, anche se Napoleone non sapeva dire cosa fosse.
Quando i membri non leggevano i giornali parigini, erano impegnati in accese discussioni ai
tavoli della locanda, sotto lo sguardo benevolo del proprietario la cui ricchezza cresceva costantemente
grazie allaumento del giro di affari.
Ben presto Napoleone divenne uno dei membri pi attivi del club. Finalmente cera un pubblico
per tutte le letture, gli appunti e i saggi che avevano occupato gran parte della vita solitaria che
conduceva nelle ore libere dal servizio. Gli argomenti a lungo ripassati mentalmente e tenuti per s
adesso si riversavano in un fiume di irresistibili princpi morali e logici, e luditorio lo seguiva con una
passione che trovava sfogo solo nelle fragorose acclamazioni e nello scrosciare degli applausi.
Allinizio del nuovo anno, la sua reputazione era diventata tale che fu eletto ufficiale della
neonata unit della Guardia Nazionale di Ajaccio. Le autorit francesi, ancora solo in parte adattatesi al
nuovo regime che si stava instaurando a Parigi, guardavano i legami tra gli accaniti membri del Club
dei Giacobini e i volontari della Guardia Nazionale con crescente preoccupazione, e in primavera
fecero la loro mossa. Le truppe svizzere a guarnigione della cittadella disarmarono e sciolsero i
volontari e chiusero il Club dei Giacobini.
Dal lungo tavolo nel salone a casa di sua madre, Napoleone stil unaspra lettera di reclamo ai
deputati Saliceti e Rocca a Parigi. Mentre aspettava risposta, si rec a nord, a Bastia, e distribu
coccarde rivoluzionarie alla gente per strada, mentre stabiliva legami con i patrioti locali e cercava di
capire se la guarnigione francese potesse essere incitata allammutinamento.
Al ritorno ad Ajaccio, cerano cattive notizie ad attenderlo. I giornali riferivano che Saliceti
stava cercando di convincere lAssemblea Nazionale a proseguire con lintegrazione della Corsica nello
Stato francese e a dichiarare lisola come uno dei nuovi dipartimenti in cui la Francia era stata
suddivisa. Lumore di Napoleone era pessimo. La liberazione della sua patria sembrava pi
improbabile che mai con i deputati corsi che lavoravano cos assiduamente allaccorpamento dellisola
alla nazione francese. Adesso tutto dipendeva da Paoli e dalla creazione di consenso per rovesciare il
dominio francese con la forza.
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Capitolo 58.
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Pasquale Paoli fece il suo trionfante ritorno dallesilio nella primavera del 1790. Giuseppe e
Napoleone facevano parte della delegazione che dalla Corsica and a incontrare il grande uomo a
Marsiglia. A sessantasei anni, era ancora alto e dritto e gli restavano quei tratti imperiosi che tanto
avevano ispirato i suoi compatrioti negli anni precedenti. Perfino Napoleone avvert il fascino
delluomo quando gli fu presentato. Paoli lo prese per le spalle e lo guard negli occhi.
Cittadino Bonaparte, ho avuto il privilegio di conoscere vostro padre. Carlo era un bravuomo.
Mi ha addolorato sapere della sua morte, troppo precoce per un giovane uomo della sua levatura.
Almeno ha dei bravi figli che portano avanti il suo lavoro.
Napoleone chin riconoscente il capo e replic: S, signore. Non ci fermeremo fino a che la
Corsica non avr avuto la sua libert.
Libert. La fronte di Paoli si corrug mentre continuava a guardare Napoleone negli occhi.
S, godremo di tutte le libert che la nuova Francia ha da offrire.
Strinse la spalla di Napoleone e pass al membro successivo della delegazione.
Una folla enorme si era radunata per accogliere Paoli al suo arrivo a Bastia. I mercenari svizzeri
della guarnigione gli avevano aperto un passaggio. Scese dalla passerella e alz il cappello per salutare
la gente che lo acclamava. Una grossa coccarda rivoluzionaria era appuntata sulla cima del copricapo,
che Paoli sventolava adagio mentre camminava lungo il molo, seguito dagli uomini della delegazione
che sorridevano e salutavano la folla.
I fratelli Bonaparte accompagnarono Paoli fino a Corte, lantica capitale al centro dellisola.
Giuseppe rimase l, essendogli stato promesso un piccolo posto nella nuova amministrazione di Paoli.
Prima di ripartire per Ajaccio da solo, Napoleone fece sapere che sarebbe stato onorato di accettare un
comando militare sotto Paoli. Riflett sulla delicatezza della situazione. I paolisti volevano
lindipendenza. Gran parte dei giacobini volevano una democrazia radicale. Napoleone voleva
entrambe. Nel perseguire quello scopo, rischiava lostilit di tutte e due le fazioni.
Alla fine dellestate, torn al Club dei Giacobini da poco riaperto e ricominci a parlare.
Stavolta mantenne i discorsi concentrati sugli eventi in Corsica, invece di occuparsi dei pi ampi temi
filosofici della rivoluzione. Affermava che ogni vero rivoluzionario dava inizio alla rivoluzione nel
posto in cui si trovava. Non dovevano aspettare un minuto di pi i politici di Parigi. I giacobini di
Ajaccio dovevano impegnarsi a impadronirsi della cittadella che incombeva sulla citt e trasformare
Ajaccio in una comune rivoluzionaria. Napoleone aggiunse che la Chiesa cattolica doveva essere
privata di diritti fiscali e privilegi legali. Affermando ci, sapeva che i paolisti avrebbero disapprovato.
Erano nazionalisti, non atei, e difatti numerosi membri delluditorio balzarono in piedi per condannare
Napoleone e le sue eresie. Riconobbe in uno di essi Pozzo di Borgo, ex amico di infanzia. Napoleone lo
indic.
In base a quale diritto la Chiesa impone queste tasse?
In base al diritto divino!, grid di rimando di Borgo.  la volont di Dio.
E dove esattamente  scritta questa volont di Dio? Non nella Bibbia. N in nessuna delle
Scritture. La verit  che sono gli uomini a istituire quelle tasse. E gli uomini possono revocarle senza
offendere lOnnipotente.
Di Borgo lo fulmin con lo sguardo. La Chiesa  lincarnazione della volont di Dio. Se la
Chiesa richiede tasse  perch Dio richiede tasse.
Dio richiede tasse?, rise Napoleone. E a cosa servono a Dio le tasse? Ci sono conti da
pagare in paradiso?.
Diversi giovani risero con lui ma di Borgo avvamp di collera. State attento, Bonaparte, o
sarete giudicato prima di quanto pensiate. Detto ci, lasci la stanza, seguito da numerosi altri e dalle
esclamazioni di scherno dei pi radicali tra i giacobini.
Quando Napoleone lasci il club a tarda sera, un gruppetto dei membri pi giovani torn a casa
con lui, per continuare a discutere alcuni punti illustrati dai relatori della serata. Quando il gruppo
svolt nella strada che portava allabitazione di Napoleone, diverse figure indistinte emersero da un
vicolo e si disposero in fretta sbarrando loro il cammino. Erano tutti armati di mazza.
Che storia  questa?, rise nervoso uno dei compagni di Napoleone. Non ci sono cos tanti
ladri in tutta Ajaccio.
Zitto!, sbott Napoleone. Il tonfo di stivali alle sue spalle lo fece voltare e vide altre figure in
ombra emergere dalla direzione del club per chiuderli in trappola. Merda.
Per un momento, tutto rimase immobile nella strada. Napoleone assunse una posizione di
combattimento e serr i pugni. Fece un respiro e url a squarciagola: Seguitemi!.
Si gett vers gli uomini che bloccavano la strada davanti mentre i suoi compagni venivano
dietro di lui. Stringendo i denti, si avvent su uno degli aggressori prima che luomo potesse brandire la
sua mazza. Ruzzolarono sullacciottolato, con il ginocchio di Napoleone conficcato nel petto dellaltro
quando atterrarono. Cominci a prenderlo a cazzotti in faccia, sentendo il sommesso scricchiolio del
naso che si spezzava mentre luomo emetteva uno strozzato verso di dolore. Napoleone si guard
attorno e vide un groviglio di figure scure che lottavano. Era impossibile distinguere qualcosa, come
aveva sperato quando aveva lanciato il suo assalto. Cerc a tentoni la mazza dellaggressore e gliela
strapp di mano. Tenendosi basso, indietreggi verso il muro di un edificio che dava sulla strada.
Davanti a lui la lotta continuava in unondeggiante massa di ombre, accompagnata da grugniti e grida
di dolore. Allimprovviso, una figura gli si par davanti con il bastone alzato.
Coraggio, ringhi Napoleone. Andiamo a prendere i bastardi!.
Giusto!. Luomo rise e si volt per tornare alla lotta. Senza perdere tempo, Napoleone brand
la mazza come se fosse una falce e la abbatt sul ginocchio dellaltro con un sonoro schiocco. Uno
stridulo grido di dolore lacer laria e luomo cadde riverso al suolo. Napoleone si riemp i polmoni e
grid: Giacobini! Con me!. Si gir e si mise a correre verso la sua casa. Seguitemi!.
Napoleone corse, seguito da passi che grattavano e rimbombavano sullacciottolato. Davanti a
s vide lopaco chiarore della lanterna che sua madre aveva acceso sulla porta dingresso in previsione
di un rientro del figlio a unora tarda e si guard indietro. La strada era piena di figure che correvano
nella stessa direzione.
Forza! Da questa parte!.
Raggiunse la porta, sollev il chiavistello e si tuff dentro. Subito dopo arrivarono due suoi
compagni, poi un altro, con il sangue che gli colava dalla testa. Napoleone spalanc la credenza dove
suo padre teneva il fucile da caccia. Agguant larma, tirando indietro lotturatore mentre tornava alla
porta e si fermava sulluscio. Il primo degli aggressori arriv di corsa: un uomo alto con la sciarpa
legata attorno alla bocca e il naso per nascondere la sua identit. Quando vide il fucile, si ferm
allistante.
Via di qui!, url Napoleone. Tutti quanti! O giuro che sparo al primo che fa un altro passo
verso casa mia!.
Restate dove siete!, esclam una voce pi indietro nella strada. Napoleone la riconobbe
allistante.
Di Borgo! Dite ai vostri uomini di andare via o giuro su Dio che sparo.
Ci fu un teso momento di silenzio e poi Napoleone ud una risatina nellombra.
Dunque  questo che ci vuole per fare di voi un credente Dovete smetterla di mancare di
rispetto alla Chiesa. Avete avuto il vostro avvertimento, Bonaparte. Non ce ne saranno altri. Andiamo,
uomini, lasciamoli stare.
Le ombre si ritirarono e Napoleone aspett che fossero a una certa distanza prima di abbassare
il fucile e chiudere la porta sulla strada. Guard i suoi compagni e vide che erano tutti con lui. Oltre al
giovane con la ferita alla testa, uno si teneva la mano sulla mascella e un altro si serrava un polso rotto
contro il petto. Tutti erano trafelati e avevano unespressione spiritata per leccitazione e la paura.
Napoleone si accorse che le mani con cui stringeva il fucile stavano tremando.
Ehi, mormor uno dei suoi compagni, avreste sparato davvero?.
Napoleone sorrise e alz la canna verso il soffitto. Credo che siano anni che nessuno lo carica
pi.
Premette il grilletto. Allistante ci fu uno sfrigolio e unesplosione assordante quando un pezzo
di gesso esplose dal soffitto. Gli altri sobbalzarono allarmati e poi guardarono sconvolti Napoleone.
Poco dopo, una porta si spalanc e sua madre, scalza sul ballatoio, url: Che diavolo sta
succedendo? Chi  che spara in casa mia a questora della notte?.
Napoleone scambi unocchiata preoccupata con i compagni e poi tutti scoppiarono a ridere.
Napoleone prese lavvertimento sul serio al punto di non andare pi in giro per le strade di
Ajaccio da solo. Per proteggere se stesso e la sua famiglia, convinse i membri del Club dei Giacobini a
eleggerlo tenente colonnello del battaglione cittadino della Guardia Nazionale. Non fu unimpresa
difficile, dal momento che era uno dei pochi uomini ad Ajaccio con una formazione militare, e,
allarrivo dellautunno, Napoleone assunse lincarico. Poich il comandante dellunit, il colonnello
Quenza, era un anziano mercante, un altro membro del Club dei Giacobini che non aveva mai sparato
in situazioni di emergenza n mai preso parte a qualsivoglia addestramento, leffettivo comando
dellunit ricadeva su Napoleone. Con una forza di cinquecento elementi sotto di s, non ebbe pi
problemi dagli uomini di di Borgo e i suoi amici paolisti. Napoleone era libero di continuare la sua
attivit politica ad Ajaccio. Nel frattempo, addestrava gli uomini della Guardia Nazionale nel modo pi
completo possibile, sotto lo sguardo divertito dei soldati fuori servizio della guarnigione, inclini a
trascurare le esercitazioni in quel posto remoto e generalmente tranquillo.
Lunico motivo di eccitazione lestate seguente fu la notizia del tentativo di fuga della famiglia
reale da Parigi, per raggiungere un esercito di emigrati e mercenari stranieri decisi a strappare il potere
allAssemblea Nazionale. Napoleone raggiunse gli altri membri del Club dei Giacobini, affollati
attorno alle copie del Moniteur e del Mercure per leggere i primi resoconti dellarresto del re a
Varennes. Nessuno dubitava che sarebbe stato un semplice prigioniero del nuovo regime a Parigi. Le
ultime tracce della sua autorit si erano dissolte nel fallito tentativo di fuga.
 finita, allora, comment Napoleone mentre terminava di leggere gli articoli.
Cosa  finita?, domand uno dei membri pi giovani del club.
La monarchia.  finita. Napoleone tamburell sul giornale con un dito. Il re e quella sciocca
regina sono stati presi in castagna. Hanno finto di assecondare le riforme sin dalla prima riunione degli
Stati Generali. E per tutto questo tempo hanno complottato contro il popolo francese. Adesso saranno
visti per quello che sono: traditori.
Diverse facce si girarono nella direzione di Napoleone, che si accorse di aver detto troppo.
Perfino in quel momento, perfino l, nel Club dei Giacobini, cera qualcuno che restava ancorato a una
tradizione di rispetto per la Corona. La Francia non era ancora pronta a fare a meno della monarchia,
per lo meno non senza causare aspre divisioni. Ma dal momento che non era pi possibile nascondere
la venalit di re Luigi, lAssemblea Nazionale sarebbe stata costretta ad agire, per salvare la Francia
tanto quanto per salvare se stessa. Napoleone si sofferm a riflettere. Se il re veniva deposto, e questo
conduceva alla distruzione dellordine pubblico e forse perfino alla guerra civile, allora era cruciale che
la Corsica non ne restasse invischiata. Lisola aveva gi sofferto a sufficienza per la sua sete di libert.
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Capitolo 59.
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Quando lanno giunse al termine, Napoleone ricevette una lettera dal ministero della Guerra a
Parigi che gli ordinava di fare ritorno al reggimento di artiglieria a Auxonne. Era ancora indignato per
le condizioni in cui era stato mandato via in licenza  pi un esilio, a suo parere  perci ignor la
lettera e continu ad addestrare i suoi uomini e a mettere a punto i suoi piani. Natale pass con tutte le
sue celebrazioni religiose e Napoleone si tenne in disparte piuttosto che rischiare ulteriori guai viste le
proprie opinioni riguardo la Chiesa. La reputazione presso il Club dei Giacobini gli aveva alienato le
simpatie di molti degli abitanti di Ajaccio e la famiglia temeva per la sua vita.
Allinizio del nuovo anno, Napoleone port in campagna il battaglione di volontari per
addestrarli alle tattiche belliche. Durante un piovoso e ventoso pomeriggio di febbraio, mise in atto il
primo passo del suo piano. Si trovava su un pendio collinoso insieme al colonnello Quenza, entrambi
curvi nei pastrani mentre la pioggia gocciolava dalle tese dei loro cappelli. In basso, nello stretto
fondovalle roccioso, gli uomini del battaglione si stavano disponendo secondo una linea di battaglia per
conquistare una fortificazione immaginaria, rappresentata da alcuni pali pi avanti. Napoleone stava
facendo una sorta di cronaca al suo superiore, spiegando la nuova formazione che stava sperimentando.
Noterete che il battaglione  schierato con una colonna a ciascuna estremit della linea.
S, disse Quenza. Me lero chiesto. A cosa serve questo nuovo trucco, Bonaparte? Cosa c
che non va nella vecchia colonna davanzata, eh?.
Napoleone indic i pali in lontananza. Supponiamo che quelli siano cannoni in quelle
fortificazioni, signore. Se mandiamo avanti gli uomini in colonna, saranno fatti a pezzi. Se li mandiamo
avanti in formazione allineata, perderemo meno uomini ma, una volta raggiunte le difese, ci
mancherebbe la necessaria concentrazione di forza per sfondarle. Questa formazione ibrida sembra
offrire la soluzione migliore, oltre a proteggere entrambi i fianchi contro eventuali attacchi a sorpresa.
Quenza osserv il battaglione avanzare sul terreno scosceso, mantenendo la formazione mentre
procedeva. Annu soddisfatto. Avete fatto miracoli con gli uomini, Bonaparte. Sono molto soddisfatto
di voi.
Vi ringrazio, signore. Napoleone chin il capo con modestia. Adesso era il momento di
parlare. Si schiar la voce. Secondo me, come soldato professionista, il vostro battaglione  valido
quanto qualsiasi altro dellesercito francese. Migliore di tanti, forse. Di certo migliore della guarnigione
di Ajaccio.
Il petto di Quenza si gonfi un poco per lorgoglio. S. Potremmo insegnare loro un paio di
cosette.
Potremmo, signore. Napoleone sorrise. Quindi, perch non lo facciamo?.
Quenza si volt a guardarlo perplesso. Cosa volete dire?
Solo questo. Se il vostro battaglione  in grado di fornire prestazioni di altissimo livello, allora
non abbiamo bisogno di una guarnigione che ci protegga. Il battaglione potrebbe assumere il controllo
della cittadella e difendere la citt, in caso di bisogno. Sono sicuro che il governo sarebbe fin troppo
contento di essere alleggerito da questo peso. Dio solo sa se al momento non hanno bisogno di pi
uomini in Francia.
S s, immagino che ne abbiano.
Potreste suggerirlo al generale Paoli la prossima volta che gli scrivete, signore. Napoleone si
strinse nelle spalle. Sono certo che non si lascerebbe sfuggire loccasione di avere almeno una citt
corsa difesa da corsi.
Avete ragione!. A Quenza brillarono gli occhi. Sarebbe contentissimo dellidea! So che lo
sarebbe.
Quando arriv la risposta di Paoli, fu inequivocabile. Quenza and a cercare immediatamente il
suo subordinato al Club dei Giacobini e gli mise la lettera in mano.
Ecco! Leggete!.
Napoleone prese la lettera e ne scorse il contenuto mentre Quenza saltellava impaziente sulla
punta dei piedi. Non metteteci tutto il giorno, Bonaparte!.
Napoleone fin la lettera e la restitu, costringendosi a non sorridere per la soddisfazione che
Paoli avesse abboccato allesca. Sembra che il generale non apprezzi molto lidea.
Non apprezzi lidea?. Quenza sbuff indignato e punt un dito grasso verso la lettera. Ma
lavete letta bene? Praticamente mi accusa di tradimento. E qui! Guardate! Dice che ai nostri uomini
manca la competenza per fare il lavoro come si deve Come osa? Che canaglia. Venderci ai francesi.
Mio Dio, non sono neanche francesi, sono dannati svizzeri!  un oltraggio!.
Altri giacobini si erano radunati attorno a loro per vedere quale fosse il motivo di quelle urla e
Quenza si gir verso di loro, brandendo la lettera. Un oltraggio, vi dico!.
Gli uomini lo guardarono confusi senza capire.
Napoleone lo prese delicatamente per la manica. Signore, forse sarebbe meglio che vi
spiegaste. O che lasciaste fare a me.
Cosa?. Quenza guard torvo Napoleone, il quale per un istante temette che il suo superiore
non avrebbe tenuto a freno la lingua. Ma luomo era talmente sopraffatto dalla rabbia che si limit ad
annuire e spinse Napoleone verso il podio. Diteglielo. Dite loro tutto quanto.
Fingendosi riluttante, Napoleone fece come gli veniva chiesto. La stanza si stava riempiendo
alla svelta di persone ansiose di ascoltare cosa aveva da dire il giovane e carismatico ufficiale e lui
aspett che lo spazio davanti a s fosse gremito.
Il colonnello Quenza ha appena ricevuto una lettera da Pasquale Paoli. Pare che il cittadino
Paoli non nutra alcuna fiducia nel battaglione volontari di Ajaccio. Preferisce affidare la vita delle
nostre donne e dei nostri bambini a un branco di mercenari svizzeri. Non ci ritiene abbastanza
competenti, non abbastanza coraggiosi per difendere le nostre famiglie. Napoleone fece una pausa
perch le sue parole andassero a segno. Come aveva previsto, linsulto allonore degli uomini di
Ajaccio provoc espressioni oltraggiate. Alz le braccia per calmare gli astanti. Lasceremo che
questuomo ci getti addosso una tale vergogna?.
La folla rugg indignata.
Accetteremo questo insulto come codardi e poveracci?
no! mai!.
Un vero corso morirebbe piuttosto che subire un simile affronto! Dobbiamo proteggere il
nostro onore! Dobbiamo vendicare la grave ingiustizia fatta al colonnello Quenza e agli ottimi uomini
del battaglione volontari!.
Quenza si irrigid e cerc di assumere una posa eroica mentre i giacobini lo acclamavano.
Napoleone sfrutt il clima di ribellione e invit di nuovo alla calma.
Ununica azione baster a salvare il nostro onore. Dobbiamo assumere il controllo della
cittadella! Dobbiamo prenderla adesso e dimostrare che i corsi sono in grado di badare a se stessi!
Ufficiali del battaglione  convocate i vostri uomini! Se Paoli ha troppa paura di emanciparci dalla
Francia, allora ce la sbrigheremo da soli!.
La stanza riecheggi delle acclamazioni dei membri del Club dei Giacobini e gi gli ufficiali e
gli uomini del battaglione volontari stavano correndo a radunare i compagni. Qualche membro rimasto
silenzioso durante il dibattito si allontan furtivo con aria preoccupata. Napoleone sent qualcuno
tirarlo per la manica e, voltatosi, vide che Quenza lo guardava ansioso.
Io io non volevo che succedesse questo.
Ma, signore, vi ha insultato. Ha insultato ogni uomo di Ajaccio.
S, ma.
 troppo tardi, adesso. Dobbiamo andare fino in fondo o saremo bollati come vigliacchi
davanti agli occhi di tutta la Corsica.
Quenza trasal, poi si morse il labbro e si guard attorno nella stanza. Annu e si rivolse di
nuovo a Napoleone, ergendosi in tutta la sua altezza nel tentativo di apparire coraggioso e marziale.
Coraggio, allora, Bonaparte. Alla battaglia!.
...
.
...
Capitolo 60.
...
.
...
Nella leggera oscurit dellultima ora che precedeva lalba, le strade di Ajaccio erano fredde.
Mentre gli uomini del battaglione volontari marciavano verso la cittadella in silenzio, i loro respiri
sbuffanti si condensavano nellaria tra il rigido ondeggiare metallico delle baionette. Napoleone era
contento di vedere che la disciplina che inculcava loro da mesi stesse dando i propri frutti. Non un solo
uomo parlava mentre marciavano con espressione determinata. Si era assicurato che ogni ufficiale
avesse sottolineato ai propri uomini il fatto che lazione fosse necessaria per salvare lonore e liberare
la Corsica dalloccupazione straniera. Il colonnello Quenza era stato fin troppo felice di affidare
lassalto al suo subordinato. Aspettava notizie della vittoria al Club dei Giacobini, che aveva requisito
come suo quartier generale.
La merlatura della cittadella era visibile al di sopra dei tetti degli edifici pi avanti. Su di essa
sventolava la bandiera bianca e blu dei Borbone, luccicante ai primi raggi di sole che raggiungevano la
vetta delle montagne.
Napoleone fece segno a uno dei sergenti.
Mandate avanti la squadra dassalto.
S, signore.
Quaranta uomini, i migliori tra i volontari, con indosso solo luniforme e le cartucciere a
tracolla, avanzarono oltre la testa della colonna. Avrebbero preso lentrata della cittadella e, quando
Napoleone avesse dato lordine, sarebbero intervenuti gli altri. Gli uomini guardarono il giovane
tenente con occhi ansiosi e lui fece segno di procedere.
Andiamo.
Il gruppo avanz lungo le ombre da un lato della strada. In fondo, la strada curvava
bruscamente a sinistra nellampio viale che bordava le mura della cittadella. Dallaltro lato cera
lentrata fortificata della cittadella, coperta da due bastioni sporgenti. In prossimit della curva,
Napoleone fece segno agli uomini di fermarsi. Avanz furtivo e sbirci dietro langolo. A quaranta
passi di distanza, un paio di sentinelle stava davanti allentrata aperta. Erano appoggiate al muro di uno
dei bastioni e sembrava che stessero chiacchierando. Napoleone sorrise. Sarebbe stato facile. Una
veloce occhiata lungo le mura a ciascun lato dellentrata gli diede la conferma che non erano presidiate
o, per lo meno, che le sentinelle in alto erano pigre quanto i compagni in basso. Napoleone torn alla
squadra dassalto.
Ricordate, nessun rumore. Quando ci dirigiamo allentrata, correte pi veloci che potete. Non
fermatevi per nessun motivo. Tutto dipende dalla velocit. Intesi?.
Diversi uomini annuirono, qualcuno ghign. Il sergente stava allangolo della strada, pronto a
trasmettere il segnale di Napoleone che ordinava la carica del resto del battaglione.
Molto bene. Andiamo.
Napoleone si volt di nuovo verso la cittadella, tirando fuori la spada dal fodero. Fece un
respiro profondo e si incammin a passo svelto. Il resto della squadra lo segu allistante. Svoltarono
langolo e attraversarono di corsa lo spazio aperto.
Le due sentinelle li videro quasi immediatamente ma per qualche istante non riuscirono a
reagire, spaventate alla vista di uomini armati che correvano in silenzio verso di loro. Poi lincanto si
spezz. Le sentinelle imbracciarono i moschetti, tirarono indietro il cane, presero frettolosamente la
mira e fecero fuoco.
Una palla sfrecci accanto a Napoleone con un sibilo. Una seconda colp un uomo alla sua
sinistra, producendo un suono simile a un bastone su cuoio bagnato. Luomo ruot su se stesso e
piomb in avanti sulla strada con un gemito. I suoi compagni, fedeli allordine, continuarono a correre
o lo superarono con un balzo, diretti verso lentrata. Davanti a loro, le due sentinelle fecero dietrofront
e corsero a mettersi in salvo dentro la cittadella. La squadra dassalto oltrepass i due bastioni e, con un
moto di gioia, Napoleone si rese conto che limpresa sarebbe riuscita.
Non aveva pi senso mantenere il silenzio. Si riemp i polmoni e url: Andiamo! Le porte
sono nostre!.
Gli uomini proruppero in un ruggito di trionfo e andarono alla carica. Appena prima di
raggiungere le porte, Napoleone si ferm per dare il segnale al resto del battaglione. Allimprovviso si
ud un brusco grido di comando dallinterno e gli uomini che correvano accanto a Napoleone si
fermarono sui loro passi.
Fuoco!, sbrait qualcuno. Il frastuono di una raffica di moschetti risuon in un boato
assordante che riecheggi tra le mura dei bastioni. Diversi uomini di Napoleone furono scagliati a terra,
altri sussultarono e poi si portarono le mani alle ferite.
Avanzate!. Giunse lordine e Napoleone ud il tramestio di stivali in arrivo. Subito cap che si
trattava di una trappola. Qualcuno aveva avvertito la guarnigione, uno di quei codardi al Club dei
Giacobini che erano sgusciati via dopo la chiamata alle armi di Napoleone.
Indietro!, grid Napoleone ai suoi uomini. Ritirata!.
Corse per qualche passo e poi si volt a guardare lentrata. I suoi uomini stavano fuggendo. Poi
le prime giubbe rosse dei soldati svizzeri apparvero attraverso il fumo che avvolgeva le porte della
cittadella. Ne seguirono altre e Napoleone and a mettersi in salvo nella strada dalla quale erano emersi
solo qualche momento prima. I sopravvissuti del gruppo dassalto fuggirono e qualcuno abbandon le
armi in preda al panico mentre si dirigevano verso il riparo pi vicino.
Quando ebbe raggiunto langolo della strada, Napoleone si appiatt contro il muro e riprese fiato
per un attimo, prima di azzardare unocchiata verso la cittadella. Quasi una compagnia di soldati
svizzeri era emersa dalla fortificazione e vide due di essi trafiggere con la baionetta uno dei volontari
feriti. Questi alz una mano e implor piet ma le sue urla furono interrotte dalle baionette che gli
affondarono nella gola, squarciandola.
Dallaltro lato della strada, giunse il tramestio del resto del battaglione. Cera ancora una
possibilit, pens disperato Napoleone. Si tir su e aspett che la colonna lo raggiungesse.
Battaglione, allineati!, grid, indicando il viale di fronte alla cittadella.
Gli ufficiali annuirono e trasmisero lordine, e Napoleone prov un moto di orgoglio quando
marciarono allaperto e cominciarono a schierarsi a ciascun lato dellestremit della strada. Lufficiale
al comando del distaccamento di soldati svizzeri rimase a guardare preoccupato e poi diede lordine di
richiamare i suoi uomini. Altri soldati della guarnigione erano apparsi sulla merlatura, dove erano stati
appostati. Sbuffi di fumo fiorirono lungo le mura, man mano che lirregolare crepitio dei moschetti
riecheggiava nello spazio aperto. Qua e l, frammenti di pietra esplosero dallacciottolato e altri
volontari furono colpiti.
Su i moschetti!, ordin Napoleone.
Lungo tutta la linea, le lunghe canne furono spianate verso il nemico. Lufficiale vicino
allentrata stava ancora schierando i suoi uomini in una linea pronta a rispondere al fuoco quando
Napoleone cal il braccio.
Fuoco!.
Per un secondo Napoleone rimase assordato dalla raffica che esplose dai moschetti dei volontari
dalla giubba azzurra e una fitta coltre di fumo nascose alla vista la cittadella e gli uomini dallaltra
parte. Poco per volta, il fumo si dirad mentre i volontari si affrettavano a ricaricare le armi. Vicino
allentrata, quattro corpi in giubba rossa giacevano riversi tra i morti del gruppo dassalto. Il resto si era
gi messo in salvo nella cittadella e, sotto lo sguardo di Napoleone, i difensori sigillarono lentrata
chiudendone le porte borchiate.
Napoleone vide che i difensori sulle mura stavano mietendo sempre pi vittime tra i volontari e
cap che doveva metterli in salvo il prima possibile.
Battaglione! Al riparo! Ritirata!.
Gli uomini non se lo fecero ripetere due volte e fecero irruzione nelle case di fronte alle mura
della cittadella. Napoleone si infil in un alto palazzo appartenente a uno dei pi ricchi mercanti di
Ajaccio e, ignorando le urla di protesta della moglie delluomo, sal le scale fino al sottotetto e sbirci
cauto dalla piccola finestra che si affacciava sugli altri tetti. Guardando da una parte e dallaltra, vide
che i suoi uomini e i difensori erano impegnati a spararsi a vicenda. Napoleone lasci che la situazione
continuasse cos ancora per un po. Agli uomini avrebbe fatto bene lesperienza di uno scontro a fuoco,
sebbene al riparo degli edifici di pietra. Lasci passare un quarto dora e poi diede lordine di cessare il
fuoco e torn al Club dei Giacobini.
Il colonnello Quenza balz su dalla scrivania quando Napoleone entr nella stanza e punt il
dito verso il suo subordinato. Che diavolo sta succedendo, Bonaparte? Ho saputo che i miei uomini
sono stati massacrati l fuori!.
Ci sono state delle vittime, ammise Napoleone senza scomporsi. Ma sapevamo che ce ne
sarebbero state.
Abbiamo preso la cittadella?
No, signore. Napoleone indic con la testa la finestra dalla quale si sentiva lo spasmodico
fuoco dei difensori. Come potete sentire. Qualcuno li ha avvertiti del nostro arrivo. La guarnigione ha
chiuso le porte e i nostri uomini hanno circondato lentrata della cittadella.
Circondato?. Quenza batt le palpebre e giunse le mani. E adesso che succede, eh?
Per il momento niente, signore. Napoleone pass rapidamente in rassegna le opzioni.
Possiamo aspettare fino a sera e tentare un altro assalto.  rischioso. Potremmo cercare di prenderli
per fame o negoziare una resa.
Quenza si lanci sullultima proposta. Negoziare. Ecco cosa faremo. Forse  questo il modo
migliore per uscire dal pasticcio che avete combinato.
Napoleone si sent sopraffare dalla collera ma riusc a dominarla. Molto bene, signore.
Mander un uomo con una bandiera di tregua.
Datevi da fare, allora.
Allimprovviso entrambi gli uomini sentirono ledificio sussultare sotto i loro piedi e, un istante
dopo, ci fu un poderoso schianto e la muratura precipit davanti alla finestra mentre un cupo rimbombo
scuoteva la citt. Quenza si ritrasse dalla finestra con un balzo.
Cos stato?
Artiglieria, rispose Napoleone con calma. Devono aver portato un cannone su uno dei
bastioni. A quanto pare sanno gi che dietro lassalto cera il Club dei Giacobini.
Stanno facendo fuoco contro di noi?. Quenza guard Napoleone con gli occhi dilatati dal
terrore. Contro di me? Devo andarmene da qui. Devo trovare un posto sicuro.
Quenza agguant il cappello e si precipit alla porta, proprio mentre un altro colpo si abbatteva
sul tetto. Trasal e si volt a guardare Napoleone. Occupatevi delle trattative. Io disporr un nuovo
posto di comando nella cattedrale. Non oserebbero fare fuoco su una chiesa!.
No, signore. Immagino di no.
Napoleone segu il colonnello fuori dalledificio e torn al battaglione. Fedeli ai suoi ordini, non
avevano fatto fuoco contro le mura e solo un occasionale colpo dalla cittadella, intervallato dal cupo
rimbombo del pezzo di artiglieria, riecheggiava nello spazio aperto. Sfilatosi la sciarpa bianca dal collo,
ne leg unestremit alla punta della spada. Fece un respiro profondo, usc sul viale e agit in aria la
spada per attirare lattenzione. Una voce url qualcosa dalle mura della cittadella e subito apparvero
diversi sbuffi di fumo. Proiettili sibilarono in alto e due colpirono lacciottolato ai suoi piedi.
Napoleone corse a mettersi al riparo pi veloce che poteva. Addio alle trattative.
Dopo aver mandato qualcuno a informare il colonnello del tentativo fallito, Napoleone torn al
sottotetto dellabitazione del mercante, dove un sergente teneva docchio la cittadella.
Ci sono sviluppi?
S, signore. Poco dopo che siete andato dal colonnello, una barca  salpata dalla cittadella.
Dove si  diretta?
A nord, signore. Bastia, credo. Sono andati a chiedere rinforzi.
Napoleone annu. Era ci che temeva sarebbe accaduto. Il comandante della guarnigione,
preavvertito dellattacco, doveva aver tenuto la barca pronta perch salpasse alle prime luci, proprio
quando lo sfortunato gruppo di assalto si era lanciato alla carica. Con il vento a favore, la barca poteva
raggiungere Bastia entro sera. Contando un giorno per organizzare una forza di soccorso e un altro per
il viaggio di ritorno, Napoleone si rese conto che non cera modo di prendere la guarnigione per inedia.
N gli uomini del battaglione avrebbero avuto la disposizione danimo di tentare un assalto diretto.
Sarebbe stato un massacro e Napoleone aborriva lidea di un simile spargimento di sangue. Avrebbe
dovuto essere unimpresa veloce ma adesso in quella situazione non vedeva altro che umiliazione e
fallimento.
Nei tre giorni che seguirono, Napoleone fece diversi altri tentativi di negoziare, ma dalla
guarnigione sparavano a chiunque osasse presentarsi davanti alle mura della cittadella. Il cannone
montato sul bastione nord cess di fare fuoco una volta che ebbe distrutto lultimo piano del Club dei
Giacobini e poi un inquieto silenzio cal sul quadrante della citt pi vicino alla cittadella. Altrove, la
gente di Ajaccio si avventurava cauta per le strade per comprare il necessario e poi tornava di corsa alla
sicurezza delle proprie case. Napoleone cap subito che il tentativo del battaglione di prendere la
cittadella non avrebbe avuto alcun sostegno. Una volta che il bombardamento del club fu cessato, una
piccola folla di abitanti si radun per urlare insulti a quelli che ancora erano dentro e lanciare sassi
contro chiunque si mostrasse alle finestre in frantumi.
Poi, la sera del terzo giorno, diverse navi da guerra furono avvistate allimbocco del porto di
Ajaccio. Allultima virata nel porto, le bocchette per i cannoni si aprirono e le navi gettarono lancora,
con le armi puntate sulla citt. Coperte dalle batterie delle navi, barche cominciarono a traghettare
soldati sulla terraferma e, al calare della sera, gli uomini di un reggimento regolare marciarono sul viale
e si fermarono davanti alle porte della cittadella.
Il colonnello Quenza era emerso dalla cattedrale non appena saputo dellarrivo delle navi da
guerra ed era andato a cercare il suo subordinato. Adesso entrambi gli ufficiali avanzavano cauti verso
lufficiale al comando della forza di soccorso. Era un maggiore dellesercito regolare e venne avanti a
grandi passi per affrontare i comandanti del battaglione di volontari.
Colonnello Quenza?. Salut e si rivolse a Napoleone. E voi dovete essere il tenente
colonnello Bonaparte.
Napoleone annu e il maggiore torn a rivolgersi a Quenza. Ho istruzioni di ordinare ai vostri
uomini di deporre le armi immediatamente e tornare alle proprie abitazioni. Il battaglione  sciolto per
lautorit del governatore della Corsica. Linadempienza allordine sar risolta con la forza. Signore, a
meno che non siate pronto a sporcarvi le mani del sangue di centinaia dei vostri compatrioti, vi
suggerisco di fare esattamente quanto chiedo.
Le spalle di Quenza si afflosciarono e luomo fece un patetico cenno di assenso. Dar
lordine.
Vi ringrazio, signore, replic brusco il maggiore. Adesso ho delle questioni da affrontare
con laltro ufficiale. Voi potete andare, signore.
Quenza scocc unocchiata curiosa a Napoleone e poi si avvi in tutta fretta.
Il maggiore tir fuori dalla giacca una busta. Dal momento che il battaglione dei volontari
ufficialmente non esiste pi, il vostro rango di tenente colonnello decade. In tal caso mi rivolger a voi
come tenente Bonaparte del reggimento de la Fre e vi metterete sullattenti davanti a un ufficiale
superiore.
Napoleone irrigid la schiena e si mise dritto, i piedi uniti, le braccia lungo i fianchi. S,
signore.
Questo messaggio  per voi, viene dal ministero della Guerra.  arrivato a Bastia la settimana
scorsa. Contiene un permesso di viaggio. Il vostro periodo di licenza  scaduto da cinque mesi. Vi
viene pertanto chiesto di presentarvi al ministero della Guerra a Parigi. Una di queste navi  in partenza
per Marsiglia domattina presto. Sar meglio che vi troviate a bordo o sarete arrestato e accusato di
diserzione. Avete capito, tenente Bonaparte?
S, signore. Napoleone cerc di impedire alla propria voce di tremare mentre continuava.
Avete idea di cosa mi aspetta?.
Il maggiore sorrise. Certo. Dal momento che siete ufficialmente assente ingiustificato e adesso
siete responsabile di diversi morti in quello che mi sembra un atto di tradimento, direi che il ministero
della Guerra avr poca scelta a parte la fucilazione.
...
.
...
Capitolo 61.
...
.
...
Parigi, 1792.
.
Dal momento in cui arriv nella capitale alla fine di maggio, Napoleone rimase sbigottito dai
cambiamenti avvenuti in appena un anno e mezzo nella citt al centro della rivoluzione. Rendendosi
conto che le altre nazioni non avrebbero permesso alla Francia di adottare una democrazia pura, ad
aprile lAssemblea Nazionale aveva dichiarato guerra allAustria. Prima della fine del mese, lesercito
del generale Dillon era stato sconfitto e i soldati volontari avevano assassinato il proprio generale
mentre fuggivano dal campo di battaglia. Durante il viaggio in carrozza da Marsiglia, Napoleone aveva
letto di ulteriori disfatte e latmosfera tesa di Parigi gli apparve subito evidente. Mentre si dirigeva al
Pays Normande, si ferm a leggere alcuni dei manifesti presenti a ogni angolo di strada. Gran parte di
essi davano notizia delle norme pi recenti passate dalla comune locale. Altre facevano il resoconto dei
dibattiti dellAssemblea Nazionale. Gli strilloni dei giornali erano ovunque e piccoli capannelli si
formavano attorno a loro per leggere le ultime notizie della guerra. Lultima volta che Napoleone era
stato a Parigi, cerano solo una manciata di quotidiani sottoposti a severa censura ma adesso cerano
decine e decine di pubblicazioni, che riportavano apertamente quasi ogni punto di vista politico, perfino
dei monarchici che si affannavano ancora a persuadere i parigini a tornare allordine garantito dal
vecchio regime.
Raggiunto lalbergo, Napoleone scopr che il prezzo delle stanze era pi che raddoppiato dalla
sua ultima permanenza e che non ce nerano di disponibili. Il proprietario spieg che i deputati della
nuova Assemblea Nazionale, con le famiglie e i sostenitori, avevano occupato gran parte degli alberghi
della citt e cera una cronica penuria di alloggi. Gli sugger di provare da monsieur Perronet in rue de
Mail, che era un amico e di tanto in tanto affittava camere nella propria casa a persone referenziate.
Labitazione di Perronet era poco distante da rue Saint-Honor, vicino al Palazzo Reale e alle
Tuileries. Monsieur Perronet era un ingegnere e manteneva la casa ordinata. Scorse la lettera di
referenze, squadr il giovane ufficiale di artiglieria e gli fece segno di entrare. La stanza che affitt a
Napoleone era nel sottotetto. Era piccola e confortevole e la finestra dava al di l dei tetti sul complesso
di palazzi che componevano le Tuileries.
Perronet indic la finestra. Se ascoltate con attenzione, potreste sentire lululato dei lupi di
tanto in tanto. Quello oppure i membri dellAssemblea che chiedono a gran voce luno il sangue
dellaltro.
Napoleone sorrise. Si  gi arrivati a tanto?
Non ancora, ma manca poco. Lingegnere si strinse stancamente nelle spalle. La guerra va
male, il prezzo del pane  salito e la folla cerca qualcuno, chiunque, a cui dare la colpa di tutto quanto.
Perci, cittadino, avete scelto un bel periodo per visitare Parigi. Prima di affittarvi la stanza, devo
chiedervi qualcosa. Parve imbarazzato per un momento e Napoleone gli fece segno di continuare.
Perronet serr le labbra. Siete qui per difendere il re o per opporvi a lui?  solo che se finite coinvolto
in qualche guaio, non voglio che vengano a cercarvi a casa mia. Ho una famiglia giovane, sapete. Devo
pensare alla loro incolumit.
Non sono qui per difendere il re. Sono qui per difendere me stesso, cittadino Perronet. Vi do la
mia parola che non ci saranno problemi da parte mia.
Molto bene, potete avere la stanza. Cinque sous al giorno. Dieci se volete da mangiare.
Prendo solo la stanza, cittadino. Napoleone tir fuori il sacchetto dei soldi, ne cont quanti ne
bastavano per il primo mese e li consegn allaltro. Doveva essere oculato con gli scarsi fondi che si
era portato dalla Corsica. Avrebbe mangiato solo quando era necessario. Monsieur Perronet cont in
fretta le monete, annu e lasci la stanza, chiudendosi la porta alle spalle senza fare rumore.
Mentre i passi dellingegnere scendevano le ripide scale scricchiolanti, Napoleone and alla
finestra. Appoggi i gomiti sul davanzale e rivolse lo sguardo sui muri sudici e i tetti della capitale
francese. Lo spettacolo di una grande citt che si estendeva su tutti i lati verso un orizzonte caliginoso
lo riemp di eccitazione per un momento, ma poi lansia e lincertezza del proprio destino tornarono a
occupare la sua mente.
La disfatta di Ajaccio poteva costargli la carriera nellesercito. Poteva perfino costargli la vita e
Napoleone si chiese se non fosse stato meglio fuggire a nascondersi nella campagna corsa come gli
aveva consigliato sua madre. Poteva sopravvivere per anni sulle montagne, sottraendosi alla legge. Ma
il suo istinto si ribellava a quellidea. L, a Parigi, lontano dalla scena del crimine, la sua parola poteva
valere tanto quanto quella di chi voleva la sua condanna.
Quando era arrivato a Marsiglia, a Napoleone era stato notificato che potevano volerci dei mesi
prima che il suo caso venisse discusso, per via dello scoppio della guerra. Questo gli dava un po di
tempo per cercare di influenzarne lesito. E il modo migliore per cominciare sarebbe stato rivolgersi
alleminente deputato della Corsica, Antoine Saliceti. Secondo i manifesti agli angoli delle strade,
Saliceti avrebbe parlato a favore di una proposta per smobilitare la guardia personale del re il giorno
seguente.
Di conseguenza, la mattina dopo il suo arrivo, Napoleone si alz presto e si lucid gli stivali. Si
pettin i capelli e li leg con cura prima di indossare luniforme.
Un breve tragitto lo port allampia rue Saint-Honor, dove si un alla folla diretta alle Tuileries
per assistere ai dibattiti dellAssemblea Nazionale. Alcuni erano l per presentare istanze ai deputati,
altri desideravano solo fare parte della folla fuori dal palazzo dove il re e la sua famiglia venivano
praticamente tenuti prigionieri. Altri ancora portavano con s frutta, vino e quotidiani da vendere alla
gente. Nellultimo gruppo cera chi vendeva coccarde rivoluzionarie, patriottici berretti rossi e pezzi di
pietra che si dicevano provenire dai resti della Bastiglia. Malgrado lapparente buonumore generale,
Napoleone percepiva una tensione scorrere nella folla come una corda di violino troppo tesa, in attesa
di spezzarsi alla minima pressione. Cammin con la gente fino al Palazzo Reale, poi usc dal viale e si
diresse verso la place du Carrousel. Laltro lato della piazza era gremito di persone che urlavano insulti
dalle cancellate di ferro che costeggiavano gli appartamenti reali delle Tuileries. Dal lato opposto delle
cancellate, cera unesigua linea di guardie svizzere dalla giubba rossa, i cui copricapi neri di pelle
dorso le facevano apparire alte e minacciose mentre guardavano la folla. Napoleone fece il giro e si
affrett a raggiungere la scuola di equitazione, dove era alloggiata lAssemblea Nazionale. Era ansioso
di arrivare di buonora per poter osservare Saliceti e vedere che tipo di uomo fosse prima di andare a
chiedere il suo aiuto.
Quando gir langolo e si avvi a grandi passi lungo Terrasse des Feuillants, vide che la gente
gi si accalcava davanti allentrata dellAssemblea Nazionale. Decine e decine di uomini della Guardia
Nazionale formavano un cordone e sgomberavano la strada per i deputati e i loro funzionari man mano
che arrivavano per la seduta mattutina. Un piccolo ingresso laterale dava accesso alle gallerie pubbliche
e Napoleone sgomit tra la folla verso il sergente allentrata.
Scusatemi!. Napoleone spinton una donna massiccia che urlava a squarciagola che uno dei
suoi clienti, un deputato, le aveva promesso un posto.
Il sergente scosse la testa. Spiacente, signora. Non mi interessa chi vi scopate. Tutti i posti
gratuiti sono terminati. Ora, a meno che non abbiate un lasciapassare, non c niente che posso fare.
Lasciapassare? Non mi serve un lasciapassare, razza di imbecille. Lo pungol al petto con la
punta del parasole. Fatemi passare!.
Il sergente spinse via il parasole e si avvent su di lei con tutte e due le mani. La donna cadde
allindietro nella folla strillando di paura e rabbia, mentre tutti quelli attorno a lei scoppiarono a ridere.
Napoleone approfitt del momento e si spinse davanti al sergente.
Scusate, ho bisogno di entrare.
Non cos in fretta, cittadino. Il sergente tir su una mano e guard Napoleone. Il
lasciapassare?.
Per un momento, Napoleone si accigli e prov lirresistibile tentazione di dare una bella
strigliata al sergente per i suoi modi insubordinati. Ma cera qualcosa negli occhi dellaltro che gli fece
capire che non avrebbe dato importanza al grado di ufficiale, perci Napoleone inghiott la rabbia e
tent di spiegarsi. Non ho un lasciapassare.
Allora non entri, cittadino.
Ho bisogno di vedere il cittadino Saliceti, sergente. Sono qui per sostenerlo.
Saliceti, eh?. Il sergente abbass la voce. Sei del Club dei Giacobini?.
Napoleone annu.
Allora dov la coccarda? Il berretto rosso? A me non sembri un giacobino.
Fidatevi, sono giacobino fino al midollo.
Il sergente socchiuse impercettibilmente gli occhi e fiss Napoleone. Poi cedette e fece scattare
il pollice sopra la spalla. Daccordo, cittadino. Puoi entrare.
Napoleone annu riconoscente e si infil nellentrata. Una volta dentro, si avvi verso le panche
che davano sullemiciclo. Quasi tutti i posti erano occupati e i sostenitori delle diverse fazioni erano
radunati insieme, pronti ad acclamare i loro deputati al momento giusto. Napoleone trov un posto
vicino al loggione e si protese in avanti per osservare i deputati in basso. Al centro della parte laterale
delledificio, il presidente e i suoi funzionari erano raccolti attorno alla tribuna delloratore,
preparandosi per la seduta di quel giorno.
Era facile individuare molte delle diverse fazioni, sedute nelle file di posti disposti lungo la
parte centrale della sala. Il partito del re era quello pi elegante e raffinato, seduto a destra della
tribuna. Di fronte al presidente, i girondini, repubblicani moderati, occupavano le panche pi in basso e
i deputati pi estremi sedevano in alto su quelle pi arretrate per esprimere il proprio sdegno. A sinistra
del presidente, sedevano i giacobini, molti dei quali sfoggiavano il berretto rosso che ne proclamava il
patriottismo militante. Saliceti doveva essere da qualche parte in mezzo a loro.
Una volta sbrigata qualche questione amministrativa, il presidente annunci la proposta di
smobilitare la guardia personale del re. Questo suscit la totale attenzione dei deputati e della gente
nelle gallerie pubbliche. Il presidente chiam a parlare Saliceti e un uomo alto e pallido si alz in piedi
e si avvi a grandi passi verso la tribuna. Si lanci senza preamboli in un vibrante e, secondo
Napoleone, scontato e retorico attacco contro la decisione fallimentare del re nel volere a tutti i costi
scendere in guerra. Forse la causa di questo fallimento era pi sinistra di quello che sembrava?
domand Saliceti. Se i sostenitori del re nutrivano lambizione di schiacciare lAssemblea, allora la
guardia personale era uno strumento pronto per mettere in pratica tale intenzione. Quelli seduti attorno
a Napoleone brontolarono minacciosi mentre il pubblico allaltro lato della galleria protest contro le
parole di Saliceti.
Realisti!, inve qualcuno vicino a Napoleone. Quella feccia andrebbe spazzata via!.
Pazienza, replic un altro. Il loro tempo sta arrivando.
Non appena Saliceti ebbe finito di parlare, Napoleone si avvi allentrata dei deputati
nellemiciclo. Decine e decine di uomini aspettavano lopportunit di presentare le proprie istanze ai
rispettivi rappresentanti e Napoleone si fece largo tra di essi. Altre grida di protesta e urla rabbiose
giunsero dallemiciclo, sempre pi frequenti fino a dare limpressione che allinterno fosse scoppiata
una rissa. Quasi persi nella cacofonia cerano i richiami del presidente allordine, al silenzio e al ritorno
dei membri ai propri posti. Alla fine fu costretto a sospendere la seduta. Le porte si spalancarono e i
deputati si riversarono fuori. Napoleone diede di gomito alluomo accanto a lui.
Succede spesso?
Di continuo, brontol laltro. C da meravigliarsi che da qui esca qualche decisione.
Napoleone sbuff ironico e tenne gli occhi fissi sulla soglia, fino a che Saliceti non usc, con i
membri del suo partito che si accalcavano attorno a lui per congratularsi per il suo intervento. Tutti
tranne uno: un uomo dalla faccia acida con la parrucca incipriata. Napoleone riconobbe la faccia
allistante: luomo dellincontro segreto sopra la biblioteca, due anni prima. Cittadino Schiller, cos
aveva detto di chiamarsi. Napoleone si rivolse di nuovo al suo vicino.
Sapete chi  quelluomo?
Quello  Robespierre. Maximilien Robespierre in persona.
La sorpresa di Napoleone subito cedette il posto alla paura quando i particolari di quella sera gli
tornarono prepotenti alla memoria. Aveva rifiutato lofferta di Robespierre di unirsi a loro. Allepoca li
aveva considerati unorganizzazione marginale di pazzi. Adesso Robespierre e i suoi seguaci
governavano la capitale. Robespierre teneva lo sguardo dritto davanti a s e pass sussiegoso davanti a
Napoleone senza neanche vederlo.
Mentre i deputati affrontavano i postulanti, Napoleone si fece largo fino a trovarsi dritto sul
cammino del suo uomo. Saliceti aveva accettato diverse istanze da quando aveva lasciato la sala e le
teneva in un fascio contro il petto.
Cittadino Saliceti?.
Saliceti alz bruscamente lo sguardo nel sentire laccento corso. Guard Napoleone circospetto
e annu. Chi sei, cittadino?.
Napoleone chin il capo. Tenente Bonaparte, per servirvi. Ho bisogno di parlare con voi. Ho
bisogno del vostro aiuto.
Bonaparte?. Saliceti pareva divertito. Ho saputo tutto di te, ragazzo mio. E, s, hai davvero
bisogno del mio aiuto. Vieni con me e nel frattempo puoi renderti utile. Porta queste.
Spinse nelle mani di Napoleone le istanze e continu a camminare, lasciando lufficiale di
artiglieria in difficolt, dovendo reggere tutte quelle buste e quei fogli e, al contempo, tenere il passo
del deputato.
Poco dopo erano seduti nellufficio di Saliceti, una piccola e squallida stanza in un edificio di
fronte alla scuola di equitazione. Saliceti si lasci cadere su una sedia imbottita e guard fisso
Napoleone.
Hai combinato uno spaventoso pasticcio, tenente. Ho letto una copia del rapporto di Paoli su
quella faccenda di Ajaccio. Il rapporto originale  presso il ministero della Guerra. Hanno reagito male
alle tue azioni e segnalato laccaduto al ministero della Giustizia.
Quindi sar accusato?
Oh, s! Vogliono una corte marziale completa. Pare che non si accontenteranno di niente di
meno della tua testa. La tua e quella di quel grasso sciocco di Quenza. Cosa diavolo ti aspettavi? Le tue
azioni sono sovversive.
Napoleone fu assalito dalla nausea. Era cos che tutti i suoi sogni, tutte le sue ambizioni,
sarebbero finiti? Un rapido processo e unesecuzione senza clamore? Avrebbe dovuto accettare il
consiglio della madre e darsi alla macchia, in fin dei conti.
Immagino che vorrai vedere cosa posso fare per respingere queste accuse, continu Saliceti.
Da corso a corso, eh? Anche se voi Bonaparte mi avete sempre disprezzato perch voglio legare la
Corsica alla Francia, eh?
Questo  vero, ammise Napoleone tristemente.
Capisco. Saliceti rimase in silenzio per un momento e poi continu in tono pacato. Certo, se
ti aiuto, vorr in cambio un favore.
Napoleone trovava difficile capire come un modesto ufficiale di artiglieria potesse essere utile a
una delle pi importanti figure della rivoluzione, ma annu comunque. Far quello che posso.
Bene. Adesso dimmi: dal momento che sei appena arrivato dalla Corsica, che diavolo sta
combinando Paoli?
Paoli? Cosa intendete, cittadino?
Mi giungono rapporti secondo cui quelluomo sta governando lisola come un vero e proprio
dittatore.  lui a fare tutte le nomine chiave. Controlla gran parte delle unit della Guardia Nazionale, a
eccezione di Ajaccio, grazie ai tuoi sforzi. Ho anche sentito che  in contatto con spie inglesi. A quanto
pare ci sono le medesime probabilit che guidi la Corsica tra le braccia degli inglesi o che si unisca alla
rivoluzione.
No. Lui vuole solo ci che vogliono tutti i veri corsi.
E cosa vogliamo, Bonaparte?.
Napoleone fece spallucce. Libert.
Libert. E in cosa esattamente consiste questa libert?
Indipendenza. La possibilit di governarci da soli.
Siamo troppo piccoli per essere indipendenti. La Corsica  destinata a far parte dellinventario
di un regno o dellaltro. Lunica domanda che vale la pena porsi  quale regno preferisci. O la Corsica
diventa parte della rivoluzione e ha la sua fetta di democrazia, oppure diventa di propriet personale di
Paoli e dei suoi amici, fino a che non la cede allInghilterra.
C una terza via, insist Napoleone. Una Corsica indipendente che abbraccia i valori della
rivoluzione.
Immagino che fosse quello il tuo ideale dietro al tentativo di istituire una comune ad Ajaccio.
S, ammise Napoleone. Paoli si opponeva e cos ho deciso di andare avanti per conto mio.
Santo Dio! La tua ambizione non ha fine, tenente?. Gli occhi scuri di Saliceti brillarono
divertiti. Eppure immagino che ti sia fatto ormai unidea ben chiara del nostro amico Paoli.  un
pericoloso cospiratore. Dovremo tenerlo docchio.
Cosa intendete?
Niente, per il momento. Saliceti raddrizz la schiena e prese carta e penna. Vedr cosa
posso fare per te, tenente Bonaparte. Adesso devo chiederti di andare. Devo tornare allAssemblea a
breve. Lascia il tuo indirizzo al mio segretario e ti contatter quando avr notizie.
Napoleone si alz dalla sedia e fece per andare alla porta. Si ferm. Pensate davvero di
potermi aiutare a sfuggire alle accuse?
Be, se non posso farlo io, allora non pu nessuno.
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Capitolo 62.
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Un pomeriggio, verso la fine di giugno, Napoleone era disteso sul letto sotto la finestra aperta,
guardando il limpido cielo azzurro, quando si accorse del rumoreggiare della folla in lontananza.
Dapprima lo ignor, ma il suono crebbe di volume e, anche se era impossibile distinguere le singole
grida o gli slogan, la rabbia che riempiva il cuore di quella gente era inconfondibile. Alzatosi dal letto,
prese il cappello, scese le scale e usc di casa. Fuori cera gente in strada, attratta come lui dallorigine
di quel trambusto e, mentre tutti si dirigevano verso il centro della citt, il rumore crebbe di volume e
fervore fino a divenire assordante in prossimit di rue Saint-Honor. La strada davanti a lui era gremita
fino a perdita docchio da una fitta calca  migliaia di uomini e donne armati di asce, spade, pali di
legno e alcuni moschetti, che marciavano verso gli appartamenti reali delle Tuileries.
Napoleone prese per un braccio una giovane donna nelle retrovie della folla. Cittadina, cosa
sta succedendo?.
Lei scocc unocchiata ostile alla sua uniforme prima di rispondere. C una richiesta per il re.
Per dire al bastardo di approvare il decreto dellAssemblea che sanziona quei preti che si rifiutano di
giurare fedelt alla costituzione. Non vuole dare ascolto ai deputati ma ascolter noi. O ci saranno
guai.
Guai?.
La donna non si spieg ma si stacc da Napoleone, si immerse nella folla e si un al coro della
canzone rivoluzionaria a Ira, che riecheggiava tra i palazzi lungo il viale. Con un crescente senso di
eccitazione e curiosit, Napoleone acceler il passo per non restare indietro.
La gente si rivers nella place du Carrousel. I cori erano assordanti adesso ma Napoleone non
riusciva a vedere ci che stava accadendo verso gli appartamenti reali delle Tuileries. Corse a un
palazzo su un lato della piazza e si arrampic su un davanzale per vedere meglio. Le file pi avanzate
della folla avevano legato corde alle sbarre di ferro dei cancelli e, con un ruggito ritmico, le stavano
tirando, allo scopo di buttarli gi. Si lev unacclamazione quando una delle grandi porte cominci a
cedere. Napoleone vide che un ufficiale stava conducendo in tutta fretta la Guardia Svizzera alla
caserma dallaltro lato del cortile. Un manipolo rimase per chiudere le porte del padiglione centrale che
dava accesso allampia scalinata dellingresso.
Napoleone borbott il suo dissenso. Anche se poteva comprendere la riluttanza del palazzo a
non provocare la folla, questa doveva essere dispersa prima che riuscisse a guadagnare laccesso al
cortile. Ma era gi troppo tardi. Si ud un poderoso schianto quando la porta fu scardinata e ricadde
sulla piazza. Un enorme boato di trionfo riemp laria e la folla fece irruzione dal varco, attraversando il
cortile in direzione del palazzo. Raggiunte le porte in cima ai gradini, presero a tempestarle con asce e
martelli. Inutilmente. Le porte erano massicce ed erano state rinforzate nel corso degli ultimi mesi per
sventare un assalto del genere.
Dun tratto si levarono numerosi sbuffi di fumo e poi il secco crepitio dei moschetti che
facevano fuoco. Al secondo e terzo piano del palazzo, finestre andarono in frantumi, facendo cadere
una pioggia di schegge su quelli pi vicini, vittime dei dissennati compagni con le armi da fuoco. Gli
spari continuarono per quasi un quarto dora, frantumando ogni finestra e crivellando la facciata del
palazzo. Poi un lenzuolo bianco sventol da una delle finestre e gli spari cessarono gradualmente. Una
figura apparve a un balcone e fece segno alla folla in basso. Quelli pi vicini al palazzo ruggirono una
replica e, poco dopo, le porte si aprirono e la folla si rovesci allinterno.
Era quello, si domand Napoleone, il momento in cui la dinastia Borbone cadeva, fatta a pezzi
dalla folla di Parigi? Sent una forte sensazione di rammarico e disgusto crescere dentro di s al
pensiero che adesso la Francia apparteneva a quegli animali. Era troppo orribile per pensarci ma una
morbosa attrazione continuava a tenerlo l su quel davanzale, con lo sguardo fisso sul lontano ingresso
del palazzo. Poco dopo, vide aprirsi le alte porte di un balcone che dava sul cortile e diverse figure si
mostrarono alla folla, che esult. In mezzo alle figure, cerano un uomo e una donna con le parrucche
incipriate. Il re e la regina, si rese conto Napoleone, a cui la paura gel il sangue. Ma fu subito chiaro
che non si trovavano in pericolo di vita. Un uomo si fece avanti accanto a re Luigi e gli mise un
berretto rosso sulla testa. La folla esult e il sovrano non fece alcun tentativo per toglierselo. Alz
invece un bicchiere, fece una specie di brindisi e poi bevve un sorso tra le acclamazioni della folla.
Tenente Bonaparte?.
Napoleone abbass lo sguardo e vide monsieur Perronet con un compagno ai bordi della piazza,
sotto di lui. Lo salut con la mano e ridiscese per raggiungere il padrone di casa.
Una triste faccenda, disse a bassa voce Perronet, dopo essersi accertato che nessuno fosse
abbastanza vicino per sentire.
Proprio cos, convenne Napoleone.
Perronet si gir per indicare il suo compagno. Il mio amico, monsieur Lavaux. Un avvocato.
Un avvocato?. Napoleone sorrise. A quanto pare la vostra professione potrebbe presto
diventare inutile. Ancora qualche giorno cos e non ci sar pi alcuna legge.
Lavaux annu.  uno scandalo. Come osano questi animali trattare cos il re e la sua famiglia?
 uno scandalo!, ripet a denti stretti.
Dovete perdonare monsieur Lavaux, sorrise Perronet.  una specie di realista.
Napoleone fece spallucce. Non c bisogno di essere un realista per provare sdegno davanti a
un simile spettacolo. Osserv le figure sul balcone lontano, esposte alla folla. Ve lo dico, se fossi io
al comando della guardia personale del re, queste cose non sarebbero tollerate.
Perronet scambi una rapida occhiata sorpresa con lamico prima di rivolgersi a Napoleone. E
cosa fareste per impedire un fatto simile?.
Napoleone guard la folla e socchiuse gli occhi. Non  altro che marmaglia. Una veloce raffica
di mitraglia e fuggirebbero come conigli. Ecco cosa farei.
Forse, ammise Lavaux. Ma tornerebbero, prima o poi.
E a quel punto farei caricare e preparare i cannoni, replic Napoleone. E, prima o poi,
capirebbero che  inutile sfidarmi.
Ehm, giusto. Lavaux parve a disagio e poi sorrise allamico Perronet. Dobbiamo andare o
faremo tardi al nostro incontro.
Eh?, replic confuso Perronet prima di capire lantifona. Ma certo. Vi prego di scusarci,
tenente. Dobbiamo andare. Se posso, vi consiglierei di stare lontano dalle strade.
Napoleone distolse lo sguardo dal balcone lontano e sorrise. Pi tardi. Voglio vedere come va
a finire.
Siate prudente, allora. Perronet lo salut con la mano e and via con il suo amico.
Quando furono abbastanza lontani, Lavaux si volt a dare unultima occhiata al giovane
ufficiale di artiglieria che assisteva alla pubblica umiliazione della famiglia reale. Che diavolo ne
pensate di quel Se fossi io al comando?. Per un momento ridacchi dellincredibile arroganza del
giovane e poi si chiese oziosamente se avrebbe mai risentito il nome Bonaparte.
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Capitolo 63.
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Re Luigi aveva giocato bene le sue carte, convenne Napoleone nei giorni che seguirono. Quello
che avrebbe potuto terminare in un violento rovesciamento della monarchia, si concluse in una festa
pubblica che continu fino a sera. Ordinando alle truppe di ritirarsi in caserma, indossando il berretto
rosso e brindando alla Francia con i rivoluzionari davanti al palazzo, Luigi li aveva conquistati e loro lo
avevano acclamato fino al cielo. Ma, svanita in fretta leuforia, fu subito chiaro che il confronto
decisivo tra il re e il suo popolo era semplicemente stato posticipato. Il cancello fu riparato, le finestre
rotte chiuse con assi e, mentre la capitale si godeva il clima ancora pi caldo, il palazzo venne
fortificato e la guarnigione rafforzata da volontari realisti che andarono ad abitare nelle stanze al
pianterreno. Erano decisi a non permettere una replica del precedente oltraggio e misero insieme
sufficienti scorte di cibo, polvere da sparo e armi per resistere a un assedio.
Napoleone si recava con regolarit allAssemblea Nazionale per ascoltare dibattiti in cui un
deputato dopo laltro si alzava per denunciare il rifiuto del re di congedare la sua guardia personale.
Robespierre era una figura di spicco e ovunque andasse i giacobini lo seguivano, diffondendo le sue
idee in toni sempre pi accesi destinati a fomentare la rabbia della folla di Parigi.
In mezzo alla tensione crescente, Napoleone quasi smise di preoccuparsi delle indagini sul suo
ruolo nella questione di Ajaccio. Poi, il 10 luglio, al suo alloggio giunse una lettera del ministero della
Guerra. Mentre teneva la lettera in mano, tutto il terrore per il suo futuro si riaffacci prepotente e, per
un momento, non os rompere il sigillo. Poi, con aria cupa, la apr, spieg il foglio e cominci a
leggere.
DallUfficio del cittadino Lajard, ministero della Guerra
Data 9 luglio del Quarto Anno della Libert
Al tenente Bonaparte del reggimento de la Fre
In copia al cittadino Antoine Saliceti, deputato per la Corsica
Cittadino, a seguito dei reclami presentati dal cittadino Saliceti, ieri il ministro della Giustizia
ha respinto le accuse rivolte contro di voi e il colonnello Quenza riguardo lassalto alla guarnigione di
Ajaccio allinizio di questanno. Pertanto, la Commissione Artiglieria presso il ministero della Guerra
si  espressa a favore della vostra riabilitazione come ufficiale in servizio. Inoltre, la Commissione ha
deliberato che, per via dellattuale situazione militare, sarete nominato capitano, con effetto dal 1
settembre. Vi si chiede di restare a Parigi in attesa della nomina presso il vostro attuale reggimento o un
altro che potrebbe richiedere i vostri servizi.
Rispettosamente vostro, cittadino Rocard, segretario del ministro della Guerra
Napoleone si sent travolgere da unondata di sollievo e rilesse in fretta la lettera. La sua
carriera era salva. Meglio ancora. Era stato promosso a capitano. La situazione bellica doveva essere
cos tragica da richiedere i servizi di ogni ufficiale di robusta costituzione, qualunque fosse il peccato
che aveva commesso. Lironia di tutta quella situazione lo fece sorridere. Il fatto che fosse
sopravvissuto alle serie accuse rivoltegli era dovuto solamente alle sconfitte della Francia sul campo di
battaglia. Doveva ringraziare Dio per la guerra in Austria. Non pot fare a meno di sorridere. E anche
per Antoine Saliceti.
Decise di mandargli un biglietto per ringraziarlo.
Lo consegn di persona al segretario di Saliceti e il giorno seguente ricevette dal deputato un
breve riscontro. Saliceti fingeva di aver avuto solo un ruolo marginale nella sentenza ma informava
Napoleone di restare a Parigi, pronto per svolgere un incarico speciale. Ma prima cera unemergenza
da risolvere e gli consigliava di tenersi lontano dalle Tuileries durante il mese di agosto. Saliceti non gli
forn altri dettagli.
Lavvertimento era abbastanza chiaro, e anche sinistro, e, quando partecip alla festa per
celebrare la presa della Bastiglia, Napoleone si rese conto che lopinione pubblica adesso era tutta a
sfavore del re. Per diversi giorni, le strade furono piene di delegazioni provenienti da tutto il Paese,
giunte a Parigi per unirsi ai festeggiamenti. In mezzo alla folla cerano migliaia di volontari della
Guardia Nazionale, gran parte dei quali erano destinati a raggiungere lesercito al fronte. Tuttavia,
mentre il mese giungeva alla fine e lultimo evento ufficiale si concluse, diverse migliaia di volontari
rimasero, alloggiate nei pressi del centro della citt. Napoleone era convinto che la loro presenza
facesse parte di un piano pi ampio mentre re e Assemblea si avvicinavano sempre pi a un confronto
diretto.
Nei primi giorni di agosto, i venditori di giornali annunciarono a gran voce per le strade il
documento emanato dal comandante dellesercito prussiano, il duca di Brunswick. I prussiani avevano
intenzione di invadere la Francia per mettere fine allanarchia e ripristinare lautorit del re. I civili che
si fossero opposti allesercito sarebbero stati giustiziati sul posto e se il popolo di Parigi avesse sferrato
altri attacchi alle Tuileries, o minacciato il re o la regina, allora il duca di Brunswick avrebbe ordinato
la distruzione della citt.
Chiunque direbbe che il re  dalla parte del nemico, protest Napoleone con monsieur
Perronet il giorno dopo larrivo a Parigi della notizia del documento di Brunswick. Erano seduti nel
salone dellingegnere, leggendo una selezione dei giornali del mattino.
Forse  cos. Chi potrebbe biasimarlo? Il nemico gli offre lunica possibilit di riprendere il
controllo della Francia.
Ma  assurdo. Napoleone scosse la testa. Se la sua autorit si fondasse sui soldati stranieri, a
quel punto comanderebbe un esercito di occupazione. Il popolo non lo accetterebbe. Mai.
A meno che re Luigi non segua il vostro consiglio dellaltro giorno e schiacci la marmaglia.
Perronet sospir. A quanto pare, il re deve diventare un tiranno se non vuole essere distrutto.
Napoleone riflett per un momento e poi annu. Avete ragione. Si  giunti a questo. Prima di
poter vincere la guerra con la Prussia e lAustria, deve esserci una guerra tra il re e il popolo.
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Capitolo 64.
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10 agosto.
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Napoleone fu svegliato dal rumore di spari di moschetto in lontananza. Quando raggiunse la
strada e inizi a correre in direzione dei colpi, la raffica era ormai continua. Pass accanto alla bottega
di un orologiaio e vide che erano da poco passate le otto. I colpi darma da fuoco stavano attirando in
strada sempre pi gente che, incuriosita, si affrettava verso lorigine degli spari. Dun tratto da rue des
Petits-Champs spunt un gruppetto di uomini correndo controcorrente. Uno di loro teneva sollevata una
picca con una testa infilzata in punta dalla quale colava sangue sullasta di legno. Napoleone rallent
gradualmente la corsa fino a fermarsi e osserv, con orrore, il passaggio di quegli uomini lungo la
strada, gridando: Lunga vita alla Francia! Lunga vita alla nazione!.
Poi uno di loro vide luniforme di Napoleone e allungando un braccio verso di lui, indicandolo,
esclam: Cittadini! Guardate l! Un soldato!.
La folla devi bruscamente la propria corsa, avvicinandosi a Napoleone e circondandolo.
Luomo che lo aveva scorto avanz, staccandosi dal gruppo, brandendo unascia insanguinata sollevata
verso Napoleone.
Tu, sei un ufficiale dellesercito, un regolare?.
Napoleone annu, sforzandosi di non guardare la testa infilzata che ondeggiava sopra il gruppo
di uomini. Tenente Bonaparte, disse in tono quanto pi autorevole possibile. Che cosa significa
tutto questo? Cosa sta succedendo?
Silenzio!, gli intim luomo, puntandogli minaccioso lascia sul viso e schizzandogli la
giubba di sangue. Sei un monarchico! Ti si legge in faccia!.
Napoleone immagin che luomo dovesse essere accecato dallisterismo popolare e cap che se
non fosse riuscito a pilotare quellalterco, avrebbe seriamente rischiato di finire ammazzato. Tentare di
usare la ragione sarebbe stato un suicidio: la follia poteva essere contrastata solo con altra follia.
Scans da s la testa mozza con un colpo secco della mano e punt un dito sul petto delluomo. Come
osi darmi del monarchico! Io sono un giacobino, un giacobino, hai capito?!.
La follia nello sguardo tremol e per un istante luomo sembr vacillare, poi tent di riprendere
il controllo della situazione. Intesi, cittadino. Allora, dimmi, da che parte stai, dalla parte del re o del
Paese?
Lunga vita alla nazione!, rispose Napoleone, sollevando in aria il pugno. Lunga vita alla
nazione!.
Gli altri uomini del gruppo gli fecero eco e il loro capobanda fiss qualche istante Napoleone,
annuendo soddisfatto. Poi risollev lascia e la punt di nuovo lungo la via. Andiamo, compagni! Da
quella parte!.
Napoleone rimase immobile mentre gli uomini lo superavano di corsa, risalendo il flusso della
folla diretta al Palazzo delle Tuileries e sparendo pochi istanti dopo tra la gente; solo il loro sanguinario
trofeo ballonzolante in aria ne indicava il movimento mentre spargevano la voce del combattimento che
si stava consumando nel cuore della citt.
Napoleone riprese ad avanzare con il cuore in gola. Raggiunta la place du Carrousel, vide
linferriata abbattuta e allinterno della corte aleggiare una nube di fumo di polvere da sparo. Nel fumo
fiammeggiavano lingue di fuoco arancioni che illuminavano le picche e le baionette della massa
inferocita che si riversava verso lentrata del palazzo. Napoleone attravers di corsa la piazza e si
imbatt nei primi cadaveri riversi sui sampietrini: alcuni soldati della Guardia Nazionale, un civile e il
cadavere mutilato di una guardia svizzera. In un angolo della piazza cera una bottega di mobili,
allinterno della vetrina era appesa linsegna chiuso. La folla aveva abbattuto la porta e saccheggiato
la merce. Entrando, sent scricchiolare schegge di vetro sotto le suole degli stivali. Attravers la piccola
stanza e sal la scala sul retro della bottega. Al secondo piano trov un magazzino e si avvicin alla
finestra, che, come si era augurato, offriva un ottimo punto di osservazione sul palazzo.
Le Guardie Svizzere si erano schierate in quattro file trasversalmente allaccesso al palazzo e
sotto gli occhi di Napoleone aprirono il fuoco contro la folla ammassata nel cortile. Quando il fragore
dei moschetti riecheggi nella piazza, dalla moltitudine si lev un cupo gemito che si trasform in un
grido di rabbia appena le persone ripresero ad avanzare velocemente. Le guardie dalle giubbe rosse
esplosero unaltra raffica di colpi e si lanciarono poi in un combattimento corpo a corpo con i rivoltosi.
Di fronte a una tale superiorit numerica, lesito dello scontro era pressoch scontato: le guardie
svizzere furono respinte sulla scala e allinterno del palazzo. Distinto Napoleone sollev lo sguardo
verso il balcone degli appartamenti reali da dove il re si era affacciato qualche settimana prima. Se la
famiglia reale fosse stata ancora l, questa volta sarebbe finita massacrata senza piet.
Napoleone scese di nuovo in piazza, ma si blocc un istante nel timore che la sua uniforme
potesse attrarre ancora attenzioni indesiderate. Poi vide una coccarda rivoluzionaria appuntata sul
copricapo di una delle Guardie Nazionali uccise sulla piazza. Si tolse la feluca, si avvicin alluomo a
terra, gli stacc la coccarda, se la infil nella corona del cappello e riprese a correre verso lentrata del
palazzo. Quando raggiunse il groviglio del cancello principale abbattuto, gran parte della folla era
ormai gi penetrata nelledificio e stava mettendo a ferro e fuoco le varie stanze degli appartamenti
reali. Lo scoppio soffocato dei colpi di moschetto era il segno che le guardie stavano ancora
disperatamente opponendo resistenza allinterno delle Tuileries.
La corte aveva laspetto di un campo di battaglia, disseminata come era di centinaia di cadaveri.
Molti indossavano luniforme della Guardia Nazionale ma la maggior parte appartenevano alle guardie
di palazzo, macellate come bestie mentre si ritiravano verso lentrata delledificio. Le lastre di pietra
antistanti laccesso erano completamente ricoperte di sangue. Con una smorfia di disgusto Napoleone
sincammin verso la scalinata, avanzando cautamente tra i corpi, ma poco prima di raggiungerla, ud
uno strillo acuto di trionfo e da dietro uno dei frontoni ai piedi della scala spuntarono tre donne che
trascinavano il corpo minuto di un ragazzo di non pi di dodici anni con indosso la giubba rossa e le
brache bianche al ginocchio della Guardia Svizzera, probabilmente uno dei tamburini, pens
Napoleone. Le donne lo trascinarono sui gradini, una di esse frug nella sacca a tracolla e ne estrasse
una grossa mannaia. Non appena il ragazzo la vide, url terrorizzato. Poi scorse Napoleone e stese le
braccia verso di lui, le mani aperte in una richiesta di soccorso. A quel punto le donne lo spinsero a
terra e una di loro gli blocc la testa su un gradino. Scintillando, la mannaia si abbass sul suo collo,
producendo uno scricchiolio liquido e freddando le sue urla. La lama insanguinata si risollev e
riabbass pi e pi volte, poi una delle donne si raddrizz reggendo la testa mozza del ragazzo per i
capelli, lasciando che il sangue gocciasse sui gradini e scivolasse poi gi sul ciottolato. Subito dopo la
donna strapp via un paletto appuntito da uno dei cadaveri a terra davanti alla scalinata e infilz la testa
sulla punta; poi, tenendo il paletto per la base, lo spinse in alto con un urlo di gioia. Dopodich le tre
donne ripartirono alla volta della place du Carrousel passando accanto a Napoleone che le segu con lo
sguardo senza per rispondere al loro saluto.
Quando le tre se ne furono andate, Napoleone si volt verso il palazzo e risal i gradini
insanguinati e disseminati di altri cadaveri. Raggiunta la soglia dellimponente salone daccesso si
ferm: allinterno, come in una caverna, riecheggiavano sporadici colpi di moschetto e le grida di
coloro che si aggiravano ancora nel palazzo. Sulla scalinata, in ammassi disordinati, giacevano i corpi
delle ultime Guardie Svizzere che avevano opposto unestrema resistenza in difesa degli appartamenti
reali e dei rivoluzionari, vittime e assalitori aggrovigliati gli uni agli altri, caduti dopo aver combattuto
a mani nude. Non volendo rischiare di essere scambiato per un monarchico per luniforme
dellartiglieria che indossava, Napoleone si affrett a raggiungere la terrazza nella zona posteriore del
palazzo. Le porte in fondo erano aperte.
Una volta uscito sulla terrazza, si trov di fronte una scena da incubo. Limmensa area dei
giardini ornamentali e dei prati delle Tuileries era un brulicare di minuscole sagome che correvano in
ogni direzione: uomini in uniforme scarlatta tentavano di mettersi in salvo, inseguiti e trucidati
ferocemente da gruppetti di civili e soldati della Guardia Nazionale. Uno sfarfallio rosso tra le fronde di
un albero a un centinaio di passi di distanza attir lattenzione di Napoleone: una delle Guardie
Svizzere si era arrampicata sui rami pi alti nel tentativo di sfuggire ai suoi inseguitori. Ai piedi
dellalbero una piccola folla urlava furibonda facendogli cenno di scendere. Poi si avvicin un soldato
della Guardia Nazionale, sollev il moschetto e prese tranquillamente la mira sulla guardia svizzera
come se fosse a caccia di volatili selvatici. Un istante dopo Napoleone vide un lampo e uno sbuffo di
fumo prima che lo scoppio raggiungesse il suo orecchio. Luomo si contorse e riusc a mantenersi
brevemente in equilibrio sul ramo mentre sul bianco della sua giubba si allargava un macchia rosso
vivo. Poco dopo le gambe gli cedettero, moll la presa e precipit tra i rami come una bambola di
pezza prima di schiantarsi a terra e sparire fagocitato dalla folla.
Uno scricchiolio di ghiaia sulla terrazza alle sue spalle lo fece trasalire. Napoleone si volt di
scatto: una guardia nazionale lo fissava tenendogli puntato addosso il moschetto, ma alla vista della
coccarda sul cappello sorrise e abbass larma.
Chiedo scusa, pensavo fossi un monarchico Sembrerebbe tutto finito, disse luomo,
avvicinandosi a Napoleone e fermandoglisi affianco per osservare i giardini. Quindi la vittoria 
nostra. Parigi appartiene a noi adesso.
Non  ancora vinta del tutto, mormor Napoleone con lo sguardo perso sulla distesa di morte
delle Tuileries. Sai dirmi cosa ne  stato della famiglia reale?.
Luomo grugn. Luigi si  arreso appena abbiamo sfondato il primo cancello. Ha preso con s
la sua famiglia e ha cercato riparo nella scuola di equitazione. Non si  nemmeno preoccupato di
avvertire i suoi uomini se non quando ormai era troppo tardi. C molto sangue sulle sue mani oggi.
Presumo di s. Napoleone fece un cenno della testa verso la folla in giardino. Immagino che
i deputati non potranno difendere il re per molto tempo ancora.
Re? Non  pi re, ormai. Non dopo oggi. Ricordati le mie parole, tenente. La monarchia 
finita e neanche il duca di Brunswick potr farci nulla.
Napoleone ricord il destino che il comandante prussiano aveva promesso alla citt di Parigi se
le Tuileries fossero state attaccate. Prego che tu abbia ragione, cittadino.
Aveva visto anche troppo. Quando era entrato nellesercito mai avrebbe immaginato che il suo
primo campo di battaglia lavrebbe trovato proprio l, nella grandiosit del pi bel palazzo dEuropa, n
avrebbe mai immaginato che sarebbe stato come assistere a una scena infernale. Quindi era questo che
accadeva quando un popolo sfuggiva al controllo. Nonostante la simpatia per le sofferenze delle classi
pi povere della societ francese, Napoleone non trovava alcuna giustificazione per la strage che aveva
davanti agli occhi. N era in grado di arrestare quellamara sensazione di disgusto che gli stava
risalendo in gola. Fece un cenno di saluto alla guardia e si volt per andarsene, lasciandola alla sua vittoria.
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FINE Parte 2.